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30 marzo 2012

l’Università causa disoccupazione

In un paese in piena crisi economica, dove il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato ormai un picco del 30 %  ,riuscire ad andare a vivere sotto un tetto diverso da quello di mamma e papà sembra un sogno irrealizzabile.  Anche la laurea, che in passato rappresentava uno spiraglio di luce nella difficile strada verso un lavoro fisso, sembra aver perso valore. Stando ai dati pubblicati da AlmaLaurea , nel 2011 soltanto il 34% dei laureati specialistici è riuscito ad ottenere un contratto a tempo indeterminato. Molto più alto risulta essere invece il numero di coloro che, nonostante il conseguimento “del massimo titolo di studi”, sono obbligati a mantenersi con lavori a nero o precari.

Al contrario di ciò che comunemente si pensa però,  le colpe di questa situazione disastrosa non vanno imputate soltanto alla crisi economica nazionale. Stando infatti al risultato di uno studio presentato dalla  Bachelor (società di ricerca e selezione di personale neolaureato) , la metà della responsabilità ricadrebbe sull’ente di massima istruzione italiana:  l’Università.

Quello che infatti studenti e laureati non sanno è che tutte le Università italiane, pubbliche o private che siano,  “ sono obbligate a conferire alla Borsa continua nazionale del lavoro i curricula dei laureati” come indica il testo del Collegato lavoro, visibile a questo link. E che il mancato assorbimento di tale obbligo penalizza incredibilmente il laureato, nella ricerca del lavoro.

Innumerevoli sarebbero i vantaggi tratti da aziende e lavoratori  dalla pubblicazione di “un enorme archivio online di curriculum vitae”. Tra questi certamente va annoverata la possibilità di una ricerca molto più veloce e mirata di possibili candidati ad una posizione lavorativa, da parte di un azienda. La mancanza di alcune figure lavorative sul mercato infatti non sarebbe “oggettiva”  come in realtà si crede.

Marco Pietrabissa amministratore delegato di Bachelor spiega :«assistiamo inermi alle ricerche di profili da parte delle aziende e alla mancanze di figure sul mercato, proprio a causa di questa inadeguata conoscenza della totalità dell’offerta»

Stando infatti  alle cifre pubblicate sul bollettino Adapt (associazione per gli studi internazionali e comparati), diretto da Michele Tiraboschi consigliere dell’ex ministro al Welfare Maurizio Sacconi, soltanto il 35% degli Atenei italiani pubblica sul proprio sito i Curriculum di laureandi e laureati.

Il perché di questa mancanza sarebbe però da imputare ad una cattiva comunicazione Università-aziende, come afferma lo stesso Tiraboschi :  «Le università spesso non sono a conoscenza delle richieste delle aziende. Certo ora sono persino vincolati dal Collegato Lavoro che impone la pubblicità di tutti i curriculum in maniera trasparente e che di fatto mette nero su bianco quanto prevedeva già la legge Biagi e la sua borsa-lavoro».Questo però non spiega realmente il perchè le Università non adempiano pienamente al loro dovere.

Tirando le somme quindi: la stessa Istituzione che avrebbe il compito di formare ed indirizzare i giovani verso il mondo del lavoro, è da annoverare tra gli elementi che ostacolano quest’ultimi al definitivo approdo ad un impiego fisso.

Roba da non credere.

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