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29 settembre 2011

Università di Ragusa: lo spreco culturale

E’ ormai diventato un caso politico-sociale quello che ha investito l’Università di Ragusa e l’intera provincia siciliana. Il dibattito fortemente inasprito è inoltre caratterizzato da posizioni tutt’altro che univoche.

L’ingente spesa pubblica sostenuta per dar corpo e anima alla struttura, grava ormai pesantemente sull’asset economico ragusano che, come lascia intendere il vice presidente del consiglio provinciale Sebastiano Failla (Forza del sud), non riesce ad allinearsi a standard sostenibili.

L’ammontare della spesa in appena 13 anni si aggira intorno ai 50 milioni di euro, un costo decisamente folle che Failla assicura sarebbe stato adeguato per sostenere l’intero comparto studentesco di Università del prestigio di Yale, Harward o Oxford.

Tutto ciò viene ad aver ancor più rilevanza vista la scarsa organizzazione della struttura didattica e del corpo docenti considerato alla stregua di una coscienziosa e professionale formazione culturale.

Molti corsi di laurea sono al di sotto dei livelli qualitativi richiesti; è stato chiuso il corso di Scienze agrarie, che in tal caso avrebbe dato valore al territorio viste le caratteristiche sociali. E tutto ciò per ottenere soldi da qualche esigua iscrizione in più per mantenere Lingue.

E’ un dato di fatto che l’Università ragusana sia considerata la misera succursale di quella catanese e rincorrere l’emergenza significherebbe perseverare nel far arricchire le tasche dei “baroni” catanesi, che vedono la provincia iblea fonte continua di guadagno e prestigio.

E’ il momento di tornare con i piedi per terra e la politica iblea dovrebbe orientarsi verso obiettivi perseguibili e coerenti con il proprio territorio, abbandonando qualsiasi sogno pionieristico di bella facciata che, ad oggi, è risultato deleterio sia dal punto di vista economico che, tanto più, su quello culturale.

Infine i I consiglieri provinciali Mpa, Paolo Roccuzzo e Rosario Burgio accusano il Consorzio universitario. Non aver dato il giusto spazio agli studi economici maggiormente richiesti a favore di corsi come Lingue, ha comportato un deficit economico visti gli investimenti sugli alloggi sostenuti dai ragusani per gli studenti fuori sede, ormai alquanto inutili.


Roberta Nardi

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