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20 marzo 2012

Strage di randagi in Ucraina. Gli animalisti boicottano Euro2012

Continuano senza sosta le stragi di randagi che stanno insanguinando le strade di tutta l’Ucraina.

Da più di un anno, il 2010 per essere precisi, le autorità ucraine hanno deciso di fare piazza pulita di cani e gatti randagi. Il motivo?

Gli Europei di calcio del 2012, di scena quest’estate in Polonia e, appunto, Ucraina.

Kiev e Lungansk le città più attive di questa inaccettabile barbarie.
Occorre comunicare un’immagine “ordinata ed efficiente” del Paese, dicono. E per farlo, dicono, non c’è altro modo che cancellare dalle strade ogni segno di incuria e degrado che possa offendere il gusto del turista pallonaro.

A cominciare dai randagi.

“Una missione di civiltà!”, fanno sapere. Follia, diciamo noi, follia e nazismo.

Sia nelle intenzioni che nelle modalità. Anzi, le modalità sono anche peggio.

Da un anno a questa parte, ogni mattina, plotoni di funzionari comunali battono a tappeto parchi e strade, spargendo ovunque polpette avvelenate (che spesso vengono incautamente consumate anche da cani e gatti di proprietà).

Le creaturine si accasciano, colpite da fitte dolorosissime. Strabuzzano gli occhi e muiono, mugolando tra la bava, sotto gli occhi inorriditi dei passanti. E soprattutto dei bambini, spettatori involontari di questa ignominia.

Ma se pensate che sia il peggio, non avete ancora sentito il resto.
I nostri ligi funzionari, infatti, non si limitano certo alle polpette.

Armati di fucili e pistole, queste novelle SS setacciano le strade, rivoltando come un calzino ogni centimetro quadrato e facendo fuoco su qualsiasi cane o gatto capiti a tiro.

Basta che sia un randagio. O che l’SS di turno lo giudichi tale.

La caccia ai randagi si trasforma così in un vero e proprio rastrellamento, con esecuzioni a sangue freddo ad ogni angolo, vicolo o marciapiede.

Le strade risuonano di fucilate ad ogni ora del mattino, sembra di essere in guerra. E tutto alla luce del sole. Come se nulla fosse. Come se nessuno si accorgesse dell’infamia che si sta consumando.

Scene raccapriccianti, disgustose che raggiungono l’apice nei terribili forni crematori mobili. Un’eredità che pensavamo dovesse rimanere per sempre nella soffitta degli orrori della memoria umana e che, invece, ritorna, puntuale come la morte, quasi a ricordarci che il mostruoso è sempre dietro l’angolo, pronto a ghermirci ogni volta che abbassiamo la guardia.

Inceneritori ambulanti, quindi, che servono (servirebbero) a bruciare le carcasse delle povere bestiole trucidate.

Ma c’è chi giura che a queste “carcasse” non sia concesso neppure il “privilegio” di spirare prima ancora che le fiamme facciano il resto.

Semplicemente li si afferra vivi e li si arde senza troppi scrupoli.

Una vergogna di fronte alla quale l’Europa preferisce fare orecchie da mercante.

Una storia nauseante, in cui orrore e corruzione si toccano lascivamente come nelle peggiori pagine di storia.

Lo stanziamento dei fondi destinati alla “bonifica” delle strade, come la chiama qualcuno, viene, infatti, calcolato in funzione di stime subdolamente pompate dai funzionari di cui sopra.

Tradotto: più animali da eliminare dichiaro, più soldi intasco.

Intanto c’è già chi parla di boicottare gli Europei di calcio, deciso a fermare questa indegna carneficina.

L’impressione, però, è che molti abbiano già la testa al mese di giugno, quando al posto di cani, gatti e porcate varie si tornerà, come sempre, a parlare di giocatori spompi, allenatori incapaci ed arbitri cornuti.

Il più classico degli oblii, insomma.
Siamo ancora quelli della pietra e della fionda, diceva qualcuno che la sapeva lunga sulla meschinità umana. E in effetti non è che sia cambiato molto da allora, anzi.

E pensare che qualche boia in giacca e cravatta crede addirittura di fare bella figura…

Intanto domandiamoci: vale la pena uccidere per un pallone?

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