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7 marzo 2012

Da Dalla ad Almalaurea: il suono della normalità

Poco tempo fa, in tempi non lontanissimi, un compianto Lucio Dalla scriveva “Penso a delusioni, a grandi imprese, a una thailandese. Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.”

Nel momento in cui pronunciava la parola “normale” essa si arricchiva di un carico di malinconia, di banalità, suonava come un saggio accontentarsi. Quella struggente passione del quotidiano, pregna di sogni esperiti per forme diverse dalla realizzazione professionale: musica d’altri tempi diranno i più.

Qualche anno dopo quella parola ha lasciato inalterata la sua forma ma non il suo contenuto. La normalità appare essere un traguardo, una cristallizzazione di un passato inesistente.

Ma siamo più concreti. Sarà davvero così difficile realizzarsi in Italia? Basta comprare un giornale e cercare lavoro… così come basta un giornale qualsiasi per farsi investire dal suono di numeri che giungono chiari e forti alle nostre orecchie: il 19,6 % dei laureati che ha terminato il suo impervio 3+2 dopo un anno di studio è ancora in cerca. Dieci anni fa la percentuale era meno della metà. Pensate di abbandonare l’università dopo il triennio? La percentuale non cambia di molto, siamo al 19,4 %.

I dati sono firmati da Almalaurea che per il quattordicesimo Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati, dopo aver sondato l’attività do 400 mila laureati di 57 diversi atenei ha tratto il triste bilancio.

Basta continuare a sfogliare il nostro quotidiano (di carta o online, poco importa) per leggere anche che sotto i 25 anni uno su tre non lavora. Ovviamente se eliminassimo dal conteggio anche tutte le persone che lavorano a progetto e a tempo determinato la percentuale molto probabilmente sarebbe ancora più catastrofica.

Eppure la speranza ancora c’è e si chiama Estero. Il calo di posti di lavoro che attanaglia anche gli altri paesi raramente coinvolge chi ha una laurea. Negli Stati Uniti la richiesta di laureati cresce di anno in anno, forse perché, almeno loro l’avranno capito, sono proprio i giovani laureati che possono dare una mano ad uscire dall’impasse della crisi.

Come affermano gli studiosi che hanno curato l’indagine “tra il 2004 e il 2008, quindi negli anni precedenti alla crisi, tranne che in una breve fase di crescita moderata, l’Italia ha fatto segnare una riduzione della quota di occupati nelle professioni ad alta specializzazione, in controtendenza rispetto al complesso dei paesi dell’Unione Europea”, tendenza che continua nel nostro periodo, aggravandosi ulteriormente.

Come afferma Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea “Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano”. Dunque ancora una volta si chiedono investimenti nella ricerca, nello sviluppo, nei giovani”.

La normalità invocata da Dalla intanto suona sempre più lontana, ormai è sul punto di disperdersi nel vuoto. Voi riuscite ancora a sentire (e a credere) nel suono della “normalità”?

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