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22 dicembre 2011

Il monopolio delle foto di laurea: occhio alla truffa!

Tallonati dal fotografo il giorno della laurea. A chi di noi non è capitato?

Così mentre uno è lì, seduto nella sua poltroncina, teso come una corda di violino, ecco farsi largo tra la folla il solito signore armato di macchina fotografica che, approfittando della particolarità del momento, piomba su genitori e parenti vari imponendo un’assurda regola non scritta: solo il fotografo autorizzato dall’università può scattare e vendere le foto.

Ma non finisce certo qui.

Quest’imprecisata legge obbligherebbe, infatti, gli interessati al pagamento anticipato della prestazione, prima ancora che gli scatti siano effettivamente sottoposti al giudizio dei compratori.

Non è affatto raro, quindi, ritrovarsi a fine seduta con in mano foto in cui si è riusciti male e che, stante l’obbligo dell’anticipo, non possono essere rispedite al mittente.

A Napoli, ad esempio, pare sia vietato farsi scattare le foto da amici e parenti. Qui la regola è pagare poco dopo la discussione.

Spesso il fotografo “autorizzato” chiede una somma pari a 60 euro per un totale di 10 foto. Ed è qui che si consuma la beffa.

Dopo pochi giorni i neo dottori ritirano il loro acquisto e sorpresa: le foto scattate non sono le 10 pattuite, ma sono 5 (nonostante i 60 euro).

Ovviamente non c’è solo Napoli.

Stesso andazzo a Roma, dove la regola si conferma nella stessa identica formula.

Come si evince dalla testimonianza di Laura.
“Durante la discussione – dichiara la neo laureata – “né la mia famiglia né i miei amici hanno potuto utilizzare la loro macchina fotografica perché era vietato. All’interno dell’aula c’era un fotografo non mandato da me che mi ha scattato le foto. Una volta finita la discussione, mi ha fermato sulla porta e mi ha chiesto se volevo acquistare le sue foto. Ovviamente gli ho dovuto dire di sì perché altrimenti non avrei avuto neppure un ricordo di quel giorno, visto che ai miei amici è stato proibito l’utilizzo di ogni apparecchio”.

Un monopolio in piena regola, un business bello e buono che muove cifrette mica da ridere, considerando quello che molti sono “costretti” a spendere per un servizio sulla cui qualità, tra l’altro, non esistono adeguate garanzie.

In altre parole: nessun diritto di recesso, ma, soprattutto, nessun libero esercizio della volontà di acquisto (o compri le foto “autorizzate” oppure addio ricordi di laurea!).

Una bella fregatura, non vi pare?

Matteo Napoli

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