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28 marzo 2012

Gillo Dorfles: premio Svoboda dall’Accademia di Belle Arti di Macerata

27 Marzo. Macerata. L’Accademia di Belle Arti festeggia i suoi 40 anni di attività assegnando a Gillo Dorfles il premio Svoboda – premio istituito in memoria dello scenografo ceco scomparso nel lontano 2002.

102 anni e non sentirli. Questa è la prima sensazione che lascia la figura snella e carismatica di un uomo, Gillo Dorfles, evidentemente anziano ma ancora incredibilmente agile nel fisico e nel pensiero. Il famoso artista e filosofo, ma prima ancora critico d’arte, italiano è stato accolto dalla folta platea in sala con continui scrosci di applausi per quella che doveva essere una lectio magistralise che ha invece tenuto a far diventare un dialogo, come lui stesso ha precisato affermando: “spero di fare con i presenti un dialogo che non sia accademico”.

Per l’inaugurazione del suo 40° anno accademico, e a dieci anni dalla scomparsa del noto scenografo, l’Accademia di Belle Arti di Macerata ha insignito del 15° Premio Svoboda al talento artistico e creativo un uomo d’eccezione, lasciando persino lui stesso di stucco perché a suo dire mai avrebbe pensato che Macerata lo avrebbe voluto come ospite. Ma forse è proprio la recentemente rinnovata direzione dell’Accademia, con la figura del professor Giorgio Marangoni, che ha permesso la presenza di quest’uomo nella scia di un “viaggio felice e rivoltoso”, come il neodirettore dice di intendere il percorso aperto dalla sua designazione alla carica più importante.

Gillo Dorfles non fa sconti a nessuno, anche lui rivoltoso, e le sue parole arrivano taglienti contro chiunque. Immediata è la precisazione sul suo ruolo nell’arte “sono critico d’arte ma non storico dell’arte, perché c’è un abisso tra l’arte contemporanea e quella passata” e in effetti subitanea è l’accusa verso chi dello studio dell’arte antica e dell’ottocento ha fatto il punto focale del suo percorso, come i famosi critici Henri-Louis Bergson e Roberto Longhi che sostiene “non capivano niente degli artisti a loro contemporanei”.

In lui due anime convivono, quella critica e quella artistica, una doppia vocazione che sembra renderlo quasi schizofrenico. Da pittore, nuovamente sostiene che i critici non capiscono niente di arte e “spesso portano alle stelle artisti inesistenti”, perché “la critica è una pratica discutibile.” Da critico non si trattiene nemmeno dall’affermare che le lunghe discussioni sul problema della critica d’arte – Hans Belting potrebbe essere il primo di una lunga lista – non sono che caratterizzate dalla confusione perché creatività e critica sono cose ben diverse e lui lo sa.

Ci tiene, Dorfles, a mettere in mostra questo suo istinto battagliero e controcorrente, infatti non perde l’occasione di citare l’aneddoto della sua vita che più sembra stargli a cuore, come fosse una medaglia al valore, quando, in seguito alla pubblicazione del suo Discorso tecnico delle arti del 1952, lo stesso Benedetto Croce, pur complimentandosi per il suo impegno intellettuale, lo redarguì personalmente sostenendo che tra la tecnica e l’arte non c’è nessun rapporto.

Il critico, il filosofo, l’artista non risparmia nemmeno lo stesso mondo accademico che lo ha appena premiato sottolineando come le Accademie sarebbero migliori se fossero meno accademiche, perché il suo percorso personale – che iniziò a medicina con la specializzazione in psichiatria per arrivare alla sua professione di libero professore di estetica- è tutto fuorché canonico, eppure il suo contributo all’arte e al mondo dell’arte è altrettanto unico. Una cosa tiene in particolar modo a sottolineare: “molti che studiano all’accademia dovrebbero avere prima di tutto una formazione sociologica e antropologica”, perché malgrado la tendenza del secolo scorso all’astrazione non ci si può permettere di “astrarsi dal mondo e dal corpo dell’uomo” che, insieme alla pittura, alla musica e alle tecniche in genere, sono gli elementi primi dell’arte.

Il rischio dell’uomo contemporaneo è però, allo stesso tempo, anche quello di un Intervallo perduto, sua pubblicazione del 1980 che il prof. Antonello Tolve, docente di antropologia presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata e amico di Gillo Dorfles, ha tenuto a ricordare. C’è la necessità di creare una sorta di “cintura di sicurezza” rispetto ai traumi provocati dalla comunicazione contemporanea. Perché, ad oggi, si è di fronte a un continuo “bersagliamento di suoni, di rumori, di immagini” – Horror Pleni. La (in)civiltà del rumore ha pubblicato Dorfles nel 2008 – che possono solo condurre a un “inquinamento immaginifico”, quella sovraesposizione di cui Susan Sontag parlava per quel che concerne la fotografia e che lei per prima accusava portare all’invisibilità dell’immagine stessa. In sostanza, in un mondo come quello di oggi in cui i new media tanto hanno fatto per l’arte, questi vanno in qualche modo rimessi al loro posto, trattenuti dal tracimare.

Il perché della premiazione di Gillo Dorfles come accademico honoris causa è certamente chiaro ma le parole scelte dal Consiglio Accademico e dal direttore Giorgio Marangoninella presentazione delle motivazioni meritano una riflessione: gli si riconosce “l’idea dell’opera d’arte nella sua valenza generatrice di forze capaci di trasformare gli uomini e le società; di creare un sistema immunitario contro l’overdose di artificiosità della realtà contemporanea; di risvegliare le innate capacità immaginifiche individuali; di ritornare a modelli emotivi naturali e porre le basi educative utili per una corretta – e quanto mai urgente – riflessione sull’esistenza.”

Tutta la rivoltosità propria dell’uomo contemporaneo, quindi, sembra non poter essere altro che il voler tornare ad essere uomo per l’uomo e nel mondo. Prima che artisti, si deve essere Uomini. In questa medesima direzione sta l’intenzione di Giorgio Marangoni di rendere l’Accademia di Belle Arti di Macerata più che un luogo creatore di artisti intesi come “ragionieri della creatività”, un luogo ” dove si spegne la lunga notte della merce per l’aurora in cui spunta la vita.”

La speranza è che le tante aurotità presenti alla celebrazione di questo grande uomo, a partire dal sindaco di Macerata fino alla vicepresidente della Regione, e i rappresentanti delle realtà Accademiche del territorio, i rettori dell’Università degli Studi di Macerata e di Camerino, accolgano questo messaggio di vita. Intanto, è ora che i ragazzi facciano la loro parte: che rivolta sia!

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