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4 aprile 2012

A Bologna Pascoli si recita e si… balla

Oggi al Teatro Comunale di Bologna lo spettacolo “Sotto le stelle il libro del mistero”. Ne parliamo con Emanuele Marchesini

La danza, il movimento cinetico della frenesia, il gesto e l’azione come significato ultimo.
La lettura, meditazione silenziosa, distacco dalla realtà e quiete come ricerca intellettuale.
Sembrano due ambiti antitetici, due modi opposti per agire sul mondo, impossibili da coniugare.

La differenza diventa ancora più marcata se prendiamo come esempio l’opera di Giovanni Pascoli, di cui si celebra proprio quest’anno il centenario della morte. La sua è una poesia contemplativa, che analizza il dramma della vita, accostando immagini e suoni in un totale abbandono alla misteriosa realtà che ci circonda, l’atomo opaco del Male.

Ma l’universo pascoliano non si chiude nella fissità del ricordo, ma si anima in atmosfere sonore e visuali, un ambiente vivo e vibrante che ricrea un mondo vero, ricco delle impressioni più disparate che il poeta rincorre come voli vertiginosi.

La sfida di Aterballetto e dell’Associazione Espressione Danza Bologna, coadiuvate dalla voce di Ercole Leurini e dall’interpretazione teatrale di Emanuele Marchesini ed Elina Nanna, è di ricreare l’atmosfera suggestiva e simbolica del cosmo pascoliano attraverso il connubio di musica, danza e recitazione.

Un esperimento intrigante, che si terrà al Teatro Comunale di Bologna il 4 aprile 2012 alle ore 20.30, e che si distacca per la sua originalità dalle molteplici iniziative che si susseguono a Bologna per celebrare l’illustre poeta.

In esclusiva per Controcampus, proprio Emanuele Marchesini ha accettato di rispondere ad alcune domande ed entrare dietro le quinte di questo interessante progetto.

Domanda: Come nasce questo progetto?

Emanuele: Questo progetto è stato ideato da Bianca Bonino Belvederi, presidente dell’Associazione Culturale Epressione Danza Bologna, assieme al regista e coreografo dell’Aterballetto di Reggio Emilia Arturo Cannistrà ed il contributo musicale di Francesco Germini. Bianca ha lavorato molto su Pascoli, pensando di costruire qualcosa di suggestivo data la ricorrenza del centenario della morte. Come sempre si è attivata molto, e ora siamo tutti molto curiosi di vedere la conclusione di questo progetto, che ha davvero richiesto molte ore di lavoro e di organizzazione.

Domanda: Cosa hai pensato quando ti hanno proposto un’esperienza del genere? Come ti sei trovato ad unire il tuo mestiere di attore con un nutrito corpo di ballo?

E: Unire danza e recitazione è sempre un’esperienza molto suggestiva. Il fine di questo spettacolo è infatti costruire coreografie in funzione della voce poetica di Giovanni Pascoli. Una sfida davvero non semplice, ma molto interessante. E lavorare con artisti di generi e scuole di danza differenti mostra come l’arte possa avere molteplici sfaccettature: il gioco più bello sarà riuscire a coadiuvare il tutto in uno spettacolo vibrante.

D: Quanta soddisfazione c’è per un giovane ragazzo bolognese ad esibirsi al Teatro Comunale di Bologna?

E: E’ una soddisfazione straordinaria oltre che un grande onore. Il Teatro Comunale ha ospitato artisti di caratura mondiale. Appena mi è giunta la proprosta non ho avuto esitazioni nell’accettare. Oltretutto stiamo parlando di una delle più importanti piazze di Bologna, la città in cui ho vissuto fino ad ora. Spero di riuscire a rendere adeguatamente omaggio a Giovanni Pascoli e a tutti coloro che hanno calcato il palcoscenico di questo grande e magnetico teatro.

D: C’è una poesia di Pascoli che ti ha colpito particolarmente, che ti ha segnato?

E: Pascoli è un grande contemplativo. La poesia “Lavandare” mi ha colpito molto, mostra l’angoscia di una donna che aspetta invano il suo amore partito (angoscia dello stesso poeta, che perde il padre prima e la madre poi). Inoltre ho sempre amato moltissimo il “X agosto”, che reciterà la mia amica e collega Elina Nanna, ed è stata una bellissima sfida costruire con lei un’azione scenica sulla poesia “I due orfani”. Ma forse i versi che più mi hanno colpito sono quelli, tristi e malinconici, dell’ “Ora di Barga”: “Lascia che guardi dentro al mio cuore, lascia ch’io viva del mio passato; […] s’io trovi un bacio che non ho dato! Nel mio cantuccio d’ombra romita, lascia ch’io pianga su la mia vita!”

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