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14 febbraio 2012

L’avventura di Planck

Il 13 febbraio 2012, A Bologna, in una conferenza internazionale, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha presentato gli ultimi risultati dell’avventura del satellite Planck, che riguardano il tenue mezzo che riempie lo spazio tra le stelle.

L’avventura di questo satellite italiano è iniziata con l’accensione dello strumento LFI a bassa frequenza con il termometro più sensibile per misurare la temperatura dell’universo.

LFI è una realizzazione completamente italiana a cura dell’ASI,  l’Agenzia Spaziale Italiana. Alcuni ricercatori del dipartimento di Fisica della Sapienza hanno assemblato parti di questo estremamente complesso strumento, oltre a partecipare all’analisi dei dati scientifici registrati.

LFI è costituito da 11 antenne, 22 ricevitori a onde millimetriche in grado di captare il residuo debolissimo di microonde nella banda compresa fra i 30 e i 70 Ghz.

Rispetto ai risultati registrati fino ad oggi è possibile affermare che nello spazio osservato c’è un’altissima presenza di CO (monossido di carbonio) concentrato in nubi della temperatura di -260° centigradi. Queste nubi così fredde sono collocate nelle zone più dense del mezzo interstellare dove si formano nuove stelle. Queste zone sono visibili poichè evidenziate dall’oscuramento delle nubi di polvere interstellare.

Secondo il team della Sapienza che ha preso parte al progetto, Paolo de Bernardis, Silvia Masi, Federico Nati e Francesco Piacentini, Planck, grazie alla sua straordinaria sensibilità, è riuscito a studiare nubi di CO mai osservate prima.

 

 

 

 

 

 

 

 

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