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25 ottobre 2011

Dagli States all’Europa spopola il fenomeno “Sugar”

La crisi morde. Con l’aumento delle rette universitarie e la diminuzione delle borse di studio, nel vecchio continente permettersi una laurea è diventato un lusso quasi quanto negli Stati Uniti.

Anzi, per certi aspetti è anche più difficile, perché da noi non esistono i contributi di privati cittadini, fondazioni, club sportivi e istituti di ricerca che contribuiscono alle rette degli studenti come nel Nord America. Che il trend dei lavoretti atipici fosse in crescita era già abbastanza chiaro,
ma negli ultimi anni è cresciuto considerevolmente il numero di studenti e soprattutto studentesse che offrono prestazioni sessuali di vario tipo in cambio del sostentamento all’università.
Ovvio, di nascosto dai genitori.

Si chiamano “Sugar Babies”. Di giorno sono testa, di sera quando si collegano in chat o lasciano annunci in siti creati apposta per loro, diventano corpo. In fondo sostengono “quello che faccio ben si distingue da ciò che sono”.
Entrare in contatto con loro non è sempre facile. I circuiti nei quali navigano sono molto chiusi.

Le sugar studentesse hanno qualcosa in più rispetto alle “prostitute tipiche”: un maggior potere contrattuale, nel senso che possono iniziare e smettere quando vogliono e soprattutto non hanno alcun debito da estinguere con le organizzazioni criminali.

A svettare le classifiche è l’Università di New York (seguita da quella di Harvard e di Berkeley), con il più elevato numero di studentesse iscritte a siti specializzati nella ricerca di “sugar daddy”, uomini in genere non giovanissimi ma molto facoltosi.

Dei “papi” insomma, premurosi al punto da fare dei veri e propri accordi preliminari con la sugar baby prescelta, su prezzo e condizioni. E se tutto cominciò con un film “innocente”, come il musical Papà gambalunga in cui un ricco e maturo Fred Astaire paga l’università alla povera e bella orfana Lesile Caron per consentirle di studiare negli Stati Uniti, la realtà è diventata molto meno romantica e gli incontri lasciano spesso, soprattutto nelle ragazze, un senso di avvilimento e di tristezza.

Nel film, il filantropo sposa la sua bella protetta, facendo di lei non solo una donna colta ma anche una moglie innamorata. Nella realtà, gli sugar daddy sono, spesso, già sposati e perciò solo alla ricerca di passatempi e distrazioni da tener ben nascosti. La crisi economica e la recessione (la prima, ma una seconda potrebbe ulteriormente rafforzare la tendenza) hanno dato un grandissimo impulso alla figura dello sugar daddy, sempre esistita ma un po’ in ombra negli anni del boom economico.

Come sempre avviene, però, se si diffonde una tendenza c’è subito chi, senza pensarci due volte, si industria per trasformarla in un affare. Come è avvenuto, ad esempio, ai creatori di due web site di appuntamenti legati alla ricerca dello sugar daddy o della sugar baby: sugardaddie.com e seekingarrangement.com. Scopo fondamentale delle due piazze virtuali, quello di far incontrare uomini “generosi” con ragazze in difficoltà economica e far “concludere” una transazione.

I siti, molto simili a quelli tradizionali di appuntamenti online, propongono profili di “papi” e di “babes” con semplici descrizioni ma con un’aggiunta importante: la somma che si intende pattuire per procedere alla “prestazione di servizi”. Come sempre accade, infatti, i patti è meglio farli prima, tanto per non rischiare di restarci male e sentirsi in alcun modo sfruttati.

Va aggiunto che le opportunità sono, almeno qui, pari. Tanto che anche per i giovanotti è possibile trovare una sugar mommy, donna ricca e matura, disposta a farsi carico di spese di vario genere pur di aiutare il proprio “baby”. E, in pieno spirito democratico, la partecipazione alla maggior parte di siti è gratuita per chi cerca supporto finanziario e a pagamento per chi, invece, punta proprio sui soldi per “fare effetto”.

Addio vecchio lavoretto part-time al pub sotto casa. Da oggi per grandi lussi bastano pochi semplici clic.

Francesca Gazia

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