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22 febbraio 2012

Renato Dulbecco: una vita da Nobel

All’età di 97 anni si spegne a Genova Renato Dulbecco, Premio Nobel per la Medicina nel 1975, per la scoperta del meccanismo di azione dei virus tumorali sugli animali, e  inoltre notissimo biologo, medico e genetista.

Il noto scienziato che ha lasciato un enorme contributo ereditario per la ricerca e per gli studi universitari nel campo della medicina, nacque in Calabria, ma si trasferì presto con la famiglia in Liguria, dove trascorse la sua adolescenza a Poggi in provincia di Imperia, fin da bambino era molto attento allo studio, e successivamente dopo aver frequentato  il ginnasio, negli anni duri e difficili della dittatura Fascista, conseguì il diploma a Torino dove si era trasferito, per poi proseguire gli studi universitari negli anni trenta.

Presso l’Università di Torino ottenne ottimi risultati, e fu ammesso all’Istituto di Anatomia di Giuseppe Levi, qui si occupava prevalentemente di Biologia, ma in questi anni fu fortemente ostacolato dal regime Fascista sia nella vita pubblica che privata, con continue ingerenze e forzature affinché aderisse al partito fascista.

Successivamente fu trasferito al presso il “Reparto di Anatomia Patologica” conseguendo la laurea a soli 22 anni, incerto nella scelta tra la ricerca scientifica e il dover intraprendere la carriera di chirurgo, fu chiamato alle armi dove prestò servizio come ufficiale medico presso San Remo.

Dopo la guerra accetto di aderire ad un gruppo di ricercatori di Levi, per acquisire maggiori conoscenze nell’ambito della Fisica e sugli effetti delle radiazioni sui geni, si iscrisse nuovamente all’Università di Torino dove conseguì la laurea in due anni, occupandosi prevalentemente di Biologia batterica e radiazioni, grazie a questo interessamento gli fu offerta la possibilità di lavorare  a Bloomington negli U.S.A. (nello stato dell’Indiana), in quegli anni entrò in contatto con noti ricercatori americani

dove collaborò nelle ricerche sull’irradiazione ultravioletta dei batteri. Frequento sempre negli U.S.A. il prestigioso laboratorio di Cold Spring Harbor, e successivamente Caltech, dove affluivano i maggiori scienziati a livello mondiale.

Dulbecco utilizzava un sistema sperimentale sugli animali, (formazione a placche) che distingueva e bombardava le cellule distrutte per lisi dall’infezione dei virus, questo sistema si chiama Fotoriattivazione (ovvero riattivazione delle cellule), la sua fu una scoperta sperimentale importante sopratutto, e in modo specifico in campo Biologico. Dulbecco studiava su come combattere i virus su come isolare i batteri, gli studi si intensificarono tra gli anni 50 e gli anni 60 fino a giungere ai risultati attesi, l’elemento chiamato Antigene T (tumorale) assente nelle cellule sane, ma presente in quelle infette all’interno di un organismo. Ma cosa avveniva? I geni virali “Oncogeni” attivavano una moltiplicazione cellulare incessante e incontrollata.

Questa scoperta clamorosa lo portò a vincere numerosi premi internazionali tra cui “Honoris Causa dall’Università di Yale” entrando  come membro e facente parte dell’Accademia dei Licei e della Royal Society inglese, fino all’ambito Premio Nobel per la Medicina nel 1975, per le sue scoperte sull’interazione tra virus tumorali e materiale genetico della cellula. Successivamente portò allo sviluppo del  “Progetto Genoma” su come combattere il cancro attraverso l’isolamento delle cellule malate, la tecnica fu vincente  e grazie ad uno studio condotto sui ratti, si aprivano nuove speranze per la scienza medica.

Inoltre ricordiamo il grande scienziato per la sua simpatica apparizione a San Remo nel 1999, quando condusse il festival Fabio Fazio e Laetitia Castà, ci lascia a La Jolla all’età di 97 due giorni prima di averne compiuti 98.

 

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