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17 novembre 2011

ISTAT DIXIT: “Tasso di disoccupazione giovanile al 29,3%”

Fino a poco tempo fa, la radio e la televisione emettevano le voci delle diverse forze politiche che si dibattevano ancora sull’entità e la portata della crisi finanziaria iniziata nel 2008, quasi come se essa fosse fumosa e non palpabile, non pienamente quantificabile.

Fino a poco tempo fa, addirittura, c’era chi asseriva ancora che la crisi in Italia non esisteva, neanche fossimo stato un paese talmente saggio e produttivo da riuscire a non essere una delle molteplici tessere del domino che sta cadendo sotto il dito dispettoso di questo bambino che è l’Economia.

Fortunatamente più delle opinioni ciò che contano sono i fatti.
E quando i fatti parlano attraverso i dati la situazione diventa ancora più chiara.
A mettere un megafono sulla bocca dei fatti è stato l’Istat, che con i suoi dati ha svelato una situazione molto meno ottimista di quella che si preferiva pensare.

Come spiegato nel suo sito, “allo scopo di migliorare la tempestività dell’informazione statistica sull’evoluzione del mercato del lavoro, l’Istat diffonde le stime mensili dei principali indicatori sul mercato del lavoro.

Il comunicato stampa mensile ha luogo lo stesso giorno in cui Eurostat comunica i dati della disoccupazione per tutti i paesi europei.

(…) Oltre a quella della disoccupazione l’Istat fornisce anche le stime
dell’occupazione e dell’inattività.(…)

Ogni mese viene pubblicato il dato relativo all’ultimo mese, mettendo in luce le variazioni congiunturali (rispetto al mese precedente) e tendenziali (rispetto allo stesso mese dell’anno precedente)”.

Ciò che emerge dalle ultime rilevazioni è che i disoccupati sono aumentati a dismisura rispetto ad agosto: complessivamente ci sono 86mila occupati in meno e tale aumento riguarda sia la componente maschile sia quella femminile.

Il vero problema però è la percentuale dei giovani senza lavoro tra i 15-24 anni: a settembre è arrivata al 29,3%, il dato più alto da gennaio 2004.

Questo cosa vuol dire?
Che nella bella penisola un giovane su tre è senza lavoro.

Non sono solo i giovani ad essere in difficoltà, ma anche il gentil sesso, e ciò diviene lampante dal fatto che ormai è inattiva(cioè ha smesso di cercare lavoro) quasi una donna su due (il 48,9%).

Questi dati ci esiliano su un altro pianeta rispetto alla media europea: la nostra disoccupazione è di 8,1 punti percentuali superiori a quella complessiva del Vecchio Continente, che si attesta al 21,4%.

Anche l’OCSE ha chiesto misure per “contrastare la disoccupazione e riequilibrare la domanda globale” : la condicio sine qua non è che i paesi del G20 varino le “riforme strutturali per aumentare la crescita potenziale” e che gli Stati dell’area euro “implementino pienamente e con decisione le misure annunciate lo scorso 26 ottobre” in modo tale da “assicurare alle banche un’appropriata capitalizzazione e finanziamenti”, oltre alla ben nota necessità di un “consolidamento di bilancio e una crescita durevole”.

Gianni Morandi cantava “Uno su mille ce la fa”… che non diventi tragicamente vero durante l’attesa di riforme serie e posti di lavoro?

Simona Esposito

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