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16 novembre 2011

Mario Monti: un simpatico lobbista?

Sembra ormai un iter normale quello di dover infangare, a torto o a ragione, chi, prima o poi, arriva ai vertici politici italiani. In questa delicatissima fase politica della nostra nazione, a poche ore dell’elezione del nuovo presidente del consiglio dei ministri Mario Monti, ecco subito arrivare le prime accuse relative ad un passato accademico poco chiaro. Ed è subito scandalo!

Sembra, infatti, che gli archivi del Senato abbiano da raccontare agli italiani, oggi divisi tra la speranza e lo scetticismo, delle nuove poco buone relative al nostro nuovo premier “salva politica”. Si tratta di una storia non recente: parliamo dell’estate del 1991, anno in cui Monti copriva la carica di rettore presso l’Università della Bocconi di Milano. Qualcuno lo ha addirittura soprannominato il “magnifico lobbista” per aver curato gli interessi dell’università Bocconi in maniera forse poco chiara o legale. Pare che grazie a questo suo attivo e dinamico modo di operare (potendo contare anche su grossi nomi della politica), in quegli anni di mandato di Monti, sia la Bocconi che l’Università Cattolica di Milano, riuscirono ad ottenere un finanziamento pubblico di grandissimo valore.

Siamo nel 1991 e anche se parliamo ancora di vecchie lire, le cifre sono ancora oggi considerabili da capogiro: 87 miliardi di vecchie lire in quell’anno, mentre dal 1992, si parla di un ottenimento di fondi per un valore di 127 miliardi di lire che tutt’oggi esiste (nel 2010 ammontava a 89,1 milioni di euro). Ad assegnare quei fondi pubblici fu la legge 29 luglio 1991, n. 243 sull’ordinamento e finanziamento delle Università statali legalmente riconosciute. Cifre di una portata oserei dire vergognosamente alta, soprattutto se parliamo di Bocconi che è un’università privata e che potrebbe vivere di rendita solo per le iscrizioni degli studenti alla ricerca di un “nome” sul proprio cv!

La conquista di quella legge erogatrice di fondi avvenne grazie all’intrepido nuovo attore della politica Mario Monti che riuscì a quanto pare, ad ottenere (?) un’anomala e velocissima approvazione, addirittura conquistandosi un’assenza di passaggio in aula al Senato e a Montecitorio, grazie all’unanimità in seduta legislativa nelle commissioni Istruzione dei due rami del Parlamento. Sembrerebbe che la documentazione afferente a tale operazione politico/economica del Monti siano conservate nell’archivio di Giovanni Spadolini, che all’epoca era presidente del Senato.

A seguire una bozza di lettera che pare dovesse essere inviata a Monti. Roma, il 16 luglio 1991: “Caro rettore, sono intervenuto stamane su Andreatta prima del voto, che è stato positivo, in commissione. Non ci sono state quindi difficoltà sul piano del bilancio ed entro domani il provvedimento sarà licenziato”.
Un’altra epistola firmata sempre da Spadolini e datata al 23 Luglio 1991, giorno dell’approvazione del finanziamento all’Università Bocconi di Milano: “Le do una buona notizia: dopo ulteriori difficoltà sollevate la settimana scorsa dalla Sinistra indipendente, il disegno di legge sulle Università libere è passato definitivamente stamane in sede deliberante presso la commissione istruzione ed è quindi diventato legge. La prego di darne comunicazione al rettore della Cattolica, perché penso che nessuno provvederà a questa funzione che giustamente tocca a un laico”.

L’indignazione nasce purtroppo spontanea, soprattutto se si pensa che al 2010 la Bocconi ha ottenuto grazie a Monti ben quindici milioni di euro. Ancora oggi, lo Stato italiano paga novanta milioni all’anno per quei finanziamenti allora erogati. Alla Bocconi, un’università privata…

Pasqualina Scalea

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