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27 ottobre 2011

Ministro Gelmini: incremento delle borse di studio

Sul bilancio di una famiglia in cui sono presenti uno o più studenti, uno dei fattori di uscita economica che più pesa è rappresentato proprio dai gli eccessivi costi universitari, che partono dalle tasse, sempre più esose, e terminano con spese relative a libri, passando, nel peggiore dei casi, per l’affitto di camere e posti letti per i ragazzi fuori sede.

La poliedrica riforma Gelmini sembra avere trovato una soluzione anche per questo: mercoledì 26 ottobre il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, ha dichiarato «Abbiamo ridotto gli sprechi e i corsi di laurea inutili e puntato sul diritto allo studio. Quest’anno abbiamo stanziato 570 milioni di euro per l’università e 180 milioni per le borse di studio, a cui bisogna aggiungere la compartecipazione regionale».

Quella che il Ministro ha definito “compartecipazione regionale” ha lo scopo di agevolare dettagliatamente i nuclei familiari dei singoli territori, tenendo conto del costo della vita relativo ad ogni territorio italiano.

Se tale collaborazione da parte della Regione non dovesse essere possibile, è presente un «un fondo integrativo di 60 milioni» attraverso il quale sarà possibile applicare regolarmente tale normativa con il fine di aumentare di molto le borse di studio che, attualmente, risultano essere insufficienti rispetto alle esigenze economiche delle famiglie dal reddito medio – basso.

L’obbiettivo sembra essere quello di garantire ad una fascia sempre più empia e con un’elasticità sempre maggiore il diritto allo studio, con sovvenzioni e sussidi che all’estero sono ormai ben cementati.

Ed è proprio per mettersi al passo con l’estero che la Gelmini intende introdurre anche un “fondo per il merito”che aggiunge ai 10 milioni iniziali «altri 40 stanziati nella legge di stabilità». Si tratta quindi di una sorta di premio in denaro per gli studenti che se ne dimostrano meritevoli, così da incentivare anche l’impegno nello studio.

In questo modo, forse, molte famiglie, già in occasione dell’inizio del prossimo anno accademico, potranno emettere un sospiro di sollievo e non saranno più oppresse dall’incubo delle spese da affrontare per consentire ai propri figli un’istruzione adeguata.

Un provvedimento questo che sembra dimostrare che, almeno in parte, il Governo ha compreso, finalmente, quanto l’investimento economico nello studio da sua sia fondamentale per il benessere futuro del Paese.

Speriamo che sia solo la prima tappa di un processo che porterà, poi, l’Italia ad investire maggiormente anche nella ricerca, così che possa essere al passo con il resto dell’Europa.

Giuseppina Iervolino

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