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9 marzo 2012

Torino, la laurea porta lavoro

A navigar in questa crisi, senza tanti punti di riferimento e con le speranze poco alimentate da capitani che non sono più coraggiosi ma tristemente “tecnici”, Torino offre un appiglio insperato per i giovani laureati: nel capoluogo piemontese si trova lavoro!

Qualche giorno fa,  Almalaurea aveva pubblicato il XIV rapporto sulla condizione dei laureati italiani, lanciando l’allarme di come sia cresciuto in Italia il tasso di disoccupazione per chi ha concluso gli studi universitari.

Torino, seppure caso più unico che raro,  offre oggi dati confortanti che inducono se non al sorriso, almeno a riprender fiato e a incrociare le dita affinché la “condizione torinese” possa diffondersi e propagarsi in altre Università italiane.

Il tasso di occupati, ad un anno dalla laurea specialistica a Torino, per Politecnico e Università, è in controtendenza con la media italiana con dati sorprendentemente positivi.

Prendendo come esempio gli studenti laureati presso il Politecnico come ingegneri ed architetti, ad un anno dal conseguimento della laurea, trovano occupazione più di sette ragazzi su dieci.

Anche i dati sull’Università torinese sono positivi, con il 58% dei laureati specialistici che trova lavoro contro una media italiana che si attesta al 56%.

A Torino l’indagine ha riguardato 6.700 laureati triennali dell’Università e  2.400 del Politecnico; per le quinquennali sono stati presi in esame 3.200 ex universitari dell’Ateneo e 2.000 del Politecnico.

Un po’ di numeri per l’eccellenza torinese: dopo un anno dal conseguimento della laurea, il 38% dei laureati del Politecnico ha una occupazione stabile (la media nazionale è del 33%); l’11% degli studenti continua la formazione universitaria e il 15% è in cerca di lavoro, con 6 laureati su 10 in lotta con il precariato (siamo pur sempre in Italia e in piena crisi).

Anche a livello di salari per i post laureati, Torino si conferma superiore alla media del resto d’Italia,  con migliori condizioni e opportunità che interessano però i laureati con la quinquennale (e del Politecnico) e per i “vecchi” laureati (buona l’annata del 2006).

Insomma, come si diceva all’inizio, in un mare di crisi anche un piccolo faro acceso come quello di Torino, può infondere speranza nel cuore dei giovani laureati che di sentirsi affogar ne han piene le scatole.

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