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26 novembre 2011

UDU: “Studenti italiani oltretassati di 218 milioni di euro”

In Italia si suole dire “ha le tasche bucate” di una persona che spende molti soldi, addirittura sprecandoli.

Diverso è il caso in cui le tasche sono tue ma ti vengono bucate da altri.
Ancor più quando sei giovane, quando sei a carico della tua famiglia, quando studi e cerchi lavoro (magari per pagarti gli stessi studi).

In questo caso quei buchi nelle tasche sono fondamentali.

Ma se le forbici sono nelle mani delle università cosa si dovrebbe mai fare? Niente, pensano molti… ci si deve armare di pazienza e sacrifici e sorreggere le spese che l’istruzione comporta.

Eppure l’UDU (Unione degli Universitari) ha rivelato che questi oneri non sono necessari. Anzi, sono addirittura illegali.

Dopo il caso dell’Università di Pavia, condannata dal Tar a restituire ai suoi iscritti 1,7 milioni di euro, l’Udu ha fatto i conti in tasca agli atenei pubblici: 33 su 61 hanno fatto pagare più del dovuto, rubando agli studenti universitari 218 milioni di euro, di cui 82 milioni (il 37,6%) solo negli atenei della Lombardia.

Questo è quanto ha mostrato la rielaborazione dei dati forniti del ministero dell’Istruzione e riferiti al 2010.
Pavia quindi è lo solo la punta di un iceberg?

Per capire rispetto a cosa gli atenei abbiano sforato, dobbiamo fare un passo indietro e tornare nel 1997.

La legge n.449/97 infatti limita le tasse universitarie al 20% del cosiddetto Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), ovvero il finanziamento di provenienza statale.

Cosa vuol dire?
In termini pratici e usando piccole cifre, se lo Stato stanzia 100 euro per l’università, l’università può chiedere tasse fino a 20 euro.

Secondo l’inchiesta del sindacato studentesco, ben 33 atenei pubblici su 61 non rispettano questa soglia.

L’esubero fuorilegge di ogni ateneo è stato calcolato attraverso il rapporto tra la sommatoria di tutte le tasse studentesche e i fondi ministeriali che arrivano all’ateneo in questione: da questa indagine è scattato l’allarme rosso per tutte le università che superavano la soglia del 20%.

A macchiarsi della peggiore perfomance è l’Università Carlo Bo di Urbino, dove nel 2010 gli studenti hanno pagato in tasse il 36,57% del Ffo, per una somma non dovuta di oltre 7,5 milioni di euro.

Ad occupare il podio nero sono anche l’Università degli Studi di Bergamo (36,52% del Ffo, +5,8 mln), la Ca’ Foscari di Venezia (34,05%, + 9,8 mln) e la Statale di Milano (31,66%).
Dopo Milano ci sono Bologna (28,9 mln, +7,4%) e Torino (21,1 mln, +8,3%).

Emerge chiaramente il dato degli atenei lombardi: tutti oltre il limite previsto dalla legge e da soli il il 37,6% (82 mln) del ‘tesoretto’ in questione.
«Paradossalmente – fa notare l’Udu – quella con la percentuale minore è proprio l’università di Pavia».

L’Unione degli Universitari parla a tutte le università e ai Rettori che, «terrorizzati da ricorsi a catena, attaccano gli studenti: ribadiamo più che mai che il problema vero non siamo noi studenti. Come stiamo denunciando da anni, c’è un problema sostanziale legato al taglio delle risorse per le università».

«Come emerge chiaramente dai dati – spiega il Coordinatore Nazionale UDU Michele Orezzi – l’ateneo di Pavia è solo uno dei 33 atenei italiani che già nel 2010 erano fuorilegge per tasse troppo alte. Un fenomeno che, secondo dati parziali, nel 2011 è peggiorato andando a sfondare il tetto del 20% in altri atenei rendendoli l’assoluta maggioranza. L’effetto domino della sentenza del Tar di Milano è, in sostanza, un fantasma concreto. E il sindacato studentesco vuole andare fino in fondo per difendere diritti e portafoglio degli studenti universitari».

Tuttavia questo non significa che gli studenti si vogliano rivoltare contro le università o che tra questi due protagonisti si debba aprire uno scontro, come se il problema fosse l’università in sé.
Il problema da cui deriva questo esubero invece è la politica di tagli che essa ha subìto.

Infatti come sottolinea Orezzi, «i nostri ricorsi non sono mirati a mettere le università sul lastrico: il problema vero non siamo noi studenti ma il taglio delle risorse per le università. Uscirne è semplice.
La soluzione non è minacciare di togliere i servizi a noi studenti in caso di nuovi ricorsi: è necessario un maggior investimento su scuola, università pubblica, ricerca libera, chiedendo un impegno concreto e urgente al nuovo Governo e al ministro Profumo».

Simona Esposito

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