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10 marzo 2012

A Siena l’interculturalità come cooperazione

L’importanza per l’incremento di interazione tra diverse culture nel nostro paese, favorire lo scambio di idee, usi e costumi di popoli che si relazionano con i nostri giovani, con le nostre università per alimentare la speranza in un futuro promiscuo, è questo che auspicano l’Università per Stranieri di Siena e l’organizzazione CosmoPopoli International Association.

Si tratta decisamente di un’iniziativa ad ampio raggio che intende coinvolgere gli stranieri e i giovani italiani che frequentano percorsi di studi finalizzati ad una crescita professionale che giorno per giorno viene condivisa in una stessa struttura, dove inevitabilmente si mescolano modi di essere e pensare e la cultura assume la forma di una curva esponenziale.

Il protocollo d’intesa firmato dalle due parti rappresenta il primo passo di una collaborazione che vedrà come intento principale quello di creare solide opportunità di cooperazioni in ambito culturale e sociale.

Gli ambiti del programma delineato vanno dal campo artistico a quello sportivo, auspicando ad una vera e propria interazione, più che a un’integrazione, saranno attivati percorsi dediti alla creazione di processi multiculturali per valorizzare la presenza dell’ “altro” sul nostro territorio nazionale, per rendere vivo quel processo di globalizzazione ormai attivo da molto tempo nel nostro vocabolario.

È un dato di fatto: l’esistenza, in questo caso a Siena ma anche in altre nostre città, di molteplici culture ci permette di entrare in contatto con altri modi di vivere, di sentire, di rapportarsi alla realtà; amplia le nostre prospettive e ci rende capaci di forme di adattamento sempre più nuove e diverse dalle precedenti.

È questa l’importanza sottesa alla firma del protocollo e sia il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Massimo Vendovelli, che il presidente di CosmoPopoli, Moussa Fall, reputano vantaggioso costituire una società basata sulla ricchezza multietnica. È indubbio che ciò possa concretizzarsi con un serio vantaggio evolutivo, potrebbe rafforzare la peculiarità dell’essere umano di esaltare le sue doti cognitive nel gestire il mondo nel modo più congeniale.

Probabilmente il detto “tutto il mondo è paese” risuona spesso ridondante, poiché integrare non significa annullare le differenze, non significa inglobare una cultura in un’altra, anzi, lo scopo è quello di crearne una che esalti le diversità, che ci renda tolleranti e ridefinisca la società in un quadro certamente molto più ricco e con maggiori possibilità di crescita professionale e sociale.

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