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11 novembre 2011

Il Premier si dimette: e la riforma Gelmini?

Martedì 8 novembre 2011, la Camera ha approvato la riformulazione del Rendiconto Generale dello Stato 2010, bocciato il 10 ottobre, solo con 308 voti contro i restanti 321.

Un numero davvero basso se si considera che l’opposizione non ha preso parte alla votazione.
Un numero dinanzi al quale il Premier ha dovuto constatare di non possedere più la maggioranza dei deputati a causa di “8 traditori”, come egli stesso ha scritto su un foglietto fotografato a distanza.
Tre cifre, insomma, che, probabilmente, potrebbero cambiare la storia del nostro Paese, o semplicemente velocizzarne i tempi.

Infatti il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha annunciato le sue imminenti dimissioni che saranno rassegnate dopo l’approvazione della legge di stabilità (la vecchia “legge finanziaria”), punto nodale della politica di risanamento economico del Governo berlusconiano.
La notizia è stata proclamata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in seguito ad un incontro con il Premier avvenuto a palazzo Chigi.

Sorgono polemiche riguardo a tale scelta: una parte dell’opinione pubblica ha, infatti, l’impressione che si tratti solo di uno stratagemma per impedire l’accesso di eventuali governativi e prender tempo di fronte all’Europa e alle sue richieste di risanamento del debito.

Il dubbio sorge anche a causa della “clausola” di cui Berlusconi si è servito: le dimissioni a scadenza, fatto assolutamente innovativo. Alcuni credono che lo scegliere un termine dopo il quale dare le proprie dimissioni, sia un escamotage per giustificare un eventuale ripensamento.

Al di là di un più o meno improvviso colpo di scena, attualmente non si sa ancora cosa potrebbe avvenire dopo il suo volontario allontanamento: l’idea del Premier, condivisa da non pochi, è di procedere con le elezioni anticipate, da tenersi, eventualmente, a gennaio 2012, e per le quali Berlusconi avrebbe intenzione di candidare l’attuale Ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

Invece il Presidente Napolitano sembra accogliere l’ipotesi di un insediamento di un esecutivo tecnico, ipotesi condivisa anche da altri come il Pd, o il Terzo Polo che spingono, inoltre, per un’ accelerazione delle dimissioni del Premier.
L’attuale periodo storico – politico, infatti, è troppo delicato per la costituzione di un nuovo governo, cosa che rischierebbe di far definitivamente crollare il Paese.

Quel che è ora tangibile è che tale decisione ha suscitato ancora più confusione in quello che si può considerare uno dei momenti più turbati della storia della Repubblica italiana. ed ha gettato ancora più fumo negli occhi di giovani connazionali che, oggi, vedono la strada del loro futuro totalmente oscurata.

Infatti una delle domande che in questi giorni è diventata quasi ossessiva nelle menti dei giovani universitari italiani è che fine farà la Legge Gelmini, attualmente in fase di approvazione.

Si teme che tale provvedimento, che ha già avuto un iter tortuoso e dibattuto, proprio nel momento in cui sembrava prossimo ad entrare in vigore, possa, invece, subire un’ ulteriore momento di stallo. Situazione che non frà altro che prolunguare la fase di limbo in cui stagna ormai da troppo tempo l’ Università italiana.

Tutto dipenderà soprattutto, dalla scelta del prossimo Ministro dell’ Istruzione, essendo infatti in bilico anche l’attuale posizione di tutti i ministri italiani, ivi compresa Mariastella Gelmini.
Insomma, ora più che mai il futuro degli studenti italiani è davvero ancora tutto da scrivere.

Giuseppina Iervolino

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