• Google+
  • Commenta
1 aprile 2012

Animali nelle scuole ma…in modi diversi

I cacciatori bergamaschi della Unione Nazionale Cacciatori di Zona Alpi hanno organizzato per il 24 marzo un incontro con le scuole. Il loro obiettivo era quello di spiegare ai più giovani in cosa consiste la loro attività, circondata spesso da un alone negativo.

All’esterno della Casa del Giovane, dove si teneva l’incontro, però si sono presentati solamente gli animalisti pronti a fermare le scolaresche che eventualmente avrebbero preso parte all’iniziativa. Purtroppo per i cacciatori e per la gioia delle associazioni contro la caccia, nessuna classe di alunni ha preso parte all’evento.

Evidentemente genitori e docenti non hanno ritenuto opportuno avvicinare i ragazzi alla caccia che, nonostante sia tanto decantata come sport, ancora oggi non è riconosciuta da tutti tale. Questa visione negativa dell’arte venatoria e di ogni attività che maltratta gli animali  è dovuta anche al grande lavoro che le associazioni per la difesa degli animali (ENPA, OIPA, AIDAA, LAV, ecc.)  compiono anno dopo anno all’interno delle scuole, riscontrando un grande successo.

Ad esempio nel mese di marzo, a Reggio Emilia, la LAV ha messo in atto il progetto “Viva il circo senza animali” che ha coinvolto le prime tre classi della scuola primaria di Marmirolo. Attraverso visione di immagini (gli animali nelle gabbie), letture (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale semplificata dalla LAV), realizzazione di disegni (qual è l’ambiente adatto dove deve vivere una tigre?) e il confronto delle esperienze fatte dai bambini stessi si è cercato di stimolare la riflessione autonoma e l’empatia.

Gli animali sono nati per vivere liberi nel loro habitat naturale, non per viaggiare dentro delle gabbie o per saltare attraverso un cerchio. In conclusione, il messaggio della LAV è che “il circo è divertente…ma non per tutti”.

Due progetti completamente diversi, quasi opposti, destinati ad un giovane pubblico comune. Quale dei due messaggi sia da favorire dipende da chi oggi sta educando e formando gli “uomini di domani”, nella speranza che quest’ultimi abbiano una coscienza migliore della nostra.

Google+
© Riproduzione Riservata