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3 aprile 2012

“I mille. Scatti per una storia d’Italia”, mostra fotografica a Parma

“I mille. Scatti per una storia d’Italia” è un titolo volutamente allusivo: “I mille”, infatti, evoca Garibaldi e la sua impresa, che hanno unito il Sud al Centro e al Nord della penisola. La mostra propone dunque mille immagini, tutte tratte dagli archivi del CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma e tutte riprodotte nelle 400 pagine del catalogo critico.

La mostra è suddivisa in cinque raggruppamenti tematici: Paesaggio, Lavoro, Rituali, Ritratto, Storie. Sarebbe stato facile proporre una storia di battaglie, di protagonisti, di confronti politici e ideologici, e anche questo, naturalmente, c’è in questa mostra, ma si è lavorato attorno a un’altra idea, quella di una vicenda fatta di modifiche del paesaggio e di trasformazioni urbane, modi di vivere che cambiano e rapporti che si trasformano. Dunque si è lavorato per una storia diversa, per una sorta di antropologia della moderna Italia che comincia, cronologicamente, col 1861, anno di cui si presentano le fotografie dei senatori del regno: le immagini di coloro che si riuniscono a Torino, nella prima capitale. Sono carte de visite, o cabinet, certo di quell’anno o di poco precedenti, di molti fra i più importanti atelier fotografici del paese, da Palermo a Milano, da Napoli a Bologna, da Firenze a Torino, e sono fotografi italiani, certo, ma anche francesi, austriaci, inglesi, tedeschi.

L’Italia dei diversi principati, dei ducati e delle legazioni, l’Italia della Lombardia appena ceduta dall’Austria, delle Legazioni e del Regno di Napoli, dei ducati e principati si ritrova diversa anche in fotografia. Altri ritratti sono quelli dei fotografi che negli anni Cinquanta si spingono nel nostro Sud per documentare i tanti volti delle tante differenti Italie; impresa continuata, da altri e con differenti intenzioni, negli anni Settanta, dagli autori che inventano una nuova antropologia del contemporaneo. Ma ritratto è anche quello del negativo, la fotografia di impegno sociale che porta Carla Cerati, Gianni Berengo Gardin e Luciano D’Alessandro all’interno degli Ospedali Psichiatrici per dare visibilità agli esclusi.

Anche il racconto della sezione Paesaggio inizia con la fotografia dell’Ottocento, con una serie importante di immagini degli anni dai ’60-’70 alla fine del secolo, che propongono una nuova dimensione della veduta, quella che di fatto fissa la prima immagine della unità del paese e il valore simbolico dei suoi monumenti sparsi nelle cento città; questa immagine viene realizzata dagli Alinari, Anderson, Brogi e pochi altri studi fotografici e viene proposta in mostra con pezzi significativi che documentano anche il passaggio dei modelli della pittura e della grafica in fotografia. Il percorso prosegue con il nuovo paesaggio, di sapore Bauhaus, degli anni Trenta, diffuso dalle pubblicazioni del Touring Club ad opera di Bruno Stefani, quello tra realismo e astrazione di Nino Migliori, e quello del realismo e dell’impegno sociale di molti protagonisti. Vengono poi altri linguaggi, l’indagine mediata anche dalla poesia sulle figure degli anziani e il dialogo con Burri di Mario Giacomelli.

Una profonda trasformazione nei modi di guardare il paesaggio si ha con Viaggio in Italia, la mostra curata da Luigi Ghirri nel 1984, che coinvolge una decina di fotografi ed è fondamentale per un’intera generazione di autori. Nasce una nuova poetica dello sguardo sul paesaggio che muove dal dialogo con alcuni protagonisti della fotografia statunitense di Walker Evans, Dorothea Lange e, sopra tutto, di Robert Frank e Lee Friedlander. La nuova fotografia scopre una visione diversa, un paese rimodellato dai media, dove si intrecciano “realtà” diverse, quelle delle pubblicità, dei manifesti, del design, delle TV, insomma il sistema della comunicazione. Per scoprire questo nuovo paesaggio, che è una nuova analisi antropologica del territorio, operano Luigi Ghirri e un gruppo di fotografi con lui, fra i quali Olivo Barbieri, Vincenzo Castella, Mimmo Jodice, Mario Cresci, Cuchi White, Giovanni Chiaramonte e altri con loro. Cambia l’immagine del paese, si scoprono spazi e durate che lo sviluppo industriale aveva cancellato: l’abbandono delle campagne, la fine del mondo contadino, l’ossessione delle periferie.

La sezione Lavoro comprende le fotografie ottocentesche del modenese Studio Orlandini e ritroviamo Bruno Stefani e poi lo Studio Villani e anche immagini di Federico Patellani. E ancora le ricerche sul mondo contadino dell’americana Cuchi White e quelle di Mario Giacomelli. Infine negli anni Settanta, gli anni della centralità del lavoro, si fa strada un nuovo modo di raccontare la fabbrica e l’operaio, come documentano le fotografie di Uliano Lucas.

La sezione Rituali propone un viaggio fra i comportamenti della contemporaneità, quelli della politica, nelle immagini Publifoto, della contestazione giovanile, momento creativo di una diversa pratica rituale, fotografata da autori indipendenti impegnati nella costruzione di una diversa rappresentazione degli eventi; sono i fotografi della “scuola romana”: Nicola Sansone e i free lance. La fotografia è importane anche per le scienze etno-antropologiche, come bene documenta la serie Il Gioco della falce, una sequenza che Franco Pinna scatta al seguito di Ernesto De Martino. In mostra sono documentate anche le ricerche antropologiche condotte negli anni Settanta da fotografi molto diversi, da Mimmo Jodice a Marialba Russo, da Mario Cresci a Lello Mazzacane.

L’ultima sezione, dedicata alle Storie, propone le immagini di Luca Comerio della repressione nel 1898 delle rivolte popolari chiuse con gli eccidi del generale Bava Beccaris. Viene la fine del secolo, vengono le trasformazioni del costume, del ritratto, dei modi di vivere, poi la prima guerra mondiale e il fascismo. Le immagini del ventennio sono molte volte quelle degli archivi Publifoto Roma, per intero conservato allo CSAC, e Publifoto Milano, conservato in parte nelle raccolte universitarie; a queste si aggiungono le immagini di decine di altri archivi di Roma o Milano o Bologna o Modena o Parma utilizzate per disegnare altre vicende, quelle della dittatura e della sua fine, e ancora il dopoguerra con la rivoluzione del linguaggio fotografico, la diffusione del realismo anche in fotografia e l’inizio di una consapevolezza civile che porta molti fotografi a prendere coscienza di una società in profonda trasformazione.

La mostra è quindi divisa, per ragioni narrative, in cinque sezioni, che al loro interno presentano le fotografie in ordine tendenzialmente cronologico. Sono cinque grandi capitoli che illustrano le nuove idee, i nuovi modi di comporre, costruire, simboleggiare attraverso l’immagine: Paesaggio, Lavoro, Rituali, Ritratto, Storie. Paesaggio e Ritratto muovono dalla tradizione dell’arte e dal dialogo iniziale fra pittura e fotografia, gli altri propongono i nuovi modelli del racconto di un paese che cambia.

LUOGO: Parma, Palazzo del Governatore, piazza Garibaldi

DATE: dal 14 aprile al 10 giugno 2012

ORARI: dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18,30) – chiuso lunedì e 1° maggio

APERTURE STRAORDINARIE: 5-6-7 maggio e 2 giugno, dalle 10 alle 23 (ultimo ingresso alle 22,30)

 

INGRESSO LIBERO

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