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Storia interna ed esterna delle Scienze della terra

Redazione Controcampus 23 Dicembre 2011
R. C.
18/09/2021

Il gruppo di discipline che studiano la Terra e i suoi rapporti con gli altri corpi dell’Universo, la sua costituzione e la sua struttura, nonché i fenomeni fisici e biologici che la hanno interessata nel corso dei tempi, i processi di continua trasformazione ed evoluzione che ancora caratterizzano la sua crosta superficiale, gli stretti legami tra tutte queste caratteristiche e le sue attività umane, vengono comunemente denominate Scienze della Terra.



La storia delle Scienze della terra è legata all’interesse per la natura, che è sempre stato vivo nell’uomo fin dalle epoche preistoriche. I testi più antichi riportano attente descrizioni di fenomeni naturali, accompagnate da interessanti interpretazioni, spesso precorritrici di concetti moderni.
Le grandi civiltà antiche, da quelle asiatiche a quelle messicane, tennero in gran conto lo studio degli astri, che secondo gli studiosi di allora influivano in modo decisivo sulle vicende umane, ed innalzarono grandi osservatori per scrutare la volta celeste. Già alcuni millenni prima di Cristo i pianeti più vicini erano ben noti per il loro movimento rispetto alla fissità delle stelle, la Terra era ritenuta un corpo sferico posto al centro del Sistema Solare e dell’Universo.

Fin dalla preistoria ci sono pervenuti i menhir, enormi pietre, o primitivi obelischi, che si possono osservare non solo in Inghilterra ed in Francia, ma anche in Puglia ed in Sardegna: questi rozzi monumenti venivano infissi al suolo in filari o in forme circolari che rispettavano rigorosamente certi dati astronomici, come ad esempio la direzione del levar del sole ad una certa data.
In contrapposto all’antica concezione tolemaica (Tolomeo vissuto circa fra il 100 e il 178 d.C.) che riteneva la Terra al centro del Cosmo, nel XV secolo nacquero i precursori che portarono alla rivoluzione copernicana, cioè alla formulazione del sistema eliocentrico, con il sole situato al centro dell’Universo. In tempi più recenti, grazie anche all’invenzione di nuovi strumenti di osservazione, è apparso sempre più chiaro che la Terra è situata, con il Sistema solare, in un punto non definibile di questo spazio costellato di corpi celesti e di rada materia interstellare detto Universo.
A partire dal ‘500 l’osservazione sul terreno di strati, rocce e fossili si fa sempre più precisa, ma la geologia non è ancora nata come scienza autonoma: si deve attendere la rivoluzione galileiana e l’uso di strumenti precisi per osservare e misurare.

L’uomo si è interessato da tempi lontanissimi al pianeta Terra e ai fenomeni naturali, non solo per la sua innata curiosità, ma perché è dalla Terra che prende tutto ciò di cui ha bisogno.
Tuttavia la gran complessità dell’oggetto di studio, ha fatto sì, che solo fra il 1700 e il 1800 la Geologia (discorso sulla Terra) prendesse forma come nuova ed autonoma scienza.

Successivamente, il procedere delle conoscenze ha fatto sviluppare dalla geologia classica (fondata sul metodo analitico-descrittivo) altre numerose discipline, nate al confine con diverse scienze, come la Geofisica, la Geochimica, la Paleontologia; perciò attualmente si parla di Scienze Geologiche o Scienze della Terra.
Per cercare di comprendere meglio, come e perché, si sia sviluppata storicamente la Geologia, bisogna collocare l’enorme bagaglio di cognizioni di questa disciplina in una prospettiva storica, nei diversi contesti culturali dove si è andato formando.
Ecco alcune tra le tappe più significative, esposte in maniera molto schematica, del difficile cammino che la Geologia ha dovuto percorrere tra Filosofia, Biologia e Chimica.

La Geologia nasce come Stratigrafia, intorno alla seconda metà del 1700, per esigenze pratiche connesse allo sviluppo dell’attività mineraria, per opera di un mineralista e ingegnere tedesco Johann Gottlob Lehmann (1719-1767), che nel 1756 pubblicò la classificazione delle rocce in: montagne primitive (rocce di origine chimica, anteriori all’origine della vita e prive di fossili), montagne stratificate (rocce fossilifere formate dalle particelle erose dalle precedenti) e montagne di trasporto (rocce superficiali, recenti).

La classificazione di Lehmann non era un semplice strumento operativo: ordinando le rocce in conformità a criteri genetico-temporali, piuttosto che puramente composizioni, questa classificazione andava ad inserirsi perfettamente in quell’intensissimo dibattito che aveva coinvolto scienziati, filosofi ed uomini di Chiesa, riguardo alla natura dei fossili e l’origine delle montagne e dei continenti.
È opportuno rilevare come la classificazione di Lehamann, che individuava solo le rocce sedimentarie su quelle chimiche, era il frutto di uno studio effettuato quasi esclusivamente, sul bacino evaporitico tedesco dello Zeichestain che in quel periodo cominciava ad essere intensamente sfruttato con l’attività mineraria.
Uno dei problemi più grossi, cui si trovavano di fronte i primi stratigrafi del 1700, era quello dell’età della Terra; la Chiesa attribuiva alla Terra, tramite uno studio effettuato attraverso il computo delle generazioni successive e degli avvenimenti registrati dalla Bibbia, un’età di circa 5000 anni.
Questa data aveva una gran credibilità presso gli ambienti scientifici, ma non poteva spiegare, in un così breve lasso di tempo, l’esistenza di rilevanti accumuli di sedimenti, il sollevamento d’intere catene montuose e la presenza dei fossili delle rocce; fossili che le ricerche paleontologiche, già intorno alla seconda metà del 1700, avevano mostrato essere il resto di un passato organico non più vivente e non stranezze mineralogiche.
Dopo Lehmann, un grandissimo contributo alla nascita della Geologia, fu dato dallo scozzese James Hutton (1726-1797).

Hutton formulò il principio dell’Uniformismo (uguaglianza dei fenomeni d’oggi e del passato), l’esistenza di una dinamica terrestre ciclica (ciclo d’erosione e ciclo litogenetico), una genesi comune di tutte le rocce dal raffreddamento del magma (plutonismo).
Ma il contributo maggiore dato dallo scozzese, prezioso per consentire il futuro sviluppo della geologia, fu l’affermazione di un tempo geologico lunghissimo e non quantificabile dalla mente umana: “Nessuna traccia di un inizio, nessuna prospettiva certa di una fine”.
Le idee di Hutton risentivano fortemente del contesto culturale in cui operava, ancora fortemente influenzato dai grandi costruttori di Sistemi filosofici del Seicento: Cartesio, Leibniz e soprattutto Newton.
Il sistema di Hutton tendeva a raffigurare la Terra come una macchina newtoniana perfetta, regolata da leggi proprie ed immutabili, una macchina autoregolantesi e funzionante in tempi senza un principio e senza fine; in questo sensova capita la sua frase: “Il presente è la chiave per spiegare il passato”.

Un’altra figura emblematica e singolare di “geologo puro”, a cavallo fra il 1700 e il 1800, è quella di William Smith (1769-1839) inglese, topografo ed ingegnere; egli introdusse in Geologia il fondamentale concetto di correlazione stratigrafica: l’età degli strati poteva essere stabilita in base al contenuto fossilifero che consentiva datazioni relative.
Smith per l’elaborazione delle sue idee si servì degli studi paleontologici del suo contemporaneo Crouvier; scopritore dell’anatomia dei vertebrati, nei quali si elaborava il concetto d’estinzione.
Cruovier era il massimo esponente dei Catastrofisti, gruppo di pensatori che, in opposizione alle idee di Hutton, affermava che la storia geologica procedesse per drastici mutamenti e avvenimenti catastrofici (cataclismi, diluvi, ecc.).

Le basi teoriche dei Catastrofisti erano debolissime, ma le loro teoria ebbe molto successo, per tutta la fine del 1700 e la prima parte del 1800, perché corrispondeva a quell’aspettativa di drastiche rivoluzioni che infiammava gli animi di molti europei; la teoria catastrofista inoltre, pur parlando di tempi molto lunghi, non andava direttamente contro la Bibbia: il diluvio Universale era uno delle tante catastrofi, le estinzioni erano compensate da altrettante Creazioni Divine.
Cruovier aveva introdotto le datazioni su basi paleontologiche, il Catastrofismo e il lavoro pazientedi smith ponevano la basi per una periodizzazione della storia della Terra; è su questa base culturale che operò Charles Lyell (1797-1875) ritenuto da molti, forse con troppa enfasi, il fondatore della moderna Geologia.
Lyell seppe cogliere la lezione uniformista di Hutton collocandola nel quadro della nuova stratigrafia; il successo che ebbe il suo libro “Principes of Geology” fu enorme, dovuto anche all’ottimo stile dell’opera; Darwin stesso ne subì un’influenza determinante, come testimoniò più volte lo stesso biologo.

In Geologia, Lyell introdusse il principio dell’Attualismo ( gli eventi del passato si spiegano con forze ancora operanti e osservabili), principio che ricorda l’Uniformismo di Hutton,ma se per se Hutton questo implicava uniformità dei fenomeni di oggi e del passato; per Lyell è uniformità delle leggi di natura, che non esclude trasformazioni e cambiamenti della Terra nel tempo.
In Stratigrafia lyell accolse le unità lito-paleontologichedi Smith e ne aggiunse altre tipizzate in alcune località del continente.
La teoria di Lyell può essere chiamata anche “Gradualismo”: piccole trasformazioni ripetute nel tempo portano a grandi variazioni.
Questa concezione era il frutto dal periodo storico-culturale in cui visse Lyell: con la caduta delle monarchie e la conclusione del ‘700 in un’era di rivoluzioni, gli intellettuali cominciarono a vedere il cambiamento come parte normale dell’Ordine Universale, non più come qualcosa di aberrante ed eccezionale.

Per tutto il 1800 la Geologia è stata essenzialmente “nazionale”, legata ai singoli luoghi a o problemi applicativi circoscritti nello spazio: canali, gallerie, miniere; gli stessi dibattiti teorici, come la disputa fra il fisico Lord Kelvin ed i geologi riguardo la durata dei tempi geologici, avevano avuto interesse localistico, muovendosi all’interno di climi culturali specifici di ciascuna nazione.
A fine ‘800 inizio ‘900 lo sviluppo impetuoso dell’industria e delle comunicazioni aveva certamente apportato nuove conoscenze, prima impensabili, come quelle sulla struttura profonda delle Alpi, messa in luce dalle grandi gallerie transalpine,e la scoperta sulla radioattività che aveva posto le basi per superare il dibattito sulla durata dei tempi geologici; ma il carattere essenzialmente osservato e descrittivo della Geologia Classica non era mutato sostanzialmente, né era mutata la propensione essenzialmente “intuitività” dei geologi.

Le grandi esplorazioni geografiche avevano però allargato il campo del dibattito, una visione globale dei problemi si sarebbe prima o poi imposta.
All’alba del ‘900 già si vedevano le premesse di quella che sarebbe stata una “ teoria globale” capace di predire i risultati sperimentali piuttosto che essere da questi indotta.
I punti di forza di questa vera e propria rivoluzione delle Scienze della Terra saranno costituiti dalla Geofisica, che nasce nei primi anni del ‘900, e dai tantissimi data sui fondi oceanici, ottenuti grazie allo sviluppo della oceanografia geologica, fortemente finanziata dalle compagnie petrolifere, intorno agli anni sessanta.
Già ai primi del ‘900, il climatologo e geologo tedesco Wegner con la sua teoria della “Deriva dei Continenti” aveva tentato l’elaborazione di una visione geologica generale; ma egli non sfruttava le enormi possibilità che gli erano offerte dalla geofisica rimanendo ancora saldamente legato al metodo induttivista, inoltre vagliava in maniera molto selettiva i tantissimi dati paleontologici, paleoclimatici, petrografici, che si avevano in letteratura scientifica.

Come scrisse il geofisico E.W. Berry, intorno al 1926: “ A mio avviso, il metodo di Wegner non è scientifico; segue il corso familiare di un’idea iniziale, con una ricerca selettiva nella letteratura esistente di prove a favore, ignorando la maggior parte dei dati in contrasto con l’idea stessa e terminando in uno stato di auto-ebbrezza in cui l’idea soggettiva giunge ad essere considerata un fatto oggettivo.
Saltando altre fasi intermedie, possiamo fissare la nascita della Geologia come scienza sperimentale intorno agli anni settanta, periodo in cui è elaborata la teoria della “ Tettonica delle Placche”.
Con la “Tettonica delle Placche” le molteplici conoscenze sulla Terra ( paleontologiche, geofisiche, petrografiche , vulcanismo, sismicità) trovano una spiegazione unitaria e la geologia passa da una funzione esplicativa dei fatti osservati ad uno strumento di predizione negli esperimenti e nelle ricerche.

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. 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