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26 settembre 2011

Alla ricerca…di fondi per la ricerca

Aprite un qualsiasi dizionario o cercate sul web la definizione di “ricerca scientifica”: essa è “la metodologia usata per accrescere la conoscenza all’interno della scienza”. E affinchè possa avvenire questa crescita, serve impegno, serve serietà, serve dedizione, serve passione, serve tempo, serve riflessione, serve collaborazione, ma non prendiamoci in giro: soprattutto servono soldi.

Mi viene in mente una frase celebre del grande regista italiano Federico Fellini:

“Sono i soldi che fanno venire delle belle idee”

Nel campo della ricerca scientifica purtroppo questa frase calza a pennello, perchè è davvero così: certamente molte scoperte sono arrivate dal nulla e con l’utilizzo di risorse finanziarie minime, ma i soldi sono fondamentali per condurre una ricerca con la R maiuscola, quale che sia il campo in questione, basti ad esempio pensare alla ricerca medica.

Crisi economica mondiale, crisi economica nazionale, crisi economica regionale, crisi economica provinciale, crisi economica comunale. Tutto vero, purtroppo. E si vede. Fatevi un giro per i laboratori dei ricerca liceali o universitari: manca la carta, non si possono rinnovare gli abbonamenti alle riviste scientifiche, difficile trovare i soldi per pagare i giovani che non hanno un posto fisso in università.

Le più alte cariche dello Stato, a partire dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affermano che “per una scuola ed una università moderna servono fondi adeguati”. Chi non è d’accordo? Nessuno, ovviamente. Il problema è solo uno: i fondi non ci sono. Non facciamo politica, Controcampus non l’ha mai fatta e mai la farà. E questo articolo nulla ha a che fare con la politica. Ma i dati oggettivi vanno analizzati. Destra, sinistra, centro, non importa: la ricerca scientifica vuole solo fare il suo lavoro. Assistiamo da anni a proteste in tutta Italia contro i tagli che non hanno risparmiato la ricerca. “Ormai il compito dei ricercatori è anche quello di cercare i fondi per pagare i non strutturati”, spiega Angelo Taglietti, chimico e rappresentante dei ricercatori nel consiglio di amministrazione. I non strutturati sono soprattutto giovani precari, che non hanno un contratto con l’ateneo, ma vanno avanti con assegni di ricerca.

“Ci sono attività sperimentali che richiedono spese elevate – spiega Pietro Galinetto, che fa ricerca nel campo della fisica applicata ai beni culturali – se non ci sono i fondi gli studi si bloccano”. Qualche esempio? “Se si fanno misure a basse temperature – spiega Galinetto – serve elio liquido che comporta una spesa di 50-60mila euro all’anno. Se il progetto a cui stai lavorando non è stato approvato l’attività sperimentale si ferma”. Con un progetto approvato si hanno certezze sui fondi a disposizione, altrimenti bisogna accantonare mesi di lavoro. E poi ci sono i contratti che non si riescono a rinnovare. “Se non hai modo di pagare un assegno di ricerca – spiega Galinetto – o le persone lavorano per la gloria o il lavoro si ferma».

E sempre più spesso il lavoro si ferma.

Giampaolo Felli

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