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22 ottobre 2011

Dopo – Gheddafi: rinviata a domani la liberazione

A Misurata le code allucinate delle turme affollano il “Mercato africano” dove giace, nell’inerzia della morte, il corpo martoriato del Rais.

Sono ancora tanti gli interrogativi sulle circostanze che abbiano causato la morte di Muammar Gheddafi, e moltissime le polemiche sul futuro della Libia, esternate dai governanti e dall’opinione pubblica internazionale.

L’Alleanza Atlantica è divisa: la Francia era intenzionata a chiudere la missione, mentre il Regno Unito si dimostrava contrariato, questo fino a quando la NATO, stando alle dichiarazioni del suo Segretario Generale Anders Fogh Rasmussen, ha stabilito la conclusione delle missioni entro il 31 ottobre prossimo.

L’ONU ha sollecitato lo svolgimento di un’inchiesta sulla morte del dittatore libico, gli Stati Uniti richiedono una maggiore trasparenza al Consiglio Nazionale di Transizione, mentre la Russia attacca la NATO accusandola di gravi violazioni della Convenzione di Ginevra, e sostiene l’illegittimità dell’attacco al convoglio del Rais che, secondo il ministro degli Esteri Lavrov, non costituiva alcuna reale minaccia.

Il problema principale resta tuttavia quello della disorganizzazione interna al paese: il CNT assicura che verrà rispettato il rito islamico per la sepoltura del dittatore e, pur avendo rimandato il giorno della liberazione libica, sostiene che questa avverrà domani a Bengasi e non a Tripoli.

A riferirlo è il ministro dell’Informazione del CNT, Mahmoud Shamma secondo cui l’annuncio ufficiale e definitivo sarà fatto domenica pomeriggio alle 16.

Nel frattempo, la città di Sirte è risolutivamente finita sotto il controllo degli insorti in coincidenza con l’uccisione del Rais che si era rifugiato nella sua città natale, dopo avere abbandonato Tripoli.

Stando ai programmi del CNT, il nuovo governo provvisorio sarà formato entro un mese dalla proclamazione della liberazione libica e l’Assemblea Costituente sarà eletta entro otto mesi. Per le elezioni presidenziali e politiche il paese dovrà attendere venti mesi.

Il disappunto e la preoccupazione derivano dai rinvii dell’annuncio ufficiale della liberazione e dalle contraddizioni che potrebbero sorgere tra le diverse componenti dell’opposizione al regime.

Dal governo di transizione si attende la cattura di ciò che resta della famiglia Gheddafi, i cui membri si sono rifugiati in Algeria: anche la notizia della cattura del figlio prediletto nonché braccio destro del Rais, Saif Al-Islam è piuttosto ambigua e incerta.

In Italia, nella città di Ravenna e nella sua Università i corsi di laurea di Cooperazione Internazionale e di Conservazione del Patrimonio Culturale, sono pronti a sostenere la causa della ricostruzione libica nella formazione di esperti che si occupino di preservare il patrimonio storico del paese che, in questi giorni, ha necessità di essere tutelato, visti i disordini che potrebbero manifestarsi nel dopo-Gheddafi.

L’annuncio della decisione è stato fatto dal vice sindaco ravennate Giannantonio Mingozzi il quale ha promosso e aperto i lavori del convegno Ravenna capitale: uno sguardo ad Occidente, che si terrà presso la Facoltà di Giurisprudenza, in collaborazione con la Facoltà di Beni culturali.

L’obiettivo è quello di fornire un aiuto diretto al paese affinché le università e gli esperti libici possano prendersi cura delle loro testimonianze storiche, al fine di consentire opportunità di lavoro e il ritorno in patria di quanti sono stati costretti alla fuga dalla Libia.

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