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4 marzo 2012

No Tav: anche Roma al grido de “La Val Susa paura non ne ha”

Bloccata la tangenziale, lo snodo di piazza di Porta Maggiore e Largo Preneste

Un sabato tranquillo quello italiano, nonostante la manifestazione No Tav indetta per sostenere i val susini in una delle diatribe più contorte che la nazione abbia affrontato.

Di Tav in Val Susa se ne parla da 22 anni, ma ancora nulla di concreto è stato fatto, questo perché i piemontesi da sempre si sono mobilitati contro una delle grandi opere che “deturperebbero il paesaggio in modo irreversibile”.

Oggi anche Roma si è mobilitata e ha risposto con una grande partecipazione di giovani e universitari, disposti a macinare chilometri pur di farsi sentire. Un corteo partito da piazzale tiburtino si è diretto verso tutta via di scalo San Lorenzo, per bloccare piazza di Porta Maggiore. Da lì la direzione è stata Largo Preneste, ma a pochi metri dalla meta predestinata, un colpo di scena ha rimesso i partecipati in moto con l’occupazione della tangenziale. Per far ritorno nuovamente a piazzale tiburtino ripassando per piazza di Porta Maggiore.

Non pochi i disagi per gli automobilisti, che si sono visti bloccati nel traffico, senza possibilità di cambiare itinerario, ma come unico aiutante solo la pazienza.

Un sabato tranquillo quello italiano, nonostante il cambio di programma che ha colto del tutto impreparata la polizia, incaricata di mantenere sotto controllo l’ordine. Non ci sono stati scontri, ne momenti di panico. Cosa del tutto inaspettata se si considerano sia gli eventi recenti di Bussoleno, sia le grandi manifestazioni di contestazione dei mesi passati, una fra tutte quelle del 15 ottobre. Ma i nervi saldi di chi coordinava hanno evitato il peggio.

Un sabato tranquillo quello italiano, se non fosse che questi giovani le cose le sanno e non hanno bisogno di una televisione che gliele dica, perché hanno internet. Il tam tam on-line permette non solo l’organizzazione fulminea, ma anche lo scambio di informazioni, quelle che il main-stream vorrebbe tenere all’oscuro. Non si limitano però a sapere le news “underground”, ma le commentano, le criticano e se ne fanno un’opinione loro.

Così Alberto, 26 anni, studente di ingegneria a Roma Tre dice che il pdf con le 150 ragioni per dire no alla Tav l’ha letto, ma che è inesatto  “il traforo del Frejus e quello del Monte Bianco sono già alla massima capacità di trasporto su gomma, e lo sono per motivi di sicurezza. Non dimentichiamoci che qualche anno fa c’è stato l’incidente nel traforo del Monte Bianco – e continua – Io non sono contrario alla costruzione della Tav, ma solo se mi garantiscono che tutto il traffico di merci che ora è su gomma si sposterà via ferro. Ma questo non avverrà mai!

Di parere contrario Irene, 21 anni di giurisprudenza e Matteo di 24 anni studente di lingue, entrambi alla Sapienza. Per loro i motivi per dire No alla Tav sono tanti “a cominciare dall’impatto ambientale, ma anche gli espropri, i problemi economici che ha l’Italia in questo periodo e l’inutilità intrinseca della Tav” afferma Matteo. Anche Irene è critica “ci sono altri mezzi per trasportare merci, invece di iniziare una nuova grande opera, di cui si parla da 20 anni. Perché sarà un’altra grande opera incompiuta, tanto vale finirla adesso”, mentre Matteo aggiunge “c’è un’altra ferrovia esistente, le merci non hanno fretta e soprattutto il loro trasporto su ferro è in decrescita”.

Non è nemmeno vero che l’inquinamento su gomma è maggiore di quello che produrrebbe la Tav, perché bisogna considerare anche l’inquinamento prodotto dai macchinari per costruirla; e per di più là sotto c’è uranio e amianto, hanno già considerato dove verranno stoccati? Li affosseranno come sempre, non sono in grado di togliere la spazzatura da Napoli e vogliono farci credere di essere in grado di liberarci dall’amianto”. Giusta osservazione quella di Irene, al quale segue però l’idea che a Napoli la spazzatura non la si riesce a togliere per la concussione con la mafia, quindi anche in Val Susa ci sarebbero i “magheggi” con associazioni malavitose.

Negli appalti sicuramente si, lo dimostrano le inchieste – continua Irene, precisando che non sono sue teorie, ma fatti comprovati – nessuna delle imprese è risultata pulita” . “C’è la mafia dietro gli appalti, – dice Matteoa maggior ragione se i politici difendono questo progetto. Ieri Travaglio a Servizio Pubblico stilava le statistiche secondo cui in Italia ogni progetto costa il triplo che in un altro paese europeo. E poi qui ogni appalto porta delle stime dei costi che andrà a sostenere sempre inferiori a quello che poi sarà.”

Dario, di anni ne ha 30 è un dottorando e si mostra più che critico. La sua è un’analisi analitica che a partire dalla Tav affronta tutta la situazione italiana (politica ed economia incluse). “Diciamo che l’aspetto economico è stato già più che discusso – afferma – Però vorrei raffrontarlo con i tagli che hanno subito le università e con le scuole che cadono a pezzi, per quelli i soldi non ci sono, allora questi da dove arrivano? Da un debito pubblico che tenderà ad aumentare.

Ma se per la gravosità del debito pubblico è stato istituito un governo tecnico, come è possibile pensare che questo voglia aumentare il debito stesso? “Non è tecnico, c’è una lettera sulla scrivania di Monti in cui 360 professori universitari insieme a più di 700 ricercatori richiedono un tavolo tecnico che non ha mai ricevuto risposta. Monti è lì perché è politicizzato, le riforme che fa hanno tutte tendenze neo-liberiste. Ad esempio la lobby dei tir che ha paralizzato mezza Italia, per loro niente polizia, invece in Val Susa si, nemmeno contro la ‘ndrangheta hanno fatto le rappresaglie che hanno riservato a Bussoleno. L’inchiesta “Minotauro” mostra come ci sia anche la ‘ndrangheta dietro questo progetto, come Falcone e Borsellino ci stessero indagando, sembra quasi che a parlare di Tav in un modo o in un altro si muore.”

L’ultima domanda in cui le idee di tutti e tre sembrano convergere è la seguente: queste manifestazioni servono? Sono funzionali alla causa? Il No alla Tav verrà ascoltato?

Alberto : “Il cantiere andrà avanti, qui possono fare i martiri quanto gli piace, ma il cantiere andrà avanti”.

Irene: “No non penso. Servono a farsi sentire, ma sono simboliche. C’è una parte attiva che dissente e sono i val susini, noi possiamo solo muoverci in solidarietà. Perché quello che sta avvenendo riguarda tutti , anche se molti non si sentono toccati”.

Matteo: “Le vere manifestazioni, quelle utili, sono quelle in valle. Noi qui possiamo solo essere solidali e creare una risonanza. Siamo di grande impatto, se non altro mediatico”.

Dario: “Servono a riprendersi gli spazi che piano piano ci siamo fatti sfilare dalle mani. Bisogna organizzarsi sul mediometraggio, svegliare le persone. Questo è un nuovo processo di democratizzazione. Io dalla Calabria devo badare anche al territorio della Val Susa! Mi piace pensare che sono loro i veri terroni, perché sono quelli che stanno difendendo la loro terra da anni, non i miei concittadini che l’hanno lasciata in mano ad altri”.

 

 

 

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