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26 ottobre 2011

Studenti torinesi contro il taglio alle borse di studio

Ieri a Torino una piazza gremita di studenti.

Luogo obiettivo: la sede del Consiglio Regionale del Piemonte.

Nuova protesta per gli studenti. Stavolta intorno al tavolo gli studenti torinesi. Sul tavolo della discussione: il complesso e drammatico problema delle borse di studio.
La situazione per l’Università di Torino, infatti, si fa’ sempre più difficile, soprattutto per i malcapitati studenti piemontesi vittime dello status quo del campus. Una situazione che desta sospetti in tutti gli studenti a “prova di borsa” e che quest’anno sono particolarmente arrabbiati e pronti a tutto.

La questione centrale della protesta: provare a salvare le borse di studio e ottenere la copertura per tutti gli aventi diritto. I conti sono presto fatti: per garantire le borse di studi agli studenti aventi diritto per quest’anno accademico, occorrerebbero diciassette milioni di euro. Disponibilità reale: solo otto milioni che ovvio coprirebbero solo per il cinquanta per cento gli studenti meritevoli.

Dal luogo del sit-in le urla amare degli studenti in protesta riuniti in corteo: “Meritocrazia senza borse di studio = democrazia senza diritto di parola”! Il corteo, partito ieri nella mattinata da Palazzo Nuovo (dunque dalle facoltà umanistiche) ha poi raggiunto Palazzo Lascaris. Ben presto gli studenti hanno ricevuto man forte e appoggio dal numero anch’esso consistente di precari della Regione e degli esponenti del Comitato Emergenza Cultura, anche loro in protesta.

La questione borse di studio a Torino appare particolarmente ingarbugliata: più tagli ma anche più immatricolazioni quest’anno e… dulcis in fundo: più studenti fuori sede (con diritto all’alloggio)!

Pare saranno almeno settemila gli studenti esclusi a fronte di ben 14.510 domande fatte all’Edisu (di cui 12.317 aventi i requisiti per l’idoneità). I fuori sede sono circa 8000 (di cui 2800 extra EU).

C’è oggi solo da domandarsi a cosa possa mai servire questo sit-in. Purtroppo, per quanto riguarda i tagli all’università, a quanto pare, spesso e volentieri i dadi si traggano autonomamente alla sola ufficializzazione di una notizia ad essi afferente. Ma soprattutto c’è da chiedersi perché, ancora oggi, l’Università di Torino spinga all’internazionalizzazione del campus accogliendo iscrizioni da tutto il mondo se la “carta canta” che non è nemmeno in grado di garantire il sindacale ai suoi studenti italiani…

Pasqualina Scalea

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