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28 Marzo 2012

Studente UniBo aggredito a Lecce: militanti di Casa Pound in carcere

Studente UniBo aggredito a Lecce

Studente UniBo aggredito a Lecce

Regolamento di conti per ragioni di incompatibilità politica, episodio brutale, tra sfogo, omertà e intimidazione. Violenza fine a se stessa fatta passare per passione politica. Vecchia storia, ma purtroppo ne sono protagonisti dei giovanissimi.

È appena iniziato il nuovo anno, precisamente è la sera del 2 gennaio, quando uno studente ventenne che ha appuntamento con due amiche, le sta aspettando davanti al portone della Prefettura.

Lecce è la sua città natale e di residenza, e quella sera si trova proprio nella sua città, benché si sia iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna.

Forse è nel capoluogo della penisola salentina per trascorrere le vacanze con parenti ed amici; fatto sta che quella sera, mentre attende, succede qualcosa, qualcosa che emergerà molto tempo dopo.

La mattina successiva, il 3 gennaio, Matteo si recò al pronto soccorso dove gli furono diagnosticate “fratture alla mandibola e alle ossa nasali”. Sul momento, sostenne che a conciarlo così sarebbe stata una gomitata involontaria ricevuta accidentalmente da un amico nel corso di una partita di calcio amatoriale. Tuttavia le ferite erano troppo gravi per non destare sospetti, allora, mentre andava incontro ad un intervento chirurgico di “osteosintesi di frattura dell’angolo mandibolare sinistro con miniplacca di titanio” costringendolo ad una lunga degenza presso l’Ospedale, la Procura disponeva d’ufficio delle indagini per accertare la verità.

La Digos, orientò le sue ricerche considerando l’appartenenza del ferito a gruppi politicamente orientati, infatti la pista fondamentale fu spianata da alcune frasi rivendicative e da una manifestazione di protesta dei suoi aderenti, in cui si denunciava la brutale aggressione subita da un appartenente, vittima di un “gruppo fascista”.

La svolta però è arrivata quando il padre del ragazzo, venendo a conoscenza della verità, confessata dal figlio in famiglia, decise di raccontare tutto alla polizia che, nel mentre, allarmata da quanto aveva già scoperto, aveva invitato il ragazzo a dare la versione dei fatti corrispondente a realtà, altrimenti sarebbe stato accusato di favoreggiamento nei confronti dei suoi stessi aggressori.

Questa la versione definitiva: la sera di quel 2 gennaio, prima che arrivvassero le amiche che stava aspettando per avere un passaggio, il ragazzo avrebbe incontrato, 4 giovani militanti che dopo varie provocazioni ed insulti all’avversario avrebbero iniziato a pestarlo per intimirlo, come atto dimostrativo, come avvertimento con il monito di non dare più fastidio, di “non disturbare con la presenza sua e del suo gruppo politico le manifestazioni organizzate”.

La discussione degenerata vedeva uno dei ragazzi bloccare il ragazzo, un altro sferrargli un pugno, un altro una testata ed un quarto sarebbe stato il sottofondo verbale di minacce e insulti, per rincarare la dose. Il gruppetto è stato riconosciuto dal ragazzo attraverso la ricognizione di una serie di fotografie e la loro identità è stata finalmente svelata. L’ipotesi di reato a carico dei quattro arrestati è di concorso in lesioni gravi e violenza privata.

Il dilagare dell’omertà, comune, a prescindere dal segno politico preteso, ed un clima giovanile così gravemente intimidatorio, è uno dei fattori più preoccupanti secondo il Procuratore, “abbiamo fatto un balzo indietro di almeno trent’anni. La violenza non ha diritto di cittadinanza”.

Per tutti questi motivi, il Procuratore ha chiesto al gip di disporre con ordinanza la custodia cautelare in carcere dei quattro ragazzi indagati. Valutazione accolta dalla gip e confermata anche dopo gli interrogatori di garanzia tenutisi il 21 marzo, durante i quali i fermati sono rimasti in silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. I quattro ragazzi rimangono, intanto, rimarranno in carcere.

I motivi alla base dell’esecuzione della custodia cautelare direttamente in carcere si ricavano dal “grave clima di violenza instauratosi da qualche tempo nella città di Lecce per la conflittualità tra gli esponenti dei suddetti gruppi politici e caratterizzato da comportamenti aggressivi, violenti e intimidatori, nonché da gravi forme di omertà e di rifiuto dell’intervento repressivo degli organi dello Stato a ciò istituzionalmente preposti”, nonché dalla “spregiudicata determinazione e della particolare inclinazione a delinquere degli indagati”.

Pur accettando e non occultando che la violenza è un aspetto ineliminabile della realtà umana, sarebbe opportuno non fare confusione sovrapponendola con leggerezza al concetto di politica, riducendo così la politica a rabbia e impotenza per ossessione di dominio e distruzione. Opportunità delicata e complessa come urgenza in ognuno ed ognuna di noi, senza prendere a paravento sigle ed ideologie. La politica è lotta per strapparsi al potere: è energia che tenta di strappare libertà alla macchina del potere.

Davanti a casi di cronaca come quelli di Lecce, come tutti quelli che coinvolgono soprattutto giovani che si dicono desiderosi di politica, sembra impossibile rimandare questa spregiudicata idea di indagare cos’è la violenza, cosa la forza necessaria e cosa sotto il fuorviante nome di politica naasconde, senza nemmeno riuscirci tanto bene, tenativi attivi di prevaricazione.

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