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16 dicembre 2011

L’Italia del brutto anatroccolo

Nero.

Un semplice colore, anzi, una mancanza di colore.

Vediamo nero quando qualcosa assorbe tutte le radiazioni che siamo in grado di vedere, quando qualcosa ci priva di una così limpida e trasparente visione del mondo, sotto i colori convenzionali ai quali siamo abituati. Il nero è una situazione deficitaria che delinea qualcosa che per una sua proprietà intrinseca è destinato a rimanere nell’ombra. E ciò che è in ombra, che è nascosto o sconosciuto, fa paura.

Sarà proprio questo essere deficitario che ha condannato il nero ad assumere vari significati di negatività, di pessimismo, di lutto, di contrasto e di profanità, ma dietro tutto rimane anche un grosso spiraglio di potenzialità. Il nero è simbolo di forza, di autorità, di classe ed eleganza.

Nero come la notte.

Quella notte appena iniziata, del 7 dicembre 2011, nella quale una ragazza di 16 anni finisce in ospedale a Torino in preda alla disperazione. Violentata, questo è il racconto e, senza troppo indugiare, la diagnosi.

Capelli ricci, neri, una cicatrice sul volto, come un taglio. Non parlano italiano e dall’aspetto sembrano zingari. Puzzano da morire. Sono in due, sono forti e quella notte, in un quartiere come tanti di Torino, hanno rubato la verginità di “Sandra”, che poi sia questo il vero nome o un nomignolo datole per rispettare quel poco che resta della sua privacy poco importa.

La storia è una di quelle forti, c’è lo zingaro, c’è la violenza, c’è la verginità e c’è immancabilmente la religione. «Mi ha sempre detto di voler arrivare pura all’altare» commenta la religiosissima madre ai giornalisti di Repubblica.

Ci sono tutte quelle componenti che fanno la differenza tra il fatto di cronaca e il Fatto, quello con la lettera maiuscola, quello da prima pagina. Che poi la storia non convinca affatto per una serie di particolari evidenti, impossibili da sfuggire all’attento investigatore, questo non importa.

Lo zingaro è l’uomo nero e come tale va soppresso. L’autorizzazione è implicita, il consenso popolare pure. Se bruci la casa dell’uomo nero non sei un assassino, sei un eroe. Quella notte, in quel di Torino, brucia il campo nomadi, e con lui bruciano le case, gli affetti e quelle poche cose che gli occupanti tenevano con loro. Si, perché anche i nomadi, a modo loro hanno degli affetti. E anche i nomadi se gli bruci la casa si incazzano, ma nonostante tutto abbassano la testa e cominciano a ricostruire, sono nomadi e non riceveranno né il cordoglio e né l’aiuto di tutti i capi di Stato, anzi.

Peccato che “Sandra” si è inventata tutto.
Quel pomeriggio aveva deciso di consumare il suo primo rapporto sessuale con un 23enne con il quale aveva una relazione. E’ bastato il fatto di essere stata notata dal fratello, mentre rincasava, con una macchia di sangue sugli indumenti a scatenare la follia: coprire un gesto libertino con una scusa orribile, infamante, forse per paura di una reazione spropositata da parte dei genitori, anzi, sicuramente.

Nell’oscuro dilemma etico figlio di italiana tradizione è meglio una figlia illibata o una figlia stuprata? Nel dubbio, bruciamo le case dell’uomo nero.

Nero come la pelle.

Capita anche che in una città modello di civiltà e di progresso come Firenze qualcuno decida di scendere in strada e riempire di piombo il diverso, anzi, l’uomo nero. Si, sempre lui.

Gianluca Casseri è un 50enne non come tanti.
Lui è un lupo solitario, si diletta a scrivere miti nordici e novelle dell’orrore.
Lui è uno dell’estrema destra, un neofascista si definisce, vicino agli ambienti di Casa Pound. Uno di quelli al quale il nero ed il diverso provocano un rash cutaneo.

Casseri decide di essere “un giusto” in un mondo di sbagliati, scende in strada con la sua 357 Magnum, uccide due senegalesi e ne ferisce un altro all’addome. I due uomini di 40 e 54 anni muoiono così, davanti alle centinaia di donne, uomini e bambini che affollano il mercato rionale. La loro pelle si è tinta di rosso in un giorno di dicembre come tanti altri ed uno ha abbandonato la vita stringendo tra le mani una felpa, l’altro cercando di correre via dalla falce della morte, che invece l’ha raggiunto tramutata in pochi grammi di metallo dalla forma troncoconica.

Casseri sparerà ancora, sempre contro l’uomo nero. Ferirà un 32enne e un 42enne. La loro colpa? Essere senegalesi e vivere in Italia.

L’ultima volta che Casseri aprirà il fuoco lo farà su se stesso, chiudendo una storia, punendosi da solo per quel gesto, secondo lui eroico, secondo tutti folle. Finirà proprio come gli uomini neri, ironia della sorte, forse a ricordargli che lui non era poi così diverso da loro.

Nero come Calimero.

“Tutti ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però”

Questa è una storia che ricorda tanto la storia del personaggio nato dalla fantasia di Nino e Toni Pagot e Ignazio Colnaghi nel lontano 1963.
E’ la storia di una ragazzina di 12 anni, alunna di una scuola media di Caserta che si ingiustamente si vede abbassare dall’insegnante di Geografia il voto meritato e sudato. Puntuale chiede spiegazioni ottenendo una risposta di quelle che suonano più fredde, squallide ed incomprensibili che si possano anche solo immaginare: “Tu non sei come gli altri, sei nera“.

Chi di dovere fa le sue indagini, i compagni di classe confermano la versione e l’insegnante finisce in malattia. Per un po’ non farti più vedere, probabilmente questo gli sarà stato consigliato dai superiori.

Vera o non vera, questa è una storia che fa comunque riflettere, in quanto sintomo di un malessere comune in molte scuole d’Italia. La verità e la giustizia la lasciamo appurare e compiere a chi di competenza.

Nero come l’estremo.
Estremo è già di per se un aggettivo che implicitamente descrive qualcosa che è oltre, sopra le righe del normale e del tollerabile.

Quando alla parola estremo si uniscono quelle di fascismo, neofascismo, xenofobo e antisemita i dubbi sono fugati, si parla proprio di quel nero che come una macchia d’inchiostro si prodiga, giorno dopo giorno, in favore di una riconquista della purezza di razza e degli interessi nazionalisti.

La città è piena di loro scritte, la vernice è rigorosamente nera ed il messaggio e di quelli che uno associa subito alla matrice neofascista o peggio ancora neonazista. Loro hanno anche una rivista bimestrale chiamata “Insurrezione”, un nome un programma. Obiettivo: coinvolgere tutti i movimenti e le falangi dell’estrema destra e coalizzarle per l’attuazione di una guerra rivoluzionaria. Nome: Militia, uno dei più aggressivi movimenti estremisti romani. Nemici: tanti, dal capo della Comunità ebraica Riccardo Pacifici al sindaco Gianni Alemanno passando per personaggi del mondo politico come Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Renato Schifani e perfino George Bush. Una destra contro la destra. Militia è nemica di Casa Pound e di Forza Nuova. Militia forse ha addirittura attentato alle sedi di Forza Nuova. Militia ora è nelle mani dei Carabinieri del ROS che dopo 5 arresti e 11 perquisizioni cominciano a vederci più chiaro.

Associazione a delinquere, diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, apologia di fascismo, minacce. Sono solo alcuni dei reati di cui i ragazzi di Militia dovranno rispondere. E forse anche il mito secondo il quale in Italia si processano solo estremisti di sinistra potrebbe essere abbattuto.

Nero. In fondo si, è solo un (non)colore.

La quarta edizione dello studio “Transatlantic Trends: Immigration”, presentato ieri a Roma ha sondato l’opinione pubblica americana e di cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna, su vari aspetti del dibattito in tema di immigrazione e integrazione.

I risultati? Sorprendenti, anche se non troppo.

Nonostante i continui episodi di violenza che ai giornali piace tanto portare agli onori (anzi, agli orrori) delle cronache, come quelli di questa settimana che seppur gravi rappresentano solo la punta della punta di un iceberg, siamo in realtà un popolo di angioletti. I più tolleranti in Europa, e forse questa non è tanto cosa nuova, altrimenti non si spiegherebbe il perché del bum di immigrazione verso il nostro paese che, se non altro, non brilla per la florida economia.

Generosi. Il 68% è disposto ad accogliere chi lascia il proprio Paese per sfuggire alla povertà (68%), alle persecuzioni (71%), ai conflitti armati (79%) e ai disastri naturali (79%).

Paurosi. L’80% teme l’immigrazione irregolare e il 74 per cento è convinto che gli immigrati presenti siano per lo più clandestini: un dato quasi opposto a quello tedesco dove solo il 13% pensa agli immigrati come a degli irregolari.

Insoddisfatti. L’83%, infatti, giudica insoddisfacente l’operato in materia del Governo.

Ed i razzisti italiani quanti sono statisticamente? Circa il 20% della popolazione secondo lo studio.

Infatti dimostriamo di essere ciò che le statistiche dipingono di noi, per ogni gesto di razzismo ce ne sono centinaia di solidarietà, ciò afferma e sottolinea anche la forza giovane, solidale e culturalmente evoluta degli abitanti della nostra penisola. Primi fra tutti gli studenti universitari, ai quali personalmente ho ritenuto opportuno lasciar trarre le conclusioni.

«Penso che sia anche una cosa istintiva quella di considerare malvagio chi è diverso, ma poi la ragione e la cultura ti insegnano che in realtà non è così» dice Marco, studente di comunicazione.

Secondo Noemi, studentessa di medicina, invece «Il problema è che molte persone extracomunitarie o rom vivono rubando oppure facendo del male agli altri e questo alla fine determina l’opinione pubblica e va a svantaggio anche di quelle persone straniere che invece sono gente perbene.»

E’ di tutt’altro avviso Annalisa che commenta con «La cosa che mi da fastidio dell’Italia è che spesso se un italiano fa qualcosa ad un altro italiano la cosa passa quasi inosservata ma se un italiano lo fa ad uno straniero succede il putiferio.»

Alessia invece, studentessa di scienze politiche, esprime le sue considerazioni sulle cause alla base dell’intolleranza «Innanzitutto penso che questo sia il risultato di una politica retrograda e razzista che invece di spingere all’integrazione incita alla xenofobia, inoltre ritengo che con il crescere dei disagi per cause economiche ci si accanisce contro chi consideriamo usurpatore di un nostro diritto quando in realtà questo cerca solo di far valere i propri diritti.»

Mirko Carnevale

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