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15 ottobre 2011

Parentopoli: dove c’è università c’è casa!

Mafia nelle università
Scandalo e parentopoli università

Scandalo e parentopoli università

Che genio e genetica vadano spesso a braccetto è ormai un fatto ampiamente acquisito. E fin qui ci siamo.

Basti pensare ai due volte premi Nobel, Marie e Pierre Curie e alla loro primogenita Irène Joliot-Curie (vincitrice nel 1935 del premio Nobel per la chimica assieme al marito Frederic Joliot) o a Joseph J.Thomson (Nobel per la fisica nel 1906) e a suo figlio George P.Thomson (anch’egli Nobel per la fisica nel 1937), senza dimenticare Niels Bohr (Nobel per la fisica nel 1922) e il suo rampollo Aage Bohr (Nobel per la fisica nel 1975).

Poche storie allora, quando il talento è di casa ci devi stare. Punto.
Qualis pater, talis filius!

La domanda insomma è: casi come questi rappresentano l’eccezione o forse siamo di fronte ad una regola vera e propria?

Be’ a scorrere le rubriche telefoniche di molte (quasi tutte) le università italiane, sembrerebbe non esserci dubbio alcuno: la seconda che hai detto.

Parliamo ovviamente delle “parentopoli universitarie”.: docenti, assistenti, ricercatori (non manca più nessuno), tutti alle prese con qualche omonimia di troppo.

Tutti sappiamo di professori che piazzano figli, nipoti, cugini (qualcuno pure il cane e il pesce rosso) all’interno degli atenei nei quali lavorano, spesso addirittura inventando cattedre strategiche, “ad hoc”, fatte, cioè, apposta per sistemare parenti specializzati in discipline per le quali non è previsto l’insegnamento.

Così un bel giorno Stefano Allesina, il classico cervello italiano volato negli States (nel nostro caso Chicago), esperto di modelli matematici applicati all’ecologia, decide di elaborare uno speciale software di calcolo in grado di misurare il tasso di nepotismo dell’università italiana.

Si tratta, in altre parole, di un algoritmo capace di rilevare quante volte lo stesso cognome si ripete all’interno degli organigrammi dei 94 atenei sparsi nel Bel Paese.

Un metodo “statisticamente rozzo, ma estremamente efficace e semplice” (parole dello stesso Allesina), attraverso il quale è stato possibile passare al setaccio l’intero database del Ministero della Pubblica Istruzione.

La scoperta? Agghiacciante: su 61 mila docenti e ricercatori a tempo inderminato attivi nelle università italiane, circa 4583 cognomi risultano ripetuti due volte e 1903 addirittura tre volte.

Un quadro spietato, che addirittura peggiora se esaminiamo gli atenei uno ad uno. In testa le regioni Sud, con palma d’ora che va alla Lum Jean Monnet, piccola università privata di Casamassima, in provincia di BariSecondo e il terzo gradino per le università di Sassari e Cagliari.

Per incontrare la prima università del Nord bisogna scendere al 15° posto, dove troviamo gli atenei di Modena e Reggio Emilia. I corsi di laurea a più alto tasso nepotistico?  Ingegneria industriale, giurisprudenza, medicina, geografia e pedagogia. Più defilati quelli di demografia, linguistica e psicologia. Be’ è proprio il caso di dirlo: dove c’è università c’è casa!

Matteo Napoli

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