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Massimo Ragnedda: Grande Fratello di Orwell e società postpanottica

Redazione Controcampus 1 Aprile 2012
R. C.
21/06/2021

Il professore Massimo Ragnedda sul Grande Fratello di Orwell e sulla società Postpanottica.

L’epoca attuale è segnata dal declino delle istituzioni. Il tramonto della modernità, intesa come società delle istituzioni, apre le porte al nuovo pensiero postmoderno. Il nucleo nevralgico di questa, discendente e decadente, parabola della civiltà umana, alberga nel controllo sociale.

L’uomo moderno non è più libero nè di sognare, né di volere. Le sue scelte sono condizionate, nel bene e nel male, dalle nuove tecnologie. I sogni, le emozioni e i desideri traggono origine da un’unica ed edulcorante fonte di saggezza: i mass media.

Col tempo, però, i sogni tendono a divenire sterili, seriali e meccanicamente prestabiliti, quindi a smarrire ogni traccia d’originalità.

Questo ritmo triadico caratterizzato da controllo sociale, postmodernità e mass media, si ripercuote sull’umanità, la quale, ingannata da un mondo vuoto ed ipnotico, sprofonda nel baratro dell’omologazione.

Spinti dal desiderio di comprendere al meglio queste nuove dinamiche socio culturali, abbiamo deciso d’intervistare il Prof . Massimo Ragnedda, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicazione sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari.  Mragnedda.

Intervista a Massimo Ragnedda sul Grande Fratello di Orwell e sulla società Postpanottica

Sul finire del settecento, Jeremy Bentham progettò il Panopticon, un nuovo modo per ottenere potere mentale, in maniera e quantità mai vista prima. In seguito, Michel Foucault, studiando la struttura del carcere benthamiano, lo eresse a modello e vessillo del potere della società contemporanea.

Tuttavia, il Panopticon, inteso come fil rouge di un controllo invisibile, è presente anche nel Grande Fratello di Orwell. Prof. Massimo Ragnedda, lei è autore di un’affascinate monografia: “La società postpanottica. Controllo sociale e nuovi media”. Come si esplica il nuovo controllo sociale secondo Massimo Ragnedda?  

“Bisogna innanzitutto partire dal superamento della dicotomia controllo sociale versus libertà. Se nella modernità questi due concetti erano in contrapposizione, ora nella postmodernità non solo non si escludono ma si integrano a vicenda. Il nuovo controllo sociale che si affaccia nella postmodernità richiede tanto la conformità ad un modello comportamentale imposto dal centro, sulla scia del Panopticon, tanto l’autonomia. Non solo. Il nuovo controllo sociale richiede tanto uno sguardo che impone e controlla (Panopticon o Grande Fratello), quanto uno sguardo che ammalia e seduce (synopticon).

In tutto questo, i media giocano un ruolo cruciale, in qualità di costruttori della realtà e di modelli di riferimento. Da un punto di vista synopticon i media, che hanno occupato una posizione centrale nella nostra quotidianità, sono il centro a cui le persone “libere” si ispirano per conformarsi. La loro omologazione al modello comportamentale, imposto per dare maggiore conformità alla società, avviene non per imposizione, come nel Panopticon, ma per seduzione. La televisione rimane il principale mezzo di costruzione della realtà sociale a cui ispirarsi e conformarsi. Ora, con l’avvento dei nuovi media interattivi, il rapporto medium utente non è più unidirezionale, ma richiede un utente-cittadino meno passivo e che dialoga con il medium, trasformandosi all’occorrenza in mittente e non semplice destinatario dell’informazione.

L’avvento dei nuovi media e le nuove tecnologie ha radicalmente rivoluzione lo scenario sociale all’interno del quale si muove il controllo sociale. Ha offerto nuove ed ampie possibilità di movimento. I nuovi punti di incontro sociale, le nuove interazioni sociali, si trasferiscono nel virtuale, ed è lì che una parte del controllo sociale si sposta.

L’utente è, e per un po’ rimarrà, potenzialmente attivo e capace di immettere nella rete i propri contenuti ma la sua capacità di influenzare il contesto sociale sarà pressoché nulla. L’ampia libertà di movimento che la rete delle reti offre, impone un controllo sociale che si sposta anche nel virtuale e che fa leva su metodi panottici e della sorveglianza elettronica, pur con delle grosse differenze. Non si tratta ora solo di limitare i movimenti di un individuo ad un territorio, ma di impedirgli di accedere ad esso. – dice Massimo Ragnedda –

Il nuovo controllo sociale dunque, deve fare i conti da una parte con il superpanottico e dall’altra con il synopticon, con la reclusione/esclusione e con la seduzione, con la sorveglianza elettronica e con l’iperrealtà. Esso si muove sulle ceneri del panottico, ne raccoglie le sue più felici intuizioni, le eleva ad un livello tecnologicamente più alto, ma si confronta anche con gli strumenti dell’industria culturale e della società dello spettacolo. La società postpanottica è anche questo, ovvero l’assoluto ridimensionamento della dimensione restrittiva e della punizione dei corpi. La società postpanottica, a differenza della società disciplinare indicata da Foucault, impone la conformità alle regole non tanto con la reclusione ma cercando di incanalare le “libere” scelte dell’individuo all’interno di opzioni predeterminate e prefissate, che rinforzano lo status quo. I mass media sono perciò vitali, poiché costruiscono una realtà sociale standardizzata a cui, liberamente ispirarsi.” – dice Massimo Ragnedda –

Massimo Ragnedda tra critica su Israele e l’ntisemitismo

Il filosofo Bentham sosteneva che si dovesse “obbedire puntualmente, per poter criticare liberamente”. Ma non sempre si è liberi di criticare e di esprimere il proprio pensiero. Talvolta si corre il rischio di andare incontro a pregiudizi. In uno dei suoi ultimi articoli, “Israele li chiama effetti collaterali, ma il suo nome è Nayef Qarmout, 15 anni, ucciso mentre giocava”, lei, giustamente, racconta le atrocità della guerra tra Palestinesi ed Israeliani: un genocidio al rallentatore dietro il silenzio della comunità internazionale. Crede sia, davvero, impossibile criticare Israele senza essere accusati di antisemitismo?   

Questo è il rischio, perlomeno in Italia. È sempre difficile criticare Israele senza essere accusato di essere antisemita. Riconosco che il crinale che separa la legittima e dovuta critica politica ad Israele dalla messa in discussione del suo diritto ad esistere è molto labile, ma questo non può spingere i commentatori, la classe politica e i cittadini e non vedere il massacro di Gaza e la condizione disumana nella quale versano 1.670.000 persone (più o meno quanto la popolazione della Sardegna) in un territorio grande più o meno quanto la provincia di Prato (la seconda più piccola d’Italia). – continua Massimo Ragnedda –

La situazione a Gaza è così grave che anche la definizione di prigione a cielo aperto è riduttiva. Il Cardinale Martino, parlando della Striscia di Gaza ha detto che “assomiglia sempre più ad un campo di concentramento” dove gli israeliani portano avanti quello che l’ex ambasciatore francese ed esperto di Medio Oriente, Eric Rouleau, definisce un “genocidio al rallentatore”. Dire questo non significa essere antisemiti; significa semplicemente non tapparsi gli occhi. Poi è vero qualcuno può strumentalizzare questi fatti in chiave antisemita, ma la colpa è di chi strumentalizza non di chi denuncia, ma sopratutto la colpa è di chi commette il reato e non di chi lo porta a conoscenza dell’opinione pubblica.”– fa sapere Massimo Ragnedda –

Per Schopenhauer l’uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che fa. Nel saggio Eclissi o tramonto del pensiero critico, lei sostiene che l’essere umano è e si sente libero di pensare, di agire in piena autonomia, completamente emancipato da influenze esterne. Tuttavia, avverte (come Pasolini negli scritti corsari) l’esistenza di una tendenza all’omologazione. La nostra autonomia di pensiero è in pericolo? Crede che l’uomo moderno, allevato e viziato con gli afflati del Panem et circenses, possa davvero “risvegliarsi” dall’incubo catodico?

L’essere umano è e si sente libero di pensare, di agire in piena autonomia, completamente emancipato da influenze esterne. Paradossalmente però mai come ora ci si trova dinnanzi allo spauracchio dell’omologazione di base nel comportamento degli individui, rinvenibile nel modo di vestire, di mangiare, nei desideri e nelle aspirazioni, ma soprattutto nel modo di pensare. I “regimi del manganello” non sono mai riusciti ad uniformare il pensiero con la forza, anzi al contrario lo hanno involontariamente alimentato.

I regimi totalitari sono linfa vitale per il pensiero critico, perché in presenza di una evidente e manifesta assenza di libertà di espressione, l’uomo reagisce, quasi di istinto, con forza cognitiva, elaborando un pensiero critico e attivo, capace di rigettare il “Sistema” imposto dall’ordine costituito. Dinnanzi ad una omologazione imposta con la forza in maniera coercitiva, l’uomo risponde elaborando un pensiero critico anticonformista, un pensiero cioè capace di tradursi in azione e pronto a sovvertire lo status quo. Al contrario oggi pare che di fronte alla manifesta possibilità di esprimere proprie opinioni liberamente, gli individui rispondano omologandosi nel loro modo di pensare. Mentre un tempo avremmo potuto pensare al sistema dei media come ad un garante della libertà e del processo democratico, oggi dobbiamo riconoscere che le stesse libertà richieste dai media, stanno per essere distrutte da quegli stessi media nella loro piena evoluzione e maturità.

I mass media sono i più grandi produttori di significati condivisi che mai siano venuti all’esistenza nella storia della società umana. Sono evidenti i rischi che derivano da una produzione serializzata dei prodotti culturali, dalla mercificazione dell’arte e dalla spettacolarizzazione della nostra società. È chiaro il ruolo che riveste il mondo pubblicitario che tende ad imporre il raggiungimento immediato della felicità come imperativo categorico della nostra epoca dei consumi di massa, così come chiaro è il ruolo che il desiderio imposto dal marketing pubblicitario ha nella nostra quotidianità. Dobbiamo porci il problema di quali occhiali, per parafrasare Bourdieu, noi utilizziamo nel capire, decifrare ed elaborare gli innumerevoli input che ci provengono dal mondo mediatico e da quello direttamente esperibile.

I mass media, in parte involontariamente ed in parte volutamente, sono divenuti agenti di rinforzo dello status quo, cosa che garantisce il mantenimento degli innumerevoli vantaggi per la classe egemone e detentrice dei media stessi. Questo è in parte dovuto ad un processo di routine e di autoregolamentazione del sistema mediatico, dunque oggettivo, ed in parte dovuto a influenze dirette da parte del mondo della pubblicità, delle grosse società e degli assetti proprietari dei media, dunque soggettivo. – dice Massimo Ragnedda –

È necessario prendere in considerazione le differenze fondamentali tra la propaganda in un regime dispotico e quella più complessa e quasi invisibile che invece caratterizza le società aperte e democratiche. Propaganda senza un direttore unico dietro le quinte, stile Goebbels, ma che rinforza con altrettanta, se non più, forza la situazione di potere preesistente nella società. Questa propaganda invisibile e silenziosa che ci fa apparire il mondo nel quale viviamo non solo come il migliore dei mondi, ma come l’unico dei mondi possibili, rischia di farci perdere ciò che di più importante abbiamo ereditato dall’illuminismo: l’esercizio critico della ragione. Esercizio che al pari di tutte le facoltà umane, se non allenato e quotidianamente usato, tende ad atrofizzarsi. Tale facoltà se non è maieuticamente aiutata a crescere non fa la propria comparsa nell’individuo, rimanendo solo in potenza.

Ecco, credo che il rischio che stiamo correndo è quello dell’apatia, dell’accettazione acritica di un modello di società sbagliato e della rassegnazione. Ed in questo, i mass media hanno una grossa responsabilità.” – dichiara Massimo Ragnedda –

Il punto di Massimo Ragnedda sulla Tav

In un articolo pubblicato su Tiscali.it, sostiene ci siano almeno 100 buoni motivi per non costruire la Tav. Perché, secondo lei, l’Italia non dovrebbe ottemperare alle direttive imposte dall’Europa?

La TAV è semplicemente una follia, uno scippo di risorse pubbliche che verranno convogliate verso poche grandi società e questo è emblematico dei nostri tempi. La concentrazione di ricchezza in sempre meno mani è un segno distintivo dei nostri tempi. Con gli stessi soldi si possono ristrutturare tutte le scuole pubbliche italiane, facendo così lavorare le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale del nostro paese, e mettendo in sicurezza i luoghi dove i bambini e i ragazzi si formano. Per non parlare del problema della salute visto che si vuole bucare una montagna amiantifera e con uranio. Infine non dimentichiamo che i benefici sono pressoché nulli: tra 15 o 20 anni quando l’opera sarà completata, si arriverà a Lione 20 minuti prima. Chiediamoci: ne vale davvero la pena?”

Prof. Massimo Ragnedda, lei insegna Sociologia dei processi culturali e comunicazione sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari. Crede che le università italiane possano reggere il confronto con quelle nordeuropee?

Direi proprio di no: in Italia non sempre viene premiato il merito e spesso è molto più importante chi conosci e che cosa conosci. L’Italia ha delle eccellenze, ma è anche uno dei paesi con il più alto numero di ricercatori in fuga. Una volta un vecchio professore mi disse: nel mondo universitario essere bravi non basta. Ho impiegato molto tempo a capire cosa significasse, nel concreto, questa frase ed ora mi è chiaro: se non hai uno sponsor forte alla spalle, se non hai chi ti protegge, non hai chance di fare carriera.

 Il merito è l’ultimo dei fattori che viene preso in considerazione. L’università italiana si regge grazie ad un esercito di volontari, sottopagati e umiliati docenti a contratto o assegnisti che tengono corsi, concedono tesi, fanno ricevimento studenti, e spesso fanno il lavoro degli ordinari, impegnati a recuperare risorse per bandire un concorso ad hoc per il proprio allievo. Ma non c’è posto per tutti: anzi recenti statistiche dimostrano come, dopo l’approvazione della Gelmini, l’85% dei precari dell’Università abbandonerà la carriera universitaria, senza nessun ammortizzatore sociale. La cosa più triste è che magari si è lavorato anni gratis aspettando un salto di qualità ed invece sei espulso dal sistema, senza garanzie e perlopiù ti ritrovi troppo vecchio per riciclarti nel mondo del lavoro. – dice Massimo Ragnedda –

Si figuri che io l’anno scorso per insegnare due distinte discipline, ovvero Sociologia dei processi culturali e Comunicazione Sociale, sono stato pagato 1,82 Euro (ovvero 91 centesimi a corso, al netto delle tasse). E come me, nella sola Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari, ben il 40% dei docenti nell’a.a. 2010/2011 è stato pagato un euro. Questo, oltre ad essere umiliante e lesivo della dignità per chi insegna e anche diseducativo per gli studenti e le studentesse: quale esempio diamo loro? Un professore che si umilia ad insegnare per 1 euro all’anno? Se neanche un docente universitario riesce ad avere un lavoro dignitoso, quale futuro si prospetta ai giovani?” – fa sapere Massimo Ragnedda –

Cosa ne pensa di Controcampus?

“Mi pare un ottimo periodico di informazione universitaria, con diverse sedi sparse in tutta la penisola capaci di raccogliere le storie, le voci  e i dati di tutte le Università italiane.”

Il Prof. Massimo Ragnedda è autore di cinque monografie: “Comunicazione e Propaganda”, “Eclissi o tramonto del pensiero critico”, “Il sacrificio”, “La Società Postpanottica. Controllo sociale e nuovi media” e “La Guerra Mediatica”. Giornalista pubblicista, collabora per diversi quotidiani e network, tra cui Tiscali.it – conclude Massimo Ragnedda –

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics). I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto