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22 dicembre 2011

Monti tra scuola, formazione insegnanti, università: che si fa’?

Monti prima o poi doveva arrivare a quelle “questioncine” rognose che ci riguardano più da vicino. Scuola, istruzione, formazione. Come fare? Dove andare? Quali pesci prendere e soprattutto in quale “micro-mare” di questo oceano all inclusive in piena burrasca?

Oggi il nostro Monti dovrà metter a tacere alcune incombenze. La prima in lizza? La questione formazione dei nuovi insegnanti italiani! Sono tre anni che il “problema” “vegeta” in uno stato di “impasse”, nonostante siano passati sempre tre anni dalla stesura del nuovo regolamento per la formazione. Le voci a tal proposito parlerebbero di una voluta stasi della questione per un obiettivo chiarito: formazione solo pro reclutamento. Quindi, visto anche lo stato di allarme dei reclutamenti emerge nitida la possibilità che non basteranno tre anni a smuovere e a districare la situazione. Se la formazione deve esserci solo in caso di una ipotesi di assunzione: “siamo fritti!”.

Altra “ferita aperta”: ovviamente, naturalmente, prevedibilmente… la tanto odiata riforma universitaria.

Ora la questione più imminente sembra essere un’azione “energica” per fronteggiare la grande ondata di pensionamenti. La cosa che attualmente sembra essere diventato un dato di fatto è la nuova modalità di assunzione dei docenti (nonostante gli “scontri” sul tema tra Cun e Anvur): ciascuna università potrà assumere in autonomia nuovi docenti; solo successivamente si valuterà la “saggezza” e la “bontà” di siffatte scelte. Ovviamente, ci saranno premi e castighi per tutti!

A questo punto, a noi “umani medi”, che non abbiamo scelto ne scelta, non ci resta che prendere per buono questo approccio e restare a guardare per capire se esistono degli effettivi margini di validità di questa modalità di reclutamento e di giudizio post sui docenti.

Oggi quello che ciascuno di noi si aspetta e si augura è che il Ministro Profumo (e Monti soprattutto) decida al meglio per le “nostre sorti”. Lo stato in cui verte l’economia nazionale, il mondo universitario e la società tutta è così precario, incerto e spesso degradato che forse potrebbe bastare davvero poco, un micro sforzo ma fatto “con criterio”, perché ciascun italiano ritorni a credere in una Italia migliore, in “meccanismi funzionanti”, in un futuro a cui poter ancora guardare con fiducia.

Pasqualina Scalea

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