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31 marzo 2012

Piccoli borghi d’Italia, perle tutte da scoprire

Il patrimonio artistico e culturale italiano è indubbiamente uno tra i più inestimabili nel panorama europeo e ad avvalorarlo ancor di più oggi è l’importante iniziativa condotta dall’Università Europea di Roma, che ha come obiettivo quello di non permettere all’inesorabile scorrere del tempo di intaccare la natura di un così affascinante e pur sempre suggestivo mondo antico.

Il primo e-book d’Europa ha riportato Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila, come uno dei tre borghi medievali minori più virtuosi (insieme a Calcata, piccolo paesino del Lazio, e Torri Superiore, gemma della Liguria) con una storia e una tradizione ancora viva e in pieno regime di mantenimento per ciò che concerne strutture architettoniche, ricche di storia e dal sapore di riscoperta e culto del “passato”.

Un passato che però germoglia nuovamente nell’era del progresso e dell’ultra tecnologico; edifici, chiese e centri storici riecheggiano nel silenzio assordante della modernità. L’intento del progetto universitario intitolato “Dal restauro alla gestione programmata – una metodologia sostenibile per castelli, torri e chiese medievali”, è chiaro: riscoprire e valorizzare la storia dei borghi italiani.

La sfida intrapresa dall’Università Europea permette attraverso studi attenti e meticolosi di scandagliare e comprendere la natura, la conformazione di un territorio e la modalità con cui le strutture storiche hanno caratterizzato l’aspetto di queste perle, a volte nascoste, del nostro magnifico Paese.

Un’accurata metodologia permette di attuare processi di recupero e manutenzione artistica che rispettano in pieno principi eco sostenibili in accordo con l’ideologia dell’ever green, per non deturpare pezzi di storia dal valore encomiabile, instaurando al contempo la cultura del bello per quei giovani restauratori e amanti dell’arte che si cimentano in progetti così ambiziosi per  “riportare in vita”  l’antico di ogni dove.

È rappresentativo il lavoro portato avanti dall’architetto Lelio Di Zio, in accordo con l’iniziativa imprenditoriale di Daniele Kihlgren e della Sextanio s.p.a. ; connubio tra arte e attività aziendale che stavolta ha come obiettivo l’arte stessa e la sua essenza, senza presunzioni, senza nascondere chissà quali intenti speculativi e di business. E se vogliamo pensare al business allora possiamo tranquillamente immaginare quale beneficio potrebbe trarne il turismo nostrano, perché prima di scoprire il mondo si possa viaggiare e conoscere realtà anche più micro, costrette a far tesoro del patrimonio offerto con una logica culturale specifica ma pur sempre di meritevole fascino, come è oggi Santo Stefano di Sessanio.

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