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26 febbraio 2012

Scienziati italiani scoprono il ‘marchio molecolare’ dell’HIV

Si susseguono senza sosta le scoperte scientifiche riguardanti il virus dell’HIV e la cura dell’AIDS. Dopo la notizia dei giorni scorsi dell’individuazione di una proteina che impedisce al virus di riprodursi, ad opera dei ricercatori dell’Università di New York, questa volta è merito di studiosi italiani l’ultima scoperta positiva per quanto riguarda la più pericolosa malattia a trasmissione sessuale.

Il virus più temuto al mondo ‘marchia’, in modo permanente, tutte le cellule con cui ha un contatto anche minimo, persino quelle che non verranno ami infettate davvero. È la scoperta fatta un team di ricercatori italiani sul virus dell’HIV. Questa sorta di ‘marchio negativo’ potrebbe aprire le porte a nuove possibilità di cura e rivelarsi adesso come un’arma in più per combattere il virus. Il gruppo di ricercatori italiani, coordinati da Claudio Casoli del Centro di Ricerca Medica e Diagnostica Molecolare Gemiblab di Parma e da Andrea Cossarizza dell’Università di Modena e Reggio Emilia, hanno scoperto che l’Hiv è in grado di alterare la qualità e il comportamento di piccole molecole di Rna, chiamate miRNA, non soltanto nelle cellule che sono state infettate dall’Hiv, ma anche in quelle che sono state semplicemente a contatto con i suoi prodotti.

I miRNA sono molecole di RNA che fino a poco tempo fa è stato molto difficile identificare e studiare, in quanto hanno dimensioni molecolari estremamente limitate. Queste costituiscono circa l’1% di tutti i trascritti genici. Oggi si sa che esistono circa un migliaio di miRNA, che non sono direttamente coinvolti nella sintesi delle proteine ma regolano numerose attività cellulari e hanno un ruolo di grande interesse in diverse patologie neoplastiche o degenerative. Esistono circa un migliaio di miRna, spiegano i ricercatori, che non sono direttamente coinvolti nella sintesi delle proteine ma regolano diverse attività cellulari. Gli studiosi hanno esaminato i miRna dei linfociti T helper CD4+ (le cellule che innescano e regolano la risposta immunitaria e che sono a loro volta il bersaglio dell’Hiv) in diversi gruppi di pazienti positivi all’Hiv, da quelli con infezione acuta a quei rarissimi pazienti il cui sistema immunitario controlla il virus senza bisogno di farmaci, e nei partner sieronegativi dei pazienti stessi. È stato così rilevato che l’espressione di almeno 29 miRna era diversa nelle varie categorie di persone esaminate, e che le differenze sussistevano non solo tra i soggetti infetti e quelli sani, ma anche tra le diverse tipologie di pazienti.

È stato osservato che anche i linfociti di individui esposti al virus ma non infetti (quali, ad esempio, i partner di soggetti sieropositivi) vanno incontro a importanti e stabili variazioni nei loro miRNA. In pratica non solo l’infezione da HIV, ma anche il semplice contatto con proteine virali può segnare i linfociti CD4+ in modo indelebile. La ricerca, proseguita con stimolazione cellulare in vitro, ha poi confermato questi risultati. La ricerca sull’importanza dei miRNA nell’infezione da HIV è stato portata avanti da gruppi con diverse competenze (infettivologiche, biochimiche, immunologiche) e i risultati dello studio sono in uscita sulla rivista internazionale Blood (il giornale della American Society of Hematology). La pubblicazione, che vede come primi autori i dottor Fabio Bignami e Elisabetta Pilotti, identifica una nuova strategia utilizzata dal virus per combattere la risposta immunitaria e questo apre nuove prospettive, in particolare per nuovi aspetti diagnostici e terapeutici dell’infezione da HIV, compresi quelli vaccinali.

 

«Mi preme sottolineare – dice Claudio Casoliche il successo dello studio sia nato da una proficua collaborazione scientifica che è in corso da molti anni tra diverse strutture italiane ben note a livello internazionale». «Va anche rimarcato – gli fa eco Andrea Cossarizzal’impegno profuso in questa ricerca non solo dal mondo accademico, ma anche da una struttura privata, quale il Gemiblab di Parma, molto attenta sia allo sviluppo di nuove metodologie molecolari di grande interesse per il mondo scientifico, sia all’apertura di nuove strategie di ricerca avanzata». In un ambito in cui le ricerche scientifiche si moltiplicano ogni anno di più e i fondi destinati a queste ricerche aumentano, i risultati degli studi condotti fin’ora lasciano sperare in un progresso della ricerca che porterà presto a nuove soluzioni e cure. Obbiettivo primario, oltre alla ricerca, resta però la prevenzione, soprattutto in paesi e ambienti particolarmente esposti al continuo contagio da parte del virus dell’immuno deficienza umana.

 

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