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21 aprile 2012

Il giornalista Pino Maniàci: parole contro la mafia all’UNIfestival

La splendida cornice dell’aula Mortati dell’Università degli studi di Macerata ha accolto, il 19 aprile, l’incontro degli studenti dell’UNIfestival con Pino Maniaci. In qualità di direttore di Telejato, a Partinico in Sicilia, questo coraggioso giornalista da oramai tredici anni conduce la sua strenua lotta contro cosa nostrae le mafie in genere.

Pino Maniaci arriva in ritardo a causa dell’aereo ma non appena entra nell’aula l’atmosfera cambia, si colora, si scalda. Pino Maniaci è uno tsunami di vitalità, un uomo energico, appassionato e innamorato. Talmente appassionato che molti degli intervenuti non si accorgono che il tempo passa e si fanno inesorabilmente le quattro di pomeriggio. Nessuno ha mangiato ma lo stomaco e il cuore sono pieni delle parole di quest’uomo che mette ogni giorno in gioco la sua vita per la sua Sicilia e la sua Italia.

Telejato. C’è un attore, Mario Perrotta, che ha trovato un significato nascosto nel nome un po’ bislacco di questa televisione comunitaria. La parola mafia, fatta la divisione in sillabe, trova nella seconda il dittongo -ia, nella parola eroe invece le sillabe sono tre, perché le vocali -oe fanno iato. Ecco cosa è Telejato: la televisione di chi è eroe nel suo essere quotidianamente e normalmente un bravo cittadino che ama la sua terra.

L’amore è evidentemente il motore che muove Pino Maniaci. L’amore per la sua terra sicula che ci tiene continuamente a sottolineare essere bellissima, è su questa parola che l’incedere veloce della sua voce rallenta e sottolinea, con la calma, questo aggettivo, come un giovane innamorato parla della donna amata. I suoi punti di riferimento sono i martiri per mafia come il giornalista Giancarlo Siani che a suo tempo aveva detto che ci sono giornalisti giornalisti e i giornalisti impiegati, ma per Pino Maniaci c’è bisogno ancora di più, c’è bisogno di “giornalisti missionari che amino questa terra e la vogliano libera.

Perché Pino Maniaci non ci sta al fatto che un misero gruppo di cinquemila mafiosi schedati rendano l’intera Sicilia mafiosa. Non è giusto che la meravigliosa terra siciliana si ritrovi marchiata con il disprezzo di cui solo i mafiosi sono, invece, degni. Pino Maniaci non ci sta alla violenza che non solo lui ha dovuto e deve subire, continue sono le minacce a lui e alla sua famiglia ma anche le intimidazioni agli uomini che lo tutelano, è di pochi giorni fa la notizia che un poliziotto che lo protegge ha trovato la sua macchina incendiata perché ha intimato di allontanarsi a un’auto che seguiva troppo da vicino il giornalista. Ma, come dice Pino, nonostante tutti gli sforzi che si possono fare, “fin quando non si taglia quel cordone ombelicale che collega la mafia con la politica” la riabilitazione della Sicilia, e dell’Italia tutta, non avverrà mai.

Per Pino Maniaci lo Stato di oggi è oramai, purtroppo, Mafia. Perché non c’è destra né sinistra che tenga. Lo stesso giornalista è stato invitato da numerosi partiti a candidarsi nelle loro file ma lui, fiero, sostiene che “la politica sporca tutto, io faccio bene il mio lavoro e voglio continuare a farlo” perché “il giornalismo in Italia è tutto politicizzato” se per un Emilio Fede c’è poi un Michele Santoro che permette al figlio del boss Bernardo Provenzano di andare in onda e comunicare le sue idee malate, non ci sono abbastanza giornalisti missionari.

Ma questo amore che fa rallentare la corsa nel discorso di Pino Maniaci al nome Sicilia, gli toglie del tutto le parole di bocca e gli fa salire le lacrime agli occhi quando si tratta di sua figlia, Letizia Maniaci, ora proprietaria di Telejato e cameraman di punta di questa televisione di tre stanze, come ci tiene a sottolineare il direttore. Mai chiudere gli occhi è il libro che parla dell’esperienza di Letizia che a soli sedici anni ha iniziato a collaborare con il padre Pino a Telejato, un lavoro che nel 2005 l’ha portata a vincere il premio Maria Grazia Cutuli come inviata di guerra in Sicilia.

Ed è proprio vedendo l’impegno di sua figlia e la differenza con molti giovani di oggi che a Pino Maniaci sale la rabbia in corpo e mostra tutta la sua passione: “voi giovani non siete il futuro, siete il presente, ma non vedo il dissenso. Il problema siete proprio voi giovani che guardate la televisione, dobbiamo spegnere la televisione e accendere il cervello. Oggi la televisione fa solo business. Non ci sono più le piazze per colpa della telecrazia dei programmi demenziali.

La rabbia di Pino Maniaci verso la televisione commerciale è grande e ha radici profonde: proprio oggi Telejato combatte la sua ultima battaglia per rimanere accesa, perché il passaggio al digitale terrestre non ha tenuto in considerazione le oltre 250 televisioni comunitarie che rischiano la chiusura perché non si è trovato, o non si è voluto trovare, un modo per permettere loro il trasferimento. Così una televisione antimafia rischia la chiusura mentre c’è chi fa tanta bagarre per un beauty contest che regala frequenze a chi ne ha già e che non prende in considerazione chi offre un servizio come Telejato.

Perché cosa succede se Telejato chiude? “Chiudere Telejato significa farci ammazzare, perché la mafia non dimentica. Nei venticinque comuni dove arriva Telejato l’80% dei commercianti non paga più il pizzo. Il cittadino fa le denunce a Telejato perchè non si fida della polizia e grazie a queste denunce abbiamo permesso 150 arresti. Sono i riflettori accesi a far sì che i carabinieri ci seguano, se gli altri ci lasciano soli ci fanno diventare bersagli.

Pino Maniaci, nel suo turbinio di parole, non ha risparmiato nessuno. Nemmeno le Marche che ieri lo ospitavano e ha chiesto: “perché chiamate me a parlare di Mafia? Noi in Sicilia abbiamo cosa nostra voi, invece, le avete tutte: cosa nostra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la camorra e persino la mafia russa, cinese e dell’europa dell’est. Voi siete la lavanderia.” Per Pino Maniaci le Marche sono in una situazione peggiore della Sicilia perché se giù l’epoca delle stragi e degli attentati ha fatto sì che si creassero gli anticorpi, nelle Marche l’assenza di un’evidenza determina l’assenza di una capacità di reazione. Ma forse l’invito dei giovani studenti del gruppo universitario Big Bang aveva proprio questo intento: proporre un invito alla creazione di nuovi anticorpi, così che anche le Marche possano finalmente iniziare la loro lotta alla mafia alla luce del sole.

 

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