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23 ottobre 2011

Scelta universitaria: razionalità o passione?

Capire che direzione prendere quando si è davanti ad un bivio non è mai semplice, tantomeno se in gioco c’è il proprio futuro. Si rischia di rimanere facilmente incastrati in una vera e propria giungla di informazioni, affidabili o meno, che non fanno altro che alimentare un information (e aggiungerei emotional) overload ed il dubbio fra la scelta apparentemente più saggia e quella più affine alla nostra personalità.

Il primo passo per arrivare alla decisione definitiva e più soddisfacente possibile, da tutti i punti di vista, è proprio l’informazione: dotarsi di strumenti in grado di orientare e canalizzare le incertezze convertendole in punti fermi.

Come fare a non confondere realtà e voci di corridoio?
Con l’incremento delle difficoltà di immissione nel mondo del lavoro si sono proporzionalmente sviluppati, negli anni, team ed equipe di psicologi, sociologi, statistici, figure professionali in grado di stabilire e definire un profilo personalizzato rispondente, in percentuale, ad un determinato campo o settore di studi tramite la valutazione delle capacità psicoattitudinali del candidato. Opportunità non indifferente e, col tempo, migliorata aggiungendo alla valutazione anche le caratteristiche, le preferenze e le inclinazioni caratteriali.

Il problema dei giorni nostri, infatti, è proprio la difficile combinazione tra realtà, definita razionalità per comodità, ma che spesso è scevra da ogni realismo, e passione.

Quale seguire?
Dossier statistici di celebri testate giornalistiche forniscono informazioni, rilevate da sondaggi, sulle professioni più ambite e quelle più promettenti a livello occupazionale, rendendo un servizio informativo decisamente vantaggioso, ma un dato statistico, purtroppo – o per fortuna? – non è sufficiente a dare risposta ai dubbi di un disorientato futuro universitario, soprattutto se le sue ambizioni e inclinazioni sono ben lontane dai dati Istat.

Dopo l’informazione in quanto tale – quindi realistica – , test orientativi, file chilometriche e dossier giornalistici il dubbio è ancora lì.

Razionalità o passione?

E’ facilmente fornibile un decalogo di regole da seguire per ottenere una risposta definitiva, ma, in fin dei conti, siamo noi stessi a dover rispondere a noi stessi. Subire la scelta di qualcun altro, che sia un parente, un amico o un dossier, non porterà mai al raggiungimento di un obiettivo idealmente valido; può solo, in base ad una nostra selezione, canalizzare il fine delle nostre azioni, facendo i conti con l’ambizione, verso un ulteriore stadio di consapevolezza.

E’ nel passaggio da incertezza a consapevolezza che sta il segreto della scelta universitaria, confrontando il materiale ricavato dall’indagine sul mondo accademico con la propria situazione familiare, economica, sociale, culturale e caratteriale.

In conclusione, né esclusiva razionalità, né totale istinto.

Chiara Bonome

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