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26 novembre 2011

Facebook ci spia?

Quanto più un potere è grande, tanto più è facile venire bersagliati. Più si è in vista e più è probabile che qualcuno provi rovinare tutto, magari con falsità create ad arte.

Su Facebook si sente dire di tutto, a partire da leggende metropolitane come il piano segreto di schedare tutti i cittadini del mondo, fino alle teorie che parlano tra l’altro di CIA ed altri servizi segreti non meglio specificati.
Insomma, tra la realtà e il limite (?) della fantasia le teorie più bizzarre affollano la rete e fanno sorgere dubbi anche a chi non si beve le solite bufale che in internet abbondano.

La creatura di Zuckerberg è entrata con irruenza nella vita di milioni di persone, che per una ragione o per l’altra hanno scelto di creare una realtà virtuale con cui comunicare con conoscenti o estranei, per rispondere meglio all’esigenza di una socialità moderna e atipica, che non prevede nel contatto umano un fattore necessario all’evoluzione di un rapporto tra individui.

Migliaia di frammenti di vite restano sospesi sotto forma di bit, tutto diventa memoria virtuale: immagini, parole, suoni e ricordi vengono continuamente messi a disposizione degli altri, come si fa con le cornici piene di foto nel salotto di casa.

Quel che spaventa però è il destino di tutto questo, e l’uso che il gestore o terze persone possano farne.
La prudenza si sa, non è mai troppa, e nonostante le rassicurazioni dei vari regolamenti, è bene fare attenzione a ciò che si pubblica, perché non sempre chi agisce in buona fede fa la cosa giusta.

Tra le varie teorie complottistiche ritorna spesso quella delle major dei prodotti di largo consumo, che si servirebbero dei milioni di utenti come di tante cavie per individuarne gusti e preferenze, cosa del resto nemmeno tanto celata dal momento che molti strumenti permettono di ricevere suggerimenti su contenuti che almeno in teoria dovrebbero essere di nostro gusto.

Facebook ci sa anche dire se conosciamo qualcuno che non è nostro “amico”, perché attraverso altri percorsi è in grado di sapere se in qualche foto eravamo insieme o semplicemente frequentiamo le stesse persone.

Certo Facebook è un semplice strumento, e dal momento che a differenza del Censimento che abbiamo appena compilato, nessuno ci obbliga a fornire informazioni e soprattutto ci impone la veridicità delle stesse, dobbiamo sentirci tutti responsabili di quanto questo strumento invada la nostra privacy, perché siamo noi stessi ad alimentarlo a volte senza il giusto buon senso.

Come una pistola che nelle mani di un poliziotto si chiama legge e nelle mani di un ladro si chiama crimine, allo stesso tempo un social network non ha più potere di chi lo amministra.

Probabilmente non conosciamo tutta la verità sul reale utilizzo dei nostri dati, ma forse facendo attenzione a non condividere ogni singolo starnuto con gli altri, faremo di certo il nostro interesse.

Rosario Santitoro

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