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22 settembre 2011

Libro verità sull’adesione del patron di Hugo Boss al Partito Nazista

La casa tedesca Hugo Boss fa ammenda e chiede scusa per il passato imbarazzante del fondatore della casa di moda tedesca con il commissionamento di un libro che dipana la verità: Hugo Boss 1924-45 dello storico Roman Koester, docente all’Università di Storia Militare di Monaco, racconta la storia del patron di casa Boss il quale durante la guerra, nell’azienda di Metzingen (stato del Baden-Wurttemberg), sfruttò 140 francesi e 40 polacchi, essendo prigionieri.

Fino ad oggi il grande marchio aveva sempre sostenuto che Hugo Ferdinand Boss aderì al Partito Nazista solo per salvare l’azienda; ad oggi invece una delle grandi aziende di moda fa il grande passo chiarendo la verità, facendo sapere sul suo sito ufficiale «il profondo rammarico verso quelle persone che hanno sofferto un danno e un forte disagio mentre lavoravano nell’azienda di Hugo Ferdinand Boss sotto il regime nazional-socialista».

Per produrre uniformi furono catturati 140 francesi dalla Gestapo e 40 polacchi, e subito internati nei campi di concentramento vicino la fabbrica. Per lo più prigionieri di sesso femminile, vivevano in condizioni di scarsa ingiene, con ritmi di lavoro massacranti e con poche razioni di cibo.

Le condizioni migliorarono nel 1943, un anno prima della fine della guerra, dove su richiesta di Hugo Boss i prigionieri furono sposati in alloggi più grandi, con cospicuo aumento di viveri.

Il libro racconta la storia del fondatore della griffe di moda, fervente nazista, ricordando come nel 1933 la Hugo Boss divenne fornitrice delle divise del partito nazionalsocialista tedesco.

Il sito inglese The Local raccoglie le testimonianze dei prigionieri che furono messi ai lavori forzati al servizio dell’azienda e quindi del Reich, producendo anche uniformi per le Waffen SS.

Il professore Koester ha precisato che i documenti ritrovati per scrivere il libro verità sono “inoppugnabili” :

«È chiaro che Hugo Boss non solo appoggiò il partito visto che riuscì a ottenere diversi contratti per la produzioni di uniformi militari, ma che fu un convito sostenitore del movimento politico».

E’ difficile pensare quale tedesco, in uno dei periodo più neri dell’Europa del Novecento, non aderì al forte movimento nazista fondato dal sanguinario Adolf Hitler. Ma tra chi cerca di dimenticare il passato della Germania e tra gli anziani nascosti per paura di ritorsioni da parte di chi ha perso i propri familiari in guerra (specie ebrei), un’alta casa di moda fa retro marcia, pur consapevole di perderci in pubblicità.

Finito il secondo conflitto bellico, Hugo Boss fu processato e multato per adesione al partito nazista e sfruttamento di prigionieri politici. Morto nel 1948, la sua azienda da fornitrice di divise militari si trasformò in una delle aziende produttrici di vestiti maschili più famose del mondo.

Danilo Ruberto

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