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12 febbraio 2012

La neve blocca l’Università. Perchè non chiedere un risarcimento?

La neve schiaccia il mondo universitario. Pura constatazione legata alla impossibilità di esercitare qualsiasi tipo di attività durante gran parte del mese che, per antonomasia, è generalmente un periodo di fervente attività per gli studenti, soprattutto a causa degli esami.

Prendiamo il caso de La Sapienza di Roma che ha inviato ai suoi studenti il seguente comunicato:

Chiusura attivita’ didattica 10 e 11 febbraio 

In conformità all’ordinanza del Prefetto della Provincia di Roma del 9 febbraio 2012 prot. n. 24350/2012/Gab, con la quale in relazione alla grave situazione determinata dalle avverse condizioni meteorologiche è stata disposta la chiusura di tutti gli Uffici Pubblici di Roma Capitale e dei Comuni della provincia per i giorni 10 e 11 febbraio 2012,  si comunica la sospensione delle attività didattiche e di servizio per gli stessi giorni.

Stesso scenario in innumerevoli Università che, da Nord a Sud, hanno dovuto trasversalmente chinare il capo dinanzi al bianco manto che ha coperto l’Italia. Effettivamente tale scelta appare inevitabile. Come le istituzioni e gli atenei avrebbero mai potuto immaginare che d’inverno nevica?

Anche se raramente si è vista una tale gelata ghiacciare i lacci dello stivale, non siamo di certo di fronte a un evento imponderabile.  Era davvero impossibile organizzarsi meglio? Se pure non era possibile far andare gli studenti all’Università con lo slittino, era pur sempre possibile sospendere le attività in anticipo nei giorni in cui il rischio era maggiormente elevato evitando di causare disservizi “dell’ultimo minuto”.

La conseguenza delle mancate precauzioni e della disorganizzazione le pagheranno ancora una volta gli studenti che hanno dovuto affrontare, oltre al solito caos legato alle date degli esami che spesso si accavallano e all’incombente carico di studio dato dal periodo, anche slittamenti e problemi legati a una mancanza di senso di responsabilità di chi dovrebbe garantire un corretto funzionamento delle strutture.

Avanziamo dunque una “proposta di risarcimento danni” agli studenti da parte delle università: perchè non prolungare la data della sessione di esami almeno fino al 15 Marzo adattando di conseguenza anche l’inizio delle lezioni?

In questo modo nel giro di due settimane la maggior parte dei danni verrebbe ammortizzata e gli studenti non rischierebbero di veder slittare anche la laurea (con relative tasse extra). Molte università stanno già intraprendendo questa strada, perchè non estendere il periodo e uniformare la situazione nazionale in modo da non creare difformità? Meglio un risarcimento danni “temporale” che economico per le dissestate casse degli atenei, un modo per “conciliare”.

La parola alle Università….

 

 

 

 

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