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24 settembre 2011

“Drive”: recensione

Driver (Ryan Gosling – Il sapore della vittoria; The Believer; Lars e una ragazza tutta sua) fa un doppio lavoro, di giorno è un tranquillo ed espertissimo meccanico, di notte si trasforma in un abilissimo e spericolato pilota che si mette a disposizione di criminali, a cui serve un guidatore fenomenale per commettere furti e rapine e dileguarsi prima dell’arrivo della polizia. La sua vita verrà sconvolta dalla conoscenza di una vicina di casa, Irene, di cui si innamora (Carey Mulligan – An Education; Wall Street 2. il denaro non dorme mai) e del suo figlioletto Benicio (Kaden Leos). Quando i due verranno messi in pericolo da una banda di criminali che ricattano Standard (Oscar Isaacs – Robin Hood), il marito di Irene, ex galeotto che vorrebbe rifarsi una vita, Driver non esiterà ad entrare in azione.

Il regista Nicolas Winding Refn (Pusher; Bronson; Valhalla Rising) trae spunto per il suo film dall’omonimo romanzo di James Sallis. La storia di Drive è caratterizzata dalla violenza, una violenza propria della cinematografia del regista danese, cruda, dura, accompagnata da una colonna sonora in pieno stile pop anni 80. Refn ha dichiarato che la violenza è per lui un modo per coinvolgere lo spettatore, per suscitargli un emozione, nonché un modo di esprimersi, intendendo la stessa arte come un atto di violenza.

La storia di Drive si potrebbe dividere in due parti, una prima nella quale il centro del film pare essere la storia d’amore tra Driver e Irene e una seconda nella quale si scatena la violenza. Detto così può apparire un film diviso in due parti, mentre in realtà non lo è. Refn è bravissimo nella prima parte della pellicola a suggerire che i personaggi nascondono in sé rabbia e ferocia, lo spettatore non si ritroverà così spiazzato totalmente nella seconda parte, quando queste caratteristiche verranno fuori.

Durante tutto il film la regia di Refn sottolinea sia le scene d’amore che quelle di violenza quasi a voler dimostrare che le une sono il contraltare delle altre. Se proprio si vuole trovare un difetto in Drive forse è proprio questo, soprattutto nella prima parte l’indugiare su sguardi languidi dei due protagonisti o su mani che si sfiorano, non funziona molto, risultando, talvolta, un pochino stucchevole. L’esteticizzazione della violenza nella seconda parte, al contrario, funziona benissimo, e l’accompagnamento musicale delle varie scene molto convincente.

Refn ha dichiarato che il cambiamento di registro della seconda parte serviva a mettere in evidenza la prima, a noi sembra che si possa affermare ancora meglio il contrario. La regia di Refn è riuscita a conquistare la giuria del festival di Cannes che gli ha assegnato il premio come miglior regia, l’abilità di Refn è stata proprio nel cambio di registro sovraccitato. La prima parte è in funzione della seconda e scene che nella prima potevano risultare decisamente logore e abusate sono servite a Refn per mettere in luce l’ultima parte del film.

Gosling interpreta Driver in maniera molto convincente, così come Tom Hardy aveva interpretato magistralmente il Charlie Bronson di Bronson. Tra i due personaggi “refn-eschi” vi sono alcune similitudini e si potrebbe quasi dire che Driver è un Charlie Bronson civilizzato. Entrambi sono molto solitari solamente che mentre la solitudine di Bronson è dovuta all’essere psicopatico del personaggio, e la combatte cercando la violenza come confronto con il mondo esterno, Driver è solitario per scelta ha pochi amici e il voler rompere questa sua solitudine lo porterà, inevitabilmente, a far esplodere tutta la violenza che ha in sé.

Refn sembra voler dire che l’unica via per combattere la solitudine è la violenza, ma spesso questa tende ad isolare ancora di più questi suoi personaggi considerati dal regista figure esagerate quasi simili ad un Dio. Probabilemente per Refn ci vorrebbe un Dio per poter sconfiggere un mostro così potente come la solitudine, questo pessimismo di fondo fa del regista danese naturalizzato americano un fiero portavoce della propria terra d’origine.

Francesco Tamburrino

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