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6 febbraio 2012

Il posto fisso è out? Ditelo alla Fornero

“Che monotonia il posto fisso tutta la vita!”.

Parola di Mario Monti, che dagli schermi di Canale 5, ci fa partecipi di una verità che a molti di noi integralisti dell’impiego stabile pare sia sfuggita un po’ troppo ingenuamente.

Vuoi mettere l’anarchica mobilità del precario che combatte coi mulini a vento dell’indifferenza e si reinventa ogni volta a seconda della bisogna con la incravattata passività dell’impiegato ingessato, legato mani e piedi alla scrivania come Sisifo al suo mitologico macigno?

Vogliamo mettere l’istrionica flessibilità del lavoratore montiano con la meccanica puntualità dell’operaio collo sguardo fisso sul nastro trasportatore, monotono film di tutta una vita?

Insomma, sarebbe ora di piantarla con questi arcaismi da welfare state!
Diciamocelo, la vita del disoccupato cronico non è il buco nero che tutti dicono. I lati positivi ci sono, basta saperli cercare.
Niente orari, niente datori-tiranni, niente routine, niente vincoli, niente stress, niente soldi, niente famiglia, niente futuro.
Niente, si finisce sempre lì. Mi sa che qualcosa non torna.

E intanto il dubbio si fa sempre più atroce!

Così ci ragioni. E pensi: se lo dice il Premier-Traghettatore, quello che deve salvarci dalle fauci della crisi, un po’ di vero ci sarà.
Dopotutto Monti è uno che sa il fatto suo. Uno che dà l’esempio. La coerenza fatta persona.
Uno che farà il senatore a vita per il resto dei suoi giorni e che, quindi, di monotonia ne sa più di tutti noi messi insieme.

Che dire, una gaffe (magari lo fosse!) davvero ciclopica.

Ma il premier, ahinoi, non è l’unico a pensarla in questo modo.

Tale premier tale ministri! Prendiamo ad esempio il neo Ministro del Lavoro Elsa Fornero, quello più sintonizzato col Monti-pensiero.

(Il riferimento è all’articolo apparso sul www.ilfattoquotidiano.it di quest’oggi, a firma di Thomas Mackinson)

Il ministro ha un figlia, Silvia Deaglio, 37 anni.
Silvia ha un doppio lavoro, ricercatrice in oncologia e professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino e responsabile della ricerca presso la HuGeF, fondazione leader nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.

Una parentela scomoda quella di Silvia, che comincia a insegnare alla verde età di 30 anni, per giunta nella stessa università di mamma e papà, osservano i più maliziosi.

Ma si sa! La maldicenza insiste! Batte la lingua sul tamburo!
Anche l’incarico alla HuGeF sembrerebbe insomma un regalo di mammà.

Certo, prima di mettere alla gogna qualcuno, bisognerebbe andarci coi piedi di piombo.

Uno non va mica a pensare che perché la fondazione è stata voluta dalla Compagnia di San Paolo, di cui il ministro Fornero, ai tempi, era vicepresidente, dall’Università di Torino (in cui insegnano mamma Elsa e papà Mario) e dal Politecnico di Torino il cui rettore, il futuro ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, era membro del direttivo HuGeF, ‘sta porella dev’essere per forza una raccomandata?

Anche perché chi ci dice che Silvia non se l’è meritato questo posto al sole?

Non si capisce perché una dovrebbe vergognarsi del proprio talento. I curricula non sono mica lì per caso?

Ci accorgiamo così che Silva è il vero deus ex machina della ricerca scientifica italiana.
Una forza della natura, capace di muove fondi pubblici e privati con una facilità sconosciuta al resto di noi comuni mortali.
Fatto sorprendente in un Paese mai come oggi ai minimi storici in fatto di finanziamento alla ricerca (solo 1% del Pil).

Problema che non sembra sfiorare neppure minimamente la nostra Silvia, che, nonostante il periodo di vacche magre, è riuscita a racimolare qualcosa come un milione di euro in due anni (500mila nel 2008, 373.400 e 69mila nel 2009).

Fondi pubblici, cui si sommano gli extra provenienti dalla Regione Piemonte e dalla sopracitata Compagnia di San Paolo, quella di mamma Elsa, che ha puntato sul progetto di Silvia l’iperbolica cifra di 120mila.

Siamo onesti.

Cosa si può dire ad una donna così se non…bravissima!

Matteo Napoli

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