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10 ottobre 2011

10 anni di Controcampus

Sono passati ormai dieci anni da quando, per pura passione, il progetto di Controcampus veniva steso su un pezzetto di carta da un gruppo di giovani studenti. Tutto nasceva dall’idea di unire gli universitari di qualsiasi ateneo creando uno strumento nuovo, creato da e per gli studenti, in grado di dare voce a un mondo confinato nella sua frammentazione geografica. Oggi il periodico raggiunge tutta Italia, ha appena dato il via alla sua web radio ed è prossimo a far partire TG Campus. Il direttore di Controcampus, lo stesso che stilava le prime bozze pensando a un sogno quasi impossibile, in occasione del decennale, si è prestato (in via del tutto eccezionale, fidatevi), a farsi intervistare e a dire finalmente la sua.

Caro Direttore, non farò la solita domanda sul come è nato Controcampus, mi sembra più interessante capire il perché della nascita di questo progetto.

Il progetto Controcampus ha un preciso feedback alla sua base ed origine, dare voce a chi vive l’università. Non parlo solo di chi è alla guida di quell’informazione che da sempre è riconosciuta come verticale, docenti, personale ecc, ma anche di chi spesso, e non voglio pensare per causa di sottrazione di tale facoltà, non ha questa voce o forse viene fuori più bassa, sarà per una questione di tipo logistico, difatti lo studente e chi vive nei corridoi, immagino trovino difficoltà a far arrivare la loro voce in alto rispetto a chi soggiorna negli ultimi piani.
Il perché è dunque nell’informazione, nel suo significato più puro, non solo quello che si può dire ma anche quello che altrimenti si sarebbe detto.
Un’informazione che nasce, sin dalla raccolta delle sue fonti, da casti, da penne che non macchiano nascondendo lo scritto originario, ma che spesso scrivono in maniera più indelebile.
Controcampus nasce quindi per questo, per permettere di riconoscersi e di far riconoscere chiunque vive l’istituzione universitaria, non solo come un numero di matricola, non solo ai fini statistici, ma in quanto persone, menti pensanti e soprattutto interagenti, menti che sentono di vivere e voler far rifiorire la cultura, la ricerca, stanchi di essere sopraffatti da chi si fa commerciante della stessa.

Come si è evoluta l’idea del giornale rispetto a quella che era inizialmente?

Controcampus nasce 10 anni fa come foglio che raccoglieva idee, ammetto anche un po’ confuse; all’epoca il desiderio non era di certo fare azienda, ma semplicemente quello di raccogliere idee che altrimenti sarebbero rimaste sconosciute. Diciamo che, per alcuni punti di vista, Controcampus ha anticipato il fenomeno social network, ci si voleva far conoscere da un’aula all’altra, da un ufficio ad un dipartimento, da un ateneo all’altro.
La redazione iniziale aveva una grande fortuna e strumento dalla sua, era incazzata, e non ci mise molto a passare da un foglio ad una rivista di ben 60 pagine, distribuita nella maggior parte degli atenei italiani e riconosciuta da quest’ultimi.
Abbiamo dovuto poi necessariamente adeguarci ai nuovi mezzi di comunicazione, da internet al web 2.0, perché in questo modo ci si poteva rivolgere ad una platea più grande e diversificata. Non nascondo che la scelta è stata anche forzosa, nel nostro Paese la stampa finanziata è per pochi, come ben si sa, e Controcampus non ha privilegi di questo tipo.
Oggi, quando parliamo di Controcampus, ci riferiamo ad un’ azienda di comunicazione costituita da un valido e giovane staff centrale, da numerose redazioni presenti nei vari atenei italiani, parliamo quindi di professionisti di settore alla guida, impegnati nella cucitura di un periodico, di un tg e di un radiotg.
Questo è quello che viene fuori e che conosce in maniera più evidente chi ci segue, ma se volete davvero sapere come si è evoluta l’idea, la risposta è una, continuando a fare informazione senza cadere nella rete della faziosità.
Oggi Controcampus è il risultato di esperienze, di successi, ma anche di sbagli, spesso nati dal coraggio di rischiare, senza aver paura di essere giudicati e di dire la verità e ciò che davvero conta.

Tante sono le nuove iniziative che il periodico sta lanciando, perché proprio una web radio e un TG? In cosa consisteranno questi due progetti?

La radio e il tg sono delle ulteriori casse di risonanza, Controcampus qualche anno fa era come una di quelle radioline che trasmettono una sola stazione e che fanno forza a restare fuori dal fruscio. Oggi Controcampus, per restare in tema, si avvicina più ad uno stereo, la radio,tg e gli alatri suoi canali, ne sono il suo adeguato 5 + 1, ma stiamo lavorando per il nostro pubblico, per poterci trovare un giorno ad un grande live con un palco e impianto da star.

Perché pensi oggi ci sia bisogno di Controcampus in Italia e nell’Università?

L’Italia e gli studenti non hanno bisogno di Controcampus, potrebbero vivere le loro giornate accademiche tranquillamente anche senza questo periodico, se solo l’Italia e l’università fossero il grande Paese il primo e il grande centro del sapere la seconda, che gli ultimi spot televisivi raccontano. È Controcampus che vorrebbe aver bisogno dell’Italia e dell’università , di un Paese e di un centro di cultura che possano farci tornare a sognare e farci sentire liberi di essere noi stessi .

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefisso per il futuro? Cosa può o deve diventare Controcampus secondo te nei prossimi anni?

Sento Controcampus come una creatura, un figlio. Il mio compito e la mia fortuna sono stati quelli di portarlo in vita, il mio sogno è quello che ogni padre coscienzioso dovrebbe avere, come il profeta Gibran ci insegna, quello di vedere suo figlio alzarsi e camminare su gambe proprie, avere una sua autonomia ed una sua indipendenza e libertà di pensiero.
Voglio potermi sentire arco, semplicemente arco di questo progetto e vedere Controcampus scoccare come una freccia lontano.


Tommaso Ceruso

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