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16 settembre 2011

L’imprevedibilità dell’Etna!

L’Etna è un vulcano volubile e capriccioso: durante le eruzioni si comporta in modo variabile e difficilmente prevedibile. Lo dimostra uno studio condotto dalle vulcanologhe Sonia Calvari e Letizia Spampinato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), in collaborazione con l’università francese di Clermont-Ferrand e quella delle Hawaii.

Dai dati emerge che l’Etna può dar vita sia ad eruzioni effusive prolungate e poco frequenti, sia ad eruzioni frequenti ma di breve durata.

Le eruzioni vulcaniche possono essere infatti effusive o esplosive. Su alcuni vulcani l’attività è prevalentemente di un solo tipo, su altri, come appunto l’Etna, i due tipi di eruzione si alternano in epoche diverse o possono cambiare stile anche nel corso di una stessa eruzione.

Nelle eruzioni effusive si formano colate di lava che scorrono come fiumi lungo i versanti del vulcano, accrescendone le dimensioni. In quelle esplosive il magma viene frammentato in particelle più o meno piccole (da ceneri con dimensioni inferiori al millimetro a blocchi e bombe anche di metri) che prendono il nome di piroclasti. I piroclasti vengono scagliati in aria ad altezze che variano a seconda della violenza dell’esplosione.

Le esplosioni che causano la fratturazione del cono vulcanico o l’apertura del condotto e emettono gas e pezzi di roccia solida, senza che il magma arrivi in superficie, sono dette ultra-vulcaniane. Se insieme al gas, vengono eruttate ceneri e bombe, le eruzioni sono dette vulcaniane. Quelle che lanciano pezzi di magma incandescente a qualche centinaia di metri di altezza, sono dette stromboliane. Se il lancio di magma è copioso e ininterrotto si formano fontane di lava. Le fontane di lava sono fasi esplosive tipiche di eruzioni prevalentemente effusive come le hawaiiane.

I brandelli di lava che ricadono dalle fontane di lava o dalle esplosioni stromboliane si accumulano intorno alla bocca eruttiva formando coni di scorie. Se i pezzi di lava arrivano al suolo ancora caldi, si saldano fra di loro e formano accumuli detti spatter o spatter cone.

Le eruzioni esplosive più violente sono dette pliniane e formano colonne di ceneri, pomici e gas alte alcune decine di chilometri, oppure enormi flussi di prodotti piroclastici e gas che scorrono veloci al suolo. Attività di questo tipo è testimoniata sull’Etna solo nei depositi antichi.

Le eruzioni sono di tipo esplosivo quando il magma giunge in superficie insieme a una abbondante fase gassosa. Il gas può essere parte della miscela magmatica originaria oppure può derivare da acqua esterna che, a contatto con il grande calore sviluppato dal magma, passa rapidamente alla fase vapore.

In alcune esplosioni viene emesso solo vapore, senza che il magma arrivi alla superficie. Queste sono chiamate esplosioni freatiche. Se il magma entra in contatto con l’acqua e viene eruttato insieme al vapore, le eruzioni si chiamano freato-magmatiche.

Le eruzioni dell’Etna sono prevalentemente di tipo effusivo. L’attività esplosiva è limitata a fasi vulcaniane, ultra-vulcaniane, stromboliane e, più raramente, a fontane di lava di tipo hawaiiano. Solo alcuni depositi non recenti sono formati da prodotti piroclastici derivanti da attività esplosiva vera e propria. Per questo motivo l’Etna è considerato un vulcano relativamente poco pericoloso.

Alcune colate di lava possono spingersi a quote molto basse e arrecare grandi danni materiali, ma difficilmente rappresantano un pericolo per le vite umane. Al contrario le eruzioni esplosive sono molto pericolose e se gli insediamenti umani non sono tenuti a grande distanza possono essere causa di catastrofi.

“Davanti a noi una spessa nuvola si leva lentamente come una cortina bianca che sale e che sorge dalla terra. Avanziamo ancora qualche passo, naso e bocca avvolti, per non essere soffocati dallo zolfo, ed all’improvviso, davanti ai nostri piedi, si apre un prodigioso, uno spaventevole abisso, di quasi cinque chilometri di circonferenza: l’Etna”.

Guy de Maupassant

Giampaolo Felli

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