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30 gennaio 2012

Sull’eredità della Gelmini: la Fcl Cgil avanza le sue proposte di risanamento

Non è semplice ripartire in seguito all’eredità lasciata dall’ex Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Lo evidenzia un’iniziativa organizzata lunedì 30 gennaio 2012 a Roma da parte della Flc Cgil, il sindacato della conoscenza, che presenta un dossier intitolato “Ricostruiamo la Ricerca, l’Università e l’Alta Formazione Artistica e Musicale”.
All’ordine del giorno la necessità di ricostruire il sistema pubblico, focalizzandosi essenzialmente sull’Università, sulla Ricerca e sull’ alta formazione artistica.

I punti nodali per quanto riguarda l’Università sono non pochi: innanzitutto è necessario ripristinare il grado di autonomia organizzativa e finanziaria degli Atenei che il precedente governo ha notevolmente ridimensionato.
Bisogna riorganizzare le funzioni di principali Enti di controllo delle Università: occorre che il Miur ricopra “un ruolo di programmazione delle politiche generali”, il Mef di “controllo finanziario”, e l’’Anvur abbia “una funzione terza di valutazione di sistema”.

Altra nota dolente, la gestione dei fondi: “devono essere cancellati i tagli al Fondo per il Finanziamento Ordinario delle Università che nel 2012 si ridurrà dell’6,65% rispetto al 2008.” Si è potuto empiricamente sperimentare, nel corso degli ultimi anni, che “il sistema di ripartizione distribuito su base premiale non funziona” e, difatti, Università che si collocavano in coda alla graduatoria per l’assegnazione di fondi, si ritrovavano, l’anno successivo, in cima e viceversa.

All’ordine del giorno anche un problema ormai atavico per la gestione delle risorse allo studio, la necessità di “uno stanziamento straordinario a favore del diritto allo studio” che privilegi un sistema di borse di studio assegnate a tutti gli studenti che ne hanno reale diritto.

Nel dossier viene anche analizzato un tema di grande discussione in questi giorni: la Fcl si dichiara totalmente in disaccordo con l’abolizione del valore legale del titolo di studio, azione che porterebbe necessariamente al totale smantellamento dell’Università pubblica: il sindacato ritiene che, più che all’abolizione del valore legale del titolo di studi, è opportuno mirare alla “costruzione di un sistema di accreditamento dei corsi universitari fondato su standard qualitativi minimi al di sotto dei quali il titolo rilasciato non ha valenza universitaria”. Il sindacato è convinto, infatti, che il business delle università private e telematiche “dovrebbe rappresentare il primo campanello d’allarme di ciò che accadrebbe se si optasse per la strada dei
“liberalizzatori“ di professione.”

Occorre, inoltre, sin da subito “operare con un intervento straordinario che tolga il blocco di fatto creatosi nel reclutamento universitario”. In seguito alla Legge 240/2010 sono stati chiusi numerosi corsi di studio considerati “minori”, a prescindere dalla loro reale utilità, privando il Paese di importanti risorse umane. Oltretutto negli ultimi anni si è avuto uno spaventoso incremento di figure precarie nel panorama universitario. “È
perciò indifferibile un intervento di riordino della materia che garantisca stabilità e diritti a chi opera nel sistema universitario.”, dichiara il sindacato.

Un resoconto che ha ben esaminato ogni aspetto dell’ Università italiana, tentando di avanzare una soluzione, forse a volte drastica, per ogni punto preso in analisi.

Giuseppina Iervolino

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