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24 dicembre 2011

We want sex equality

Tra il 1973 e il 1975, le strade e le piazze italiane vengono affollate dal movimento femminile, allora divenuto di massa, mosso alla ricerca di quegli spazi in cui le donne sono state modellate quale altro da “sé”. Pari diritti, libertà, tutela e riformulazione del proprio corpo (anche simbolico), libertà, sessualità.

Il femminismo italiano trova il suo apice nella manifestazione del ’75, quando ventimila donne sfilarono a Roma, lontane da quel concetto di madri della patria, quali corpi da proteggere e preservare.

Chiedono la depenalizzazione dell’aborto, lacunosa piaga della società italiana, sorretta ancora dal codice Rocco- di stampo fascista, anni ’30- che spingeva all’aborto clandestino, mettendo a repentaglio la loro salute oltre a lasciarle in condizioni traumatiche.

Fino ad allora, infatti, il corpo femminile veniva tutelato quale locus atto alla roproduzione della società, quindi della stessa nazione. Il femminismo, fu tra i movimenti italiani, il più decisivo, muovendosi in stretta relazione con il Boom economico che impegnò l’Italia dal ’58 al ’63, sconvolgendo definitivamente le dinamiche del paese, dandole un nuovo volto.

Questa repentina industrializzazione, in parte non governata, lasciò spazio a grandi lacune strutturali nell’economia italiana: incolmabile divario fra Nord e Sud, nascita di nuovi mezzi culturali di massa.

La radicale trasformazione fu agevolata dalla manodopera a basso costo, in particolare femminile all’interno delle fabbriche ( in pessime condizioni), sottoposte alla invisibilità, perchè ogni spazio era propenso alla classe maschile.

Quella divenne in breve tempo una nuova Italia, che difficilmente riuscì a reggere, gestire e concepire lo sviluppo del tempo (fatto di nuovi italiani, nuove italiane).

Dalla rivista Annabella – “ho 25 anni e due bimbi che amo e sopporto male, un marito a cui interesso principalmente come ancella, donna oggetto, madre anche se dice di amarmi… ho abbandonato a poco a poco più interessi. Il futuro mi appare come un lungo tunnel di abitudini e fatiche, di rinunce.. forse anche mio marito è infelice: casa, lavoro, televisione; so che siamo in tanti a sentirci così ma perchè..”.

I primi gruppi femministi nascono nella contestazione studentesca, spinti insieme dal desiederio di rivalsa – dalla periferica posizione – rispetto al centro decisionale.

Appoggiate, sostenute dagli studenti universitari che prendono come oggetto di contestazione: l’autoritarismo -dentro e fuori casa- e l’universo relazionale. Quella del femminismo è una storia di metamorfosi e conquista, di spazi velati, in cui la donna miracolo, madre, moglie, sorella, sfila; alla ricerca di nuovi luoghi di condivisione, di “sorellanza”, in cui trovarsi, riflettere sul quotidiano, parlare del lavoro, della famiglia, della sessualità.

Si raccontano, scoprono di non essere sole, e aprono una dialettica con la società. La donna, svincolata dalla funzione ancestrale e -al pari dell’uomo- dal contesto domestico familiare, approda verso la reiterazione degli spazi.

Nel biennio ’75, ’76 arrivano grandi conquiste: dall’autocoscienza, alla soggettività, alla richiesta sulla depenalizzazione dell’aborto, parità salariale (ancora non del tutto raggiunta), richiesta sul divorzio e per le leggi sulla violenza sessuale. Il privato e il pubblico si stringono, manifestando.

Oggi, entrambi i sessi, godono di parità a livello legislativo, ma i ruoli consolidatesi non permettono agli individui di affrancarsi definitivamente dall’essere nati uomini, donne.
Ingessati nella società, in cui la norma, dell’ “eteronormatività” rende salvi, mettendo al bando ogni forma di “a- normalità”.

Il femminismo, adesso vive questa lotta.

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