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19 dicembre 2011

A Napoli affrontati i problemi del Mezzogiorno: i sindacati parlano al Presidente della Repubblica Napolitano

Lo scorso 9 dicembre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha invitato al confronto le istituzioni locali e le forze sociali per discutere sui problemi di Napoli e della Campania.

Il luogo che ha ospitato questo storico incontro è stato la Prefettura: qui i dirigenti nazionali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno deciso di prendere la parola esponendo tutte le problematiche che affliggono la regione partenopea, non mancando di presentare le relative proposte.

Infatti da essi è partita la proposta di svincolare dal patto di stabilità i fondi destinati al finanziamento delle grandi opere, con particolare riguardo allo stato dei trasporti e della sanità.

La lista dei mali però è più lunga e parte dalla formula, la vera ragione, del malessere strutturale: la disoccupazione giovanile è in continuo aumento (intorno al 41%), ed è proprio a causa della mancanza di posti di lavoro e di investimenti che il Pil campano è sotto terra (fermo a – 0,6% senza mostrare segni di inversione negli ultimi 5 anni) continuando ad alimentare la disoccupazione in una spirale recessiva.

La disoccupazione quindi è il sintomo della paralisi del sistema, e quest’ultima è il virus principale che fermenta il debito pubblico della Campania, che si attesta attorno ai 15 miliardi di euro.

Il J’accuse per tale situazione è rivolto alla politica economica adottata dai governi, una politica che ha sempre favorito il Nord e penalizzato il Sud, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi europei condizionati dal mantenimento del patto di stabilità regionale.

La considerazione finale è che la crescita dell’Europa e dell’Italia non possa non partire dal Mezzogiorno, dato che è in esso che sono allocate valide risorse in grado di competere nel mercato globale, grazie soprattutto alle competenze dei lavoratori.

In particolare è intollerabile la mancanza di qualsiasi politica industriale riferita al settore della cantieristica e della meccanica di eccellenza. In questo quadro il Mezzogiorno rischia di essere ulteriormente penalizzato dalle scelte che si stanno determinando su Finmeccanica e Fincantieri.

Di qui l’appello al governo Monti affinché tenga chiara l’esigenza di rilanciare l’occupazione giovanile, soprattutto al Sud, mettendo in pratica politiche che siano quanto più armoniose possibile con le esigenze di quella (gran) parte dell’Italia che è il Meridione.

Al termine dell’incontro il Presidente ha dichiarato di aver trovato un forte senso di consapevolezza e responsabilità tra i dirigenti sindacali e non ha mancato di sottolineare che il governo coinvolgerà le regioni meridionali nel cosiddetto Obbiettivo 1, avendo essi diritto all’uso dei fondi strutturali.

“È importante– ha aggiunto Napolitano che tra i successivi passi ci sia anche l’apertura di un dialogo, diciamo un flusso di rapporti, tra nuovo governo, istituzioni rappresentative e forze sociali di Napoli.”

Una giornata tutto sommato positiva e propositiva.

Tuttavia la sua reale efficacia si dimostrerà solo nel lungo periodo, quando i fatti diranno se sono state tenute in conto le richieste dei sindacati e se si è veramente entrati nel cuore del problema napoletano e meridionale.
Perché la verità è che sul futuro del Mezzogiorno non si accettano più compromessi.
Non vogliamo più fughe di cervelli, non vogliamo più emorragie di giovani talentuosi.
Vogliamo, chiediamo serietà, chiediamo gli strumenti per reggerci sulle nostre gambe.

Stavolta il messaggio nella bottiglia deve essere letto, perché non possiamo permetterci che venga perso un’altra volta in mare.

Simona Esposito

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