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7 aprile 2012

Colombia: la guerriglia penetra nelle università

La scorsa settimana, il governo di Bogotà ha dichiarato ufficialmente che gruppi di guerriglieri si sarebbero infiltrati all’interno delle università colombiane. Antonio Navarro Wolff, segretario del governo nazionale, ha rilasciato un’intervista ai media locali nella quale ha affermato che la morte di alcuni studenti nelle città di Tunja e Bogotà è collegata ad azioni di guerriglia. Le indagini della polizia hanno dimostrato che la morte degli studenti, in entrambe le città, è stata causata dall’esplosione di alcuni ordigni che i giovani stavano preprarando.

Gli eventi di Tunja e quelli di Bogotà sono in qualche modo collegati – ha dichiarato Navarro Wolffgli studenti morti stavano preparando delle bombe da far espoldere contemporaneamente”. La polizia ha affermato che sui luoghi delle esplosioni sono stati ritrovati dei volantini inneggianti alle FARC, il più grande gruppo di guerriglieri della Colombia. L’organizzazione, di ispirazione comunista, è stata fondata nel 1964 ed ha adottato sin dalla sua origine la pratica militare della guerra di guerriglia contro il governo colombiano. Dopo aver firmato un accordo con le autorità della Colombia, nel 2002, da alcuni anni le FARC hanno interrotto i negoziati di pace con il governo, ritornando alle attività clandestine.

Le affermazioni sulle possibili infiltrazioni di guerriglieri nelle università colombiane arrivano in un momento cruciale per l’istruzione superiore in Colombia: studenti e professori universitari, infatti, da mesi scendono in piazza per protestare contro la riforma dell’università annunciata dal governo. In molti ritengono che le misure governative siano irrealistiche e insufficienti per rilanciare l’istruzione superiore pubblica del Paese: le stesse università hanno affermato di non essere state consultate dal governo.

Nella sua intervista, Navarro Wolff ha voluto comunque precisare che gli studenti morti nelle esplosioni non facevano parte di nessun gruppo terroristico ma erano certamente simpatizzanti dei guerriglieri. Le affermazioni del governo, tuttavia, sembrano voler lanciare una sfida al movimento studentesco: criminalizzare gli studenti e associare le loro azioni alla guerra di guerriglia significa porre la protesta e il dissenso al di fuori della legalità, laddove è più facile colpire in maniera indiscriminata.

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