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6 ottobre 2011

Gloria imperitura alla burocrazia della Sapienza

Quale meraviglioso spettacolo osservare centinaia di laureandi in fila negli uffici, giù per le scale e fino in strada (per la precisione davanti ai cassonetti della spazzatura) per un attimo di attenzione nelle segreterie delle materie umanistiche. Chi sbuffa, chi impreca, la maggior parte sdrammatizza, fa una battuta e aspetta il suo turno. Nessuno si stupisce più di tanto del trattamento a cui l’università costringe i futuri dottori, la nuova classe dirigente (o, usando la definizione contemporanea, i disoccupati del domani).

Non è l’ultimo giorno per consegnare moduli, cedolini, ricevute, fotocopie e quant’altro (l’elenco è molto più lungo degli oggetti che deve trovare Harry Potter in otto film), eppure si respira un’aria in stile Highlander del tipo: “solo uno resterà in piedi”. Perfino qualche vecchia signora che ha accompagnato la figlia si adegua ad aspettare sotto il sole. L’eliminacode (la classica macchinetta che distribuisce i numeretti che trovate perfino in salumeria, ma nella segreteria dell’università più grande d’Europa no) è fuori gioco ormai da mesi. Nessuno si è preso la briga di sostituirla (non c’è denaro? Non c’è voglia? Non c’è speranza!?) ma la soluzione è stata attaccare un simpatico cartello che informa che “l’eliminacode non è presente, è necessario mettersi in coda”.

Non è ovviamente bastata la coda alla banca, il pomeriggio passato a reperire tutti i dati e le scartoffie (che peraltro sono tutte già tranquillamente registrate telematicamente ma, forse per paura di disturbarle, vengono lasciate dormicchiare sulla rete), le corse forsennate per contattare il professore, l’adeguamento alle sessioni di laurea spostate.

Eh si, perché la sessione di laurea di Dicembre è stata spostata a Gennaio ma le scadenze sono rimaste le stesse. Chi vuole laurearsi subito ha dovuto compilare la domanda di laurea online entro il 19 Settembre e deve consegnare il materiale burocratico entro il 7 Ottobre. Così stormi di fuorisede si sono spinti a tornare subito in Capitale solo per chiedere una firma al proprio relatore che, ovviamente, causa Agosto, non li vedeva da mesi. Un sistema becero, stupido, mal funzionante che lascia un sospetto concreto: e se fosse un metodo per costringere chi non ce la fa in tempo a pagare una tassa in più, il che vorrebbe dire dai 200 ai 600 euro circa pro capite?

Ovviamente noi non siamo così malpensanti. Senza dubbio, però, il risultato è stato quello di spingere i laureandi a una corsa forsennata che ha costretto tutti a ridursi agli ultimi giorni intasando le già perfettamente funzionanti segreterie. Dopo ore ed ore di attesa, convivendo con il terrore di aver dimenticato anche solo un piccolo cedolino a casa, affrontando perfino qualche malore per il caldo e la mancanza di aria condizionata una volta giunti nell’ufficio colmo di centinaia di persone, ce l’hanno fatta praticamente tutti. E chiamatemi ottimista ma, nonostante tutto, questo per me è un buon segno. Si, la società ci propone un sistema che, scusate il latinismo, fa veramente schifo. Eppure i giovani continuano a restare in piedi e, seppure la coda è lunga, prima o poi il loro turno arriverà.

Tommaso Ceruso

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