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13 dicembre 2011

Intervista a Wiam, scappato dalla guerra in Libano per diventare un Ingegnere

Nascere in Italia è considerata, in questo momento, una sfortuna.
A volte, però, bastano storie come quelle di Wiam, ragazzo venuto a studiare in Italia dopo lo scoppio della guerra in Libano, per ricordarci due aspetti fondamentali della nostra condizione.

Il primo è che, tutto sommato, dobbiamo sempre e comunque considerarci fortunati nell’essere italiani. Sembra poco ma, cinicamente… poteva andarci peggio.

Il secondo è che tanto è stato fatto affinché questo pezzo di terra divenisse un luogo libero, una fervente culla per studiare, apprendere e divenire geni, artisti e poeti e proprio nei momenti di difficoltà, quando si perde la cognizione del contesto, è bene ricordarsi che basta fare pochi passi e aprire la finestra per conoscere mondi solo apparentemente diversi dal nostro che ci dimostrano quanto sia importante, ora più che mai, difendere quel poco che abbiamo affinché nessuna casta e nessuna mafia possa mai portarcelo via.

Wiam, come mai hai deciso di venire a studiare in Italia?
Ho deciso di venire a studiare in Italia perché in Libano c’era la guerra. La guerra in Libano è scoppiata nel 1974, praticamente l’anno della mia nascita. Ho vissuto in Libano fino al 1993 e durante tutta la mia permanenza c’era la guerra civile, quindi da quando ero bambino volevo fuggire da questa situazione pesante e direi insopportabile.

Com’è stata l’accoglienza nel nostro paese?
L’accoglienza della gente direi che è stata ottima, i problemi burocratici invece sono stati tanti ….. la burocrazia ovviamente è un problema anche per gli italiani ma quando si tratta di uno straniero da poco in Italia che ancora non conosce bene la lingua e la cultura i problemi vengono elevati all’ennesima potenza!

Che difficoltà incontra uno straniero a studiare in un ateneo italiano?
All’inizio il primo problema ovviamente è di natura linguistica, quando sono arrivato nel 1993 gli stranieri non potevano avere la borsa di studio e c’erano pochissimi posti letto presso la casa dello studente riservati agli studenti stranieri. All’università di Bari, per esempio, nel 1993 c’erano solamente 25 posti letto riservati agli stranieri. Da un po’ di anni per fortuna la situazione è cambiata, infatti gli studenti stranieri possono avere la borsa di studio e la casa dello studente come gli studenti italiani.

Sei stato oggetto di discriminazione?
Direi di NO!!! Ma avendo degli amici stranieri ho notato che generalmente l’ atteggiamento dell’Italiano nei confronti dello straniero cambia in base ai tratti somatici e al colore della pelle. Infatti gli stranieri che hanno tratti somatici simili ai tratti somatici italiani raramente vengono discriminati. Quelli che invece hanno tratti somatici o colore della pelle diversi vengono maggiormente discriminati!
Oltre a ciò la conoscenza linguistica è importante e infatti lo straniero che parla bene l’italiano è meno discriminato.
In conclusione uno straniero che ha le sembianze italiane e parla bene l’italiano (anche se con accento straniero) direi che non è discriminato. In caso contrario finisce per essere un po’ discriminato.

Qual è il problema maggiore per chi arriva dall’estero?
Il problema maggiore per uno straniero è il rinnovo del permesso di soggiorno. I tempi sono lunghissimi e allontanarsi dall’ Italia quando il permesso è in fase di rinnovo spesso è problematico! Oltre a tanti altri problemi come potrebbe essere l’apertura di un conto corrente o chiedere un piccolo finanziamento. Infatti ti chiedono spesso il permesso di soggiorno e non accettano la ricevuta di rinnovo!!!
Gli altri problemi invece sono di natura linguistica o sono legati alle differenze culturali tra il paese di origine e il paese ospitante. Ciò ovviamente oltre ai problemi economici in fase iniziale di ricerca di un impiego.

Proprio a questo riguardo, come riuscivi a finanziare i tuoi studi?
All’inizio non avendo la borsa di studio facevo spesso il cameriere per poter finanziare i miei studi. Negli ultimi 2 anni d’università avendo la borsa di studio ho lavorato meno e mi sono concentrato di più sugli studi.

Sei riuscito ad integrarti?
Direi di si …. mi sono integrato benissimo. Per potersi integrare in una società ospitante la regola numero 1 è avere amici della stessa società. Va bene avere amici dal paese d’origine per non dimenticare le origini e la proprio cultura ma avere amici solo del proprio paese penalizza molto il processo d’integrazione nella società ospitante!

Attualmente qual è il tuo lavoro?
Attualmente vivo a Roma e lavoro in uno studio associato di ingegneria (sono laureato in ingegneria meccanica), prestiamo consulenze ed effettuiamo progettazione per le aziende

Pensi che l’Italia abbia capito quanta ricchezza c’è nell’unione di più culture?
Penso che l’Italia sia un po’ in ritardo nel campo dell’immigrazione, dovrebbe cercare di attirare di più gli studenti stranieri come fanno paesi quali la Germania o la Francia. Infatti le università francesi e tedesche sono piene di studenti provenienti dai paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India, creando in questo modo un ponte culturale e scientifico che favorisce molto lo sviluppo culturale ed economico.
In Francia uno studente extracomunitario che si è laureato nel suo paese d’origine ed arriva in Francia per convalidare il suo titolo di studi, dopo la convalida può presentare la domanda per la cittadinanza dopo soli 3 anni di residenza. Invece, se oltre alla convalida della laurea fa un master, può presentare la domanda dopo soli 2 anni!!!! Nel caso invece che il cittadino extracomunitario non è laureato ci vogliono 5 anni di residenza; In Italia invece non c’è nessuna differenza tra laureato e non laureato e per gli extracomunitari bisogna comunque aspettare 10 anni per presentare la domanda e dopo la presentazione bisogna aspettare nel miglior dei casi da 4 a 5 anni per avere la cittadinanza !!! In conclusione se l’Italia vuole avere un’ economia più dinamica e all’avanguardia a livello internazionale, i politici italiani devono togliere i paraocchi e avere una visione a 360° attirando il più possibile studenti e ricercatori che arrivano dai paesi in via di sviluppo. Ciò alla lunga può sicuramente risultare una vera ricchezza economica e culturale per il paese Italia!

Tommaso Ceruso

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