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26 aprile 2012

Ecco i piani di Profumo per università e scuola

Un patto a tre fra università, scuola e imprese: secondo il ministro Francesco Profumo, così facendo sarà possibile garantire nei prossimi anni lo sviluppo del nostro Paese. Un progetto ambizioso, quello del ministro, titolare di un dicastero, quello dell’Istruzione, tra i più dispendiosi (circa 53 miliardi di euro, il 90% dei quali servono a pagare il personale), ma che nelle ultime legislature è stato spesso fatto oggetto di tagli anche molto pesanti.

Le idee non sembrano però mancare al ministro, che le ha esposte ad “Affari e Finanza” di “Repubblica” nell’ambito dell’inchiesta sul funzionamento dei vari ministeri condotta dal supplemento economico del quotidiano romano: oltre a rivendicare i risultati positivi ottenuti finora, in particolare lo sblocco di 3,2 miliardi di euro di fondi (in buona parte europei, ma non solo) per la ricerca, di cui 2,7 già operativi, Profumo ha spiegato cosa intende fare per “mettere a regime” la macchina della scuola e dell’università italiane. In primo luogo, secondo il ministro è necessario che vengano indetti, tanto nella scuola quanto nell’università, una serie di concorsi, dato che da troppo tempo non se ne fanno più.

Non sarà un’impresa semplice: la situazione, soprattutto quella dell’università, è davvero intricata, in quanto sta entrando in vigore proprio in questo periodo la riforma voluta dal predecessore di Profumo, Mariastella Gelmini, e occorrono, secondo il ministro, alcuni provvedimenti immediati per farla camminare da subito. In tema di concorsi, il più urgente è quello per l’abilitazione sia di docenti ordinari che associati, che dovrebbe partire entro l’estate per poi ripetersi anche nel 2013 e nel 2014. I fondi per coprire le spese determinate dal passaggio di livello (da ricercatore ad associato, e da associato ad ordinario) sono già iscritti a bilancio: 78 milioni di euro per quest’anno, 90 per il prossimo e altri 90 per il 2013-14. Su tutto il resto, il ministro è più vago, ma appare chiaro che la sua idea è quella di non stravolgere la tanto contestata riforma Gelmini, ma anzi di applicarla mettendo l’accento su alcuni elementi come “il rafforzamento dell’autonomia degli atenei…e la creazione di un corpo docente selezionato su base nazionale” con criteri di ispirazione europea.

Anche nella scuola è necessario indire subito dei concorsi, dato che l’ultimo si è svolto nel 1999 e da allora le graduatorie si sono gonfiate a dismisura. Oltre a questo, Profumo prevede di attuare tutta una serie di interventi, in particolare relativi all’edilizia scolastica, utilizzando fondi sia di provenienza comunitaria sia recuperati attraverso la razionalizzazione delle spese del ministero. Sul ruolo delle imprese il ministro invece non dice molto: si può pensare che la sua idea sia quella di puntare su una collaborazione sempre più stretta tra atenei e aziende per facilitare l’ingresso dei neolaureati nel mondo del lavoro, ma allo stato attuale sono solo ipotesi.

Parole non prive di interesse, quelle del ministro: ma sarà possibile metterle in pratica, al di là delle buone intenzioni come quella di farla finita con i tagli alla scuola? I partiti per ora tacciono, mentre i sindacati, in particolare la Cgil, attendono le mosse di Profumo con prudenza e malcelato scetticismo, sostenendo che per ora le parole sono state assai superiori ai fatti. Vedremo se nel prossimo futuro questo rapporto sarà invertito.

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