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26 ottobre 2011

Salamanca: il paradiso Erasmus

Nell’ultimo periodo sono scomparse le grandi capitali europee dall’occhio del ciclone delle domande Erasmus: a prendere il loro posto sono state città di piccole-medie dimensioni, soprattutto spagnole, come ad esempio Salamanca.

Vera e propria città universitaria, Salamanca sembra l’Eden degli studenti Erasmus per strutture e preparazione dei professori.

Abbiamo deciso di dare uno sguardo al suo interno grazie all’aiuto di una ragazza presente sul posto, Teresa, studentessa di Scienze Politiche e Relazioni internazionali all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Innanzitutto ci specifica che non frequenta l’università pontificia, ma la pubblica, ossia la Universidal de Salamanca (USAL).

Dai suoi racconti sembra di essersi spostati nelle università d’oltreoceano, quelle dei telefilm americani, ma in realtà siamo solo al di là dei Pirenei.
L’USAL infatti è dotata di un enorme campus immerso nel verde e tutti gli edifici sono di nuova costruzione.

Il fascino della Federico II risiede nella sua storia, ma l’USAL accoppia alla novità l’efficienza“.

Infatti non è difficile trovare negli androni televisori al plasma, dove sono trasmessi continuamente programmi che parlano di servizi Erasmus e qualsiasi tipo di informazione relativa alla vita universitaria; come non sorprende che le segreterie siano estremamente funzionali, anche se talvolta il numero enorme di studenti stranieri fa commettere loro dei ritardi, come ad esempio nella consegna della tarjetta, una scheda personalizzata necessaria per la sopravvivenza dello studente, perché consente di prenotare esami, scaricare materiale didattico e usare la rete wi-fi.

Con o senza tarjetta, lo studente non ha bisogno di allontanarsi dall’università neanche per una fotocopia, dato che ogni tipo di servizio necessario per lo studio è offerto all’interno delle strutture.

Neanche i professori sono trattati peggio: infatti in ogni aula essi dispongono di lavagna, gessetto, proiettore e computer, di modo da essere liberi di impostare le lezioni nel modo che ritengono più opportuno, tradizionale o multimediale che sia.

A prescindere dall’ impostazione della lezione, i professori non mancano mai di collaborare con gli studenti, dato che al termine delle loro spiegazioni consegnano del materiale didattico necessario per lo studio.
D’altro canto questo consente ai prof di esigere di più dai propri allievi: non è raro infatti che molti docenti chiedano di rispolverare di fronte alla classe le lezioni precedenti.

L’interazione quindi non manca, soprattutto perché molte materie prevedono sia delle lezioni teoriche che dei lavori di gruppo tra studenti, portando gli stessi a toccare nel vivo la materia in questione.

Teresa ad esempio ci spiega che per la lezione di Scienza Politica, in occasione della manifestazione del 15 ottobre, ha dovuto intervistare un gran numero di manifestanti facendo loro tre domande fondamentali: qual era il problema fondamentale della Spagna, perché si manifestava e chi avrebbero votato. Poi il risultato di questi questionari è stato oggetto delle lezioni successive.

Ma lezioni impegnative vengono controbilanciate da svaghi di ogni tipo, come ad esempio la possibilità di partecipare a tutti gli sport previsti dal DEPORTE USAL (il nostro CUS) e di vincere l’ambito Trofeo Rector.

Ad un certo punto della nostra conversazione la domanda è sorta spontanea: ma come fa un’università pubblica spagnola ad offrire tutti questi servizi se invece in Italia sono stati addirittura fatti tagli all’istruzione per miliardi e miliardi di euro?

“I privati cercano di entrare nel pubblico e questo a studenti e professori spagnoli non va giù. Ma lo Stato si limita a tagliare solo il numero di professori, non l’intero sistema. La riforma entrata in vigore non incide né sulle strutture né sugli stipendi.”

Non è quindi un caso che il prof. più anziano non raggiunga i 50 anni: in Spagna, per quanto la situazione sia grave, sono messi da parte solo quelli che hanno già fatto la loro carriera, perché, tra quei tagli, si evita che sotto l’accetta finiscano anche le gambe dei giovani, necessarie per reggere il futuro del paese.

Simona Esposito

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