Il matrimonio praticato

Redazione Controcampus 12 Febbraio 2012

“La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio.

Ci si sposa come si va al McDonald’s. Poi si fa lo zapping. Come vorreste che si restasse tutta la vitacon la stessa persona nella società dello zapping generalizzato? In tempi in cui le star, gli uomini politici, le arti, i sessi, le religioni sono più intercambiabili che mai, perché il sentimento amoroso dovrebbe fare eccezione alla schizofrenia generale? E poi (…) da dove ci viene questa strana ossessione d’ingegnarci a ogni costo per essere felici con una sola persona? Su 558 tipi di società umane solo il 24% è monogama. La maggior parte delle specie animali è poligama” (Beigbeder F., 2003, L’amore dura tre anni, Feltrinelli Editore, Milano, pg. 38).

Eh sì! La pratica della convivenza è cosa complessa, e il matrimonio oggi lo dimostra irrevocabilmente. Siamo quotidianamente chiamati a vivere scelte impegnative, oppure a confermare nel tempo, come nel caso del matrimonio, decisioni passate ed importanti.

Cerchiamo di procedere con ordine e partiamo dunque dall’etimologia del termine e dall’analisi di alcuni significati che esso ha assunto nel tempo.

Dal latino matrimonium, derivato di mater, tris, madre, sul modello di patrimonium, il termine si riferisce all’assunzione della condizione di madre.

In sociologia, intendiamo con questo termine quell’istituzione sociale nella quale un maschio ed una femmina manifestano la volontà di unirsi come marito e moglie, con lo scopo di formare una famiglia. Questa unione, in tutte le culture studiate, è ratificata mediante un rito laico o religioso. Gli eventuali nascituri, grazie all’idea di famiglia che scaturisce da quella di matrimonio, acquistano una precisa posizione giuridico-sociale, che li garantisce nell’esercizio di alcuni diritti conferendo loro anche altri doveri. Si tratta di un’istituzione che ha una lunga storia alle spalle e riflette, nelle sue diverse forme, valori e costumi della società della quale è appunto un’espressione (Gennaro G., 2001, Minima Sociologica, Bonanno Editore, Roma).

Per la teologia cattolico-cristiana, il matrimonio è l’atto giuridico e rituale con il quale i due coniugi, nel rispetto delle condizioni stabilite dal diritto canonico, sanciscono la loro unione davanti al sacerdote e ai testimoni, dichiarando di avere assunto questa decisione in totale libertà. La Chiesa proclama l’indissolubilità del legame matrimoniale, riferendosi ai dati biblici del Vangelo secondo Matteo (19, 3-9), e stabilendo esplicitamente la procreazione come uno dei fini dell’unione (Campanini G., a cura di, 1994, Le stagioni della famiglia, Edizioni San Paolo, Milano).

Nel diritto, il termine matrimonio indica l’atto solenne con cui si diventa marito e moglie, con la promessa di vivere assieme tuttala vita, in regime di fedeltà reciproca, e di aiutarsi in caso di difficoltà. Per questi motivi, escludendo in tale caso qualsiasi connotazione religiosa al termine, il matrimonio è ammesso, in alcune nazioni del mondo, anche tra persone dello stesso sesso.

In prospettiva antropologica, il matrimonio assume diversi riferimenti, rendendo così inutile cercare in essa definizioni universali ed onnicomprensive. Secondo E.A. Schultz e R.H Lavanda, in tutte le culture, il matrimonio è comunque considerato una “istituzione che trasforma lo status di un uomo e di una donna, comporta accesso sessuale reciproco dei coniugi, (…) istituisce la legittimità dei figli nati dalla moglie e crea relazioni fra i parenti del marito e quelli della moglie” (Schultz E. A., Lavenda R.H., 1998, A Perspective on the Human Condition, Mayfield Publishing Company, Mountain View, California, trad. it. 1999 Antropologia culturale, Zanichelli Editore, Bologna, pg. 251).

Le regole matrimoniali variano da cultura a cultura, e talvolta ci si sposa tra persone facenti parte dello stesso gruppo sociale (endogamia), altre volte il coniuge è al di fuori del proprio gruppo di appartenenza (esogamia).

Ma anche gli scopi per i quali si contrae matrimonio possono variare da cultura a cultura, da periodo a periodo, fermo restando il cambiamento reciproco di status dei due contraenti. Vi sono motivi che vanno dall’istituzione della filiazione legittima, all’alleanza tra i gruppi; dalla garanzia di una discendenza, alla divisione del lavoro; dal mantenimento del patrimonio alla sua divisione controllata negli eredi; e potremmo andare ancora avanti ad elencare.

Nell’attuale scenario mondiale, la situazione Occidentale ci presenta un’idea di matrimonio particolarmente soggettiva, all’interno della quale sono sempre in aumento le famiglie matrifocali, ossia quelle con la sola presenza della madre, oppure coppie che convivono senza la legittimazione sociale di un rito laico o religioso. Inoltre, sono aumentate anche le famiglie unipersonali, ossia quelle composte da individui che non si considerano single per condizione ma per scelta.

Le civiltà greca e romana hanno influito fortemente sulla nostra attuale concezione di matrimonio, oltre alla determinante presenza nella nostra cultura del cristianesimo. I nubendi, in questa prospettiva, non si scelgono quasi mai, perché tale decisione è un fatto sociale, o più propriamente una scelta dei gruppi familiari. Del resto, soprattutto negli strati più elevati della società, le strategie matrimoniali sono funzionali alla trasmissione del nome e soprattutto dei patrimoni, sebbene non siamo mai mancate le eccezioni alla regola.

Nei materiali documentari delle due epoche, le testimonianze di fidanzamenti si riferiscono alle classi elevate. Poco o nulla sappiamo, invece, degli usi matrimoniali fra la gente comune, i liberti e i contadini dell’antica Roma, i servi della gleba oppure gli artigiani delle città medievali. I loro matrimoni non coinvolgevano questioni di potere né problemi patrimoniali, passando alla storia senza lasciare sostanzialmente traccia. Dall’elevato numero di coloro che venivano chiamati illegittimi, perché figli di genitori non formalmente sposati, sembra che prevalessero i “matrimoni di fatto”, senza particolari rituali e in assenza dunque di specifici riti di passaggio.

Con il Concilio di Trento si tenderà a formalizzare anche questo tipo di matrimoni, i quali, comunque, subiscono una crisi profonda alle soglie dell’età moderna, ed essenzialmente per due ragioni. La prima ragione è rappresentata dal progressivo venir meno della capacità delle famiglie di predeterminare, o comunque di condizionare, le scelte matrimoniali dei figli. E questo avviene grazie anche all’irruzione in Occidente della cultura dell’amor romantico, dell’amore libero, che va progressivamente a indebolire l’influenza delle famiglie d’origine sulle scelte matrimoniali. La seconda ragione è da rintracciarsi nella libertà di consenso, tipico atteggiamento romantico, che si fa strada all’interno degli atteggiamenti personali rivolti ai processi decisionali. È anche così che la celebrazione del matrimonio rimane un atto pubblico, mentre ciò che lo precede (l’incontrarsi, l’amarsi e lo scegliersi) rimane un fatto privato.

Questa parte del nostro intervento, anche se relativamente lunga, non è certo sufficiente a descrivere l’evoluzione del matrimonio all’interno della nostra società. Questa non è inoltre la sede per tracciare una panoramica geografica delle unioni matrimoniali, mentre possiamo ora giustificare per quale motivo abbiamo trattato il tema in questi termini.

Perché oggi, questo nostro Occidente, vive un periodo particolarmente delicato, sia dal punto di vista economico – per cui ogni nazione si trova ad essere sempre sotto il fuoco di qualche nemico di turno – sia da quello esistenziale, per cui ogni individuo ha libero accesso a visioni e concezioni tanto appartenenti al proprio modo di sentire quanto assai lontane.

In questa situazione di confusione è normale che nella nostra mente affiorino dubbi sulle motivazioni che ci portano a valutare gli eventi affettivi più o meno importanti per noi, se così non fosse saremmo insensibili alle sollecitazioni esterne. E la mente non è mai insensibile, perché anche quando crediamo di essere impermeabili al mondo in qualche modo assimiliamo dati e sensazioni.

Aumentano così le diverse percezioni e concezioni relative al matrimonio, anche solo leggendo con quale facilità o difficoltà le persone pubbliche si sposano oppure divorziano, od ancora quali soluzioni trovano di fronte alla gestione della prole.

Abbiamo amici con una visione romantica della coppia, mentre altri con una molto più “moderna e tollerante”, nata negli anni della contestazione studentesca. Per altri ancora, la coppia è la concretizzazione di un sogno, oppure un’unione sacra, secondo una imprescindibile visione religiosa della vita. In questo addensarsi di opinioni e atteggiamenti è quasi impossibile identificare la direzione della modernità, perché sembra quasi che tutti abbiamo ragione e tutti torto, a seconda delle situazioni.

Di certo, coloro che possiedono una visione romantica della coppia sono sempre meno, di pari passo con coloro che la considerano un sogno che sono invece, sempre di più.

Ma cosa li accomuna? Cosa condividono mentalmente coloro che non aderiscono all’idea di una coppia romantica oppure onirica?

Forse, queste persone sono vittime di una idea sottile che permea in effetti tutti noi, nessuno escluso e che si manifesta in diversi modi e situazioni: siamo al mondo per consumare, per usurare tutto: cose, sentimenti, eventi e affetti.

Ed ecco che anche la coppia è un vuoto a perdere, perché ne bevo il contenuto, quasi spasmodicamente, per poi giungere al momento in cui dirò: “Bene! Ci siamo tanto amati, ma ora è finito l’amore e ognuno per i fatti suoi”! E crediamo così, utilizzando questo straordinario modo di pensare arrendevole, che anche un amore di coppia possa consumarsi, esaurirsi, dimenticando che spesso il tempo passa sulle cose ma non le consuma, anzi origina dei frutti, eliminando il superfluo per raggiungere il nucleo essenziale che, come quello di una centrale nucleare, rimane incandescente e sempre vivo incurante del tempo che passa.

L’amore non si consuma, si raffina, perdendo quegli atteggiamenti iniziali dove il sogno tradisce la nostra speranza e fragilità, per trasformarsi nelle stesse colonne che sorreggono una cattedrale: essenziali, possenti e protese verso il cielo.

Alessandro Bertirotti

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto