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3 dicembre 2011

Il caso del venticinquenne condannato per trolling

Da citare fra i più evidenti ed interessanti esempi di sottoculture dell’era di internet, il trolling consiste nel pubblicare in forum, pagine di discussione e simili, frasi deliberatamente offensive, volgari, fuori luogo, con lo scopo dichiarato di attirare lo sdegno degli altri utenti: alcuni casi di trolling possono arrivare ad essere particolarmente elaborati (la creazione di finte campagne in difesa di o contro certi ideali) o riusciti al punto di scatenare le cosiddette flame wars, situazioni in cui anche gli altri utenti sono fomentati al punto da attaccarsi tra loro.

Per sua natura, il trolling trova terreno fertile in ambienti in cui si prendono posizioni nette (gruppi dedicati al cinema, alla musica o alla politica), si nutrono forti credenze (gruppi religiosi), o si commemorano eventi spiacevoli. Soprattutto in quest’ultimo caso, di recente in gran voga, non è raro che si giungano a superare limiti ritenuti da molti quelli del buonsenso. Anche dalla legge, a volte.

Sean Duffy, venticinquenne di Reading, in Inghilterra, ha finito per essere tratto in arresto, alcuni mesi fa, proprio per la sua lunga ed efferata attività di troll tra il social network Facebook e Youtube: la sua “strategia” consisteva nel prendere di mira pagine Facebook commemorative di morti tragiche di giovanissimi, per poi continuare ad infierire postando video su Youtube.

Tra le “vittime” di Duffy la sedicenne Hayley Bates, morta in un incidente d’auto nel Settembre 2010: il giovane aveva commentato la foto dei fiori sul punto dell’incidente con la frase “Auto usata in vendita, unico proprietario”, oltre a modificare fotografie della ragazza aggiungendovi croci e cicatrici.

Altri bersagli, la quattordicenne Lauren Drew, morta in seguito ad un attacco epilettico, e Natasha MacBryde, quindicenne morta suicida lanciandosi sotto un treno a Bromsgrove, Worcestershire. In questo caso Duffy aveva pubblicato su Youtube un video intitolato “Tasha the tank engine” e scritto nella pagina commemorativa frasi come “Mi sono addormentata sulle rotaie, lol”.

Ultimo bersaglio, il quattordicenne Jordan Cooper, ucciso a coltellate: Duffy gli aveva “dedicato” una pagina intitolata “Jordan Cooper a pezzi” ed un video su Youtube.

Poi l’arresto, con l’accusa di avere “causato indicibile dolore ad amici e familiari già afflitti dalla perdita di una persona cara”. Duffy è stato condannato a 18 settimane di carcere, una pena quasi simbolica, dunque, e l’interdizione dall’uso di siti come Youtube e di tutti i social network per cinque anni, con l’obbligo di informare la polizia se usa un telefono cellulare con accesso a internet.

Pare che Duffy soffra della sindrome di Asperger e di problemi di alcolismo, oltre a condurre una vita solitaria ed alienata: Andrew MacBryde, padre di una delle vittime, ha dichiarato di essere dispiaciuto per “un uomo molto solo che sfortunatamente ha provato ad attirare l’attenzione nel modo più disgustoso possibile”, ma di sperare che la sentenza “mostri agli altri troll che non sono anonimi, e che possono essere presi se continuano i loro spregevoli giochi”.

Pasquale Parisi

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